Dopo un lungo e complesso processo di verifica, l’Istituto Nazionale di Medicina Legale, in coordinamento con la Polizia israeliana e il Rabbinato Militare, ha concluso l’identificazione del corpo del Sergente Maggiore Ran Ga’uli, consentendone il rientro in Israele per la sepoltura. A darne comunicazione ufficiale alla famiglia sono stati i rappresentanti delle Forze di Difesa israeliane, al termine delle procedure previste nei casi di caduti e ostaggi. Secondo le informazioni disponibili, Ran Ga’uli, combattente dello Yamam, il reparto speciale antiterrorismo della polizia israeliana, aveva 24 anni al momento della morte. Il sergente maggiore è stato ucciso in combattimento la mattina del 7 ottobre 2023, nelle prime ore dell’attacco che ha segnato l’inizio della più grave escalation militare degli ultimi anni. Il suo corpo, dopo la morte, era stato portato nella Striscia di Gaza. L’identificazione è stata resa possibile grazie al lavoro congiunto delle autorità forensi e militari, un iter che negli ultimi mesi ha accompagnato il difficile compito di accertare il destino degli ostaggi e dei caduti dispersi durante e dopo gli scontri. Una volta completata la procedura, il corpo di Ran Ga’uli è stato restituito alla famiglia, ponendo fine a un’attesa durata 848 giorni. In una nota ufficiale, le Forze di Difesa Israeliane hanno espresso le proprie condoglianze ai familiari del sergente maggiore, ribadendo l’impegno ad accompagnare le famiglie delle vittime e coloro che sono rientrati dalla prigionia. L’esercito ha sottolineato che le operazioni proseguiranno con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza dei cittadini israeliani e prevenire nuove minacce.Con il rientro del corpo di Ran Ga’uli, le autorità israeliane hanno inoltre comunicato che tutti gli ostaggi detenuti nella Striscia di Gaza sono stati restituiti. Una dichiarazione che chiude formalmente una fase drammatica, ma che non cancella il peso umano e politico del conflitto, né le ferite ancora aperte nella società israeliana.
La minaccia in Europa e l’arresto a Berlino
Sul fronte europeo, intanto, le autorità continuano a monitorare con attenzione le reti legate a Hamas. La polizia federale tedesca ha arrestato un uomo di origine libanese all’Aeroporto di Berlino Brandeburgo, appena atterrato con un volo proveniente da Beirut. Secondo i pubblici ministeri, il caso è collegato ai tentativi di Hamas di accumulare armi destinate a potenziali attacchi contro obiettivi ebraici e israeliani in Germania e in altri Paesi europei. Il sospettato, identificato dalle autorità tedesche come Mohammad S., è accusato di appartenere a Hamas e di operare all’interno di una rete incaricata di procurarsi armi da fuoco e munizioni sul suolo europeo. In base a quanto riferito dal procuratore federale tedesco (GBA), Mohammad S. avrebbe ottenuto circa 300 munizioni in coordinamento con un altro sospettato perseguito separatamente, Abed Al G. L’approvvigionamento, secondo gli inquirenti, era finalizzato alla preparazione di «attacchi omicidi» contro istituzioni israeliane o ebraiche, in Germania e altrove in Europa. L’arresto si inserisce in una più ampia indagine antiterrorismo sulle reti di acquisizione di armi riconducibili a Hamas, un fronte considerato particolarmente sensibile in un contesto in cui le comunità ebraiche europee restano sottoposte a forti misure di sicurezza e le sedi diplomatiche israeliane richiedono una protezione rafforzata. I media tedeschi riferiscono che il sospettato era già ricercato dalle autorità federali ed è stato fermato immediatamente dopo l’ingresso nel Paese. I pubblici ministeri hanno inoltre confermato che Mohammad S. è stato condotto davanti a un giudice istruttore della Corte Federale di Giustizia tedesca, chiamato a decidere sulla custodia cautelare. Un passaggio giudiziario rilevante, che in genere indica la presenza di elementi ritenuti sufficienti per trattenere l’indagato mentre gli investigatori ricostruiscono l’intera rete, le comunicazioni, i flussi finanziari e l’eventuale disponibilità di armi o nascondigli. Il caso è direttamente collegato a una precedente ondata di arresti riconducibili allo stesso presunto canale di approvvigionamento di Hamas. In una precedente operazione a Berlino, le autorità tedesche avevano già fermato diversi sospettati accusati di aver reperito armi e munizioni per l’organizzazione, con sequestri che includevano un fucile tipo AK-47, pistole e ingenti quantitativi di munizioni. Hamas aveva allora negato pubblicamente ogni legame con quei soggetti, ma i procuratori tedeschi hanno continuato a costruire un fascicolo più ampio, estendendo l’indagine oltre i confini nazionali. In questo quadro, il ritorno in Israele del corpo di Ran Ga’uli e le operazioni antiterrorismo in Europa evidenziano come il conflitto e le sue ramificazioni continuino a produrre effetti ben oltre il teatro mediorientale, intrecciando dimensione militare, sicurezza interna e cooperazione giudiziaria internazionale.
