Apparteneva al 48° Fighter Wing dell’Usaf lo F-15E Strike Eagle abbattuto il 3 aprile scorso in Iran, mentre operava nel cielo della provincia di Isfahan. L’equipaggio si lancia, entrambi gli ufficiali si salvano ma dei due, l’operatore ai sistemi d’armamento (Wso) atterra con il paracadute nel territorio nemico e lì si nasconde. Si scatena una caccia doppia: degli iraniani per trovarlo, degli americani per salvarlo. E quest’ultima è stata l’operazione di ricerca e soccorso armata più complicata degli ultimi 45 anni.
Mentre il pilota viene recuperato neppure sette ore dopo l’abbattimento, mentre era giorno, seppure inviando squadre a bordo di elicotteri che devono sparare per proteggersi e prendere il loro commilitone, del Wso non c’è traccia e nessuno sa dove si trovi. Ma un ufficiale dell’Usaf catturato dal nemico in questa fase del conflitto avrebbe rappresentato un grande motivo negoziale sul piano politico, oltre a segnare un punto pesante a favore di Teheran, che avrebbe finalmente dimostrato al mondo che le sue difese sono efficaci e il risultato della guerra tutt’altro che scontato.
Su tutto c’è il principio della dottrina «No man left behind», nessun uomo viene lasciato indietro, che ha un effetto di coesione incalcolabile tra popolazione statunitense e forze armate, oltre che il salvataggio del Wso, un tutt’uno con la volontà futura di mandare altri aviatori sopra l’Iran. E siccome il mondo oggi è connesso al punto che mezz’ora dopo l’incidente, già erano state pubblicate le foto del ritrovamento del seggiolino eiettabile, quell’ufficiale doveva essere recuperato senza se e senza ma.
Come si sono mossi gli aviatori
La missione dello F15 era di attacco su obiettivi in pieno territorio nemico per la soppressione delle difese aeree, avveniva di notte, non lontano dai siti nucleari iraniani colpiti nelle operazioni di sei mesi fa, anche se non è – ovviamente – stato dichiarato quale fosse lo scopo reale del volo. Dopo essere stati colpiti, i due si eiettano e il Wso atterra, ferito, in un territorio montagnoso, ma è ancora buio. Hanno con loro una pistola, una radio criptata e un trasmettitore d’emergenza, oltre che una piccola riserva di cibo. La radio è criptata ma a batterie, l’energia è limitata; il segnale del trasmettitore di emergenza anche, e in più è ascoltabile da chiunque, e anche localizzabile dai nemici.
Ma i due aviatori sono stati addestrati superando il corso di sopravvivenza, evasione e resistenza, sanno valutare il proprio stato, anche la gravità delle ferite e le conseguenze immediate; sanno come proteggersi sfruttando il territorio circostante e da quale parte allontanarsi dalla posizione di atterraggio, che sarà il primo posto dove li cercheranno. Hanno con loro anche un messaggio scritto nella lingua locale, per cercare aiuto nella popolazione, essere aiutati e promettere loro una ricompensa.
Caccia all’uomo in Iran
Le montagne sono un posto ostile, ma permettono di migliorare le comunicazioni radio, sempre che si sia in grado di arrivare in posizione elevata e aperta. E così fa il nostro Wso, che arriva dove può comunicare, e quindi trova un rifugio ben nascosto. Intanto gli iraniani organizzano la caccia, trasmettono appelli alla popolazione per consegnare il nemico alle autorità, offrendo una taglia che vale anni di paga.
Passano le ore, e mezza giornata dopo l’evento il Wso riesce a trasmettere un segnale radio che possa essere ritenuto valido, mentre il Comando delle Forze americane non emette alcun comunicato per non fornire dettagli al nemico. Ora i militari Usa sanno che è vivo, possono approssimare dove si trova ma non possono sapere se è davvero lui a trasmettere, oppure se è una trappola ben nota, quella di attirare squadre di soldati e tendere un’imboscata. Serve tempo e bisogna applicare la procedura di validazione, ovvero una serie di domande e risposte concordate preventivamente, conosciute soltanto dall’aviatore e dalla sua linea di comando. Soltanto dopo viene deciso che si può recuperare l’ufficiale.
Anche se ci sarà da combattere, perché si tratta di arrivare nel territorio nemico, farsi largo, mettere in sicurezza l’area del recupero e prelevare il Wso ferito. Non a caso lo fanno i reparti Combat Search and Rescue (Csar) composti da elicotteri HH-60W come dai piccoli e maneggevoli MH-6, velivoli HC-130J, aerei caccia per la protezione in quota dei primi e quelli per attacco al suolo per fare piazza pulita di eventuali minacce provenienti dal territorio. Infine, ci sono le forze speciali che, paracadutate o trasportate, arrivano via terra, che normalmente sono i Navy Seal.
La complessa operazione di salvataggio
Mentre questi si preparano, l’Intelligence Usa diffonde false notizie, in modo da far credere che il Wso sia già stato trovato, ma per esempio che le forze di soccorso stiano procedendo in una certa direzione. Lo scopo è certamente la disinformazione, in modo che le forze Irgc non sappiano se cercare una colonna di automezzi oppure un uomo solo nascosto, e sono così costrette a dividersi.
Intanto la radio del Wso, chiamata «CSEL» e costruita da Boeing, viene usata nella funzione «Status», ovvero l’uomo non parla nel microfono, ma agisce su tasti in totale silenzio inviando posizione, condizioni e brevi messaggi come «ferito», oppure «nemici nelle vicinanze». Non trasmette su un’unica frequenza, ma salta da un canale all’altro rapidamente e in modo automatico (si chiama proprio frequency hopping), in modo che nessun ricevitore nemico possa comprendere il segnale. Fino a quando il fuggitivo non vede, sente o riconosce forze amiche nelle vicinanze, e da quel momento la trasmissione diviene tale da poter essere costantemente agganciata da chi lo cerca per salvarlo. Sopra a tutti, ci sono i droni MQ-9 che vedono precocemente se ci sono truppe nemiche in arrivo, localizzano le strade da interrompere con bombardamenti, coordinano gli aeroplani per guerra elettronica che disturbano le radio comunicazioni locali.
Un recupero da film d’azione
Da qui le notizie diffuse dalla stampa Usa sono più precise: secondo il Wall Street Journal, tra sabato e Pasqua due C-130 sono atterrati su una pista di fortuna, semi-preparata dentro il territorio iraniano; i piccoli elicotteri trasportano i Seal vicino al rifugio del Wso, dove però trovano anche forze Irgc e le affrontano in una battaglia. Le neutralizzano, il Wso è recuperato e portato in elicottero fino al C-130 che lo attende, quindi al sicuro e dopo poche ore trasferito in un ospedale militare in Kuwait e poi pare in Germania.
Ma uno dei velivoli è danneggiato e le forze Csar rischiano di rimanere bloccate in territorio nemico. Servono altri mezzi, intanto però serve distruggere del tutto i C-130 e gli elicotteri danneggiati per non lasciare agli iraniani il loro prezioso contenuto, apparati di navigazione e comunicazione che potrebbero essere sfruttati in futuro. Non sappiamo se le foto diffuse dagli iraniani siano quelle giuste, ma se lo fossero, dalle immagini paiono proprio quelle di un C-130J fatto esplodere da cariche interne e non colpito da armi iraniane. Poco dopo il presidente Trump scrive sul social Truth: «Ce l’abbiamo». C’è da scommettere che, come dal fatto accaduto al pilota abbattuto in Bosnia, Scott O’Grady, dal quale Hollywood ha tratto il film «Behind Enemy Lines», anche la storia di questo ufficiale un giorno finirà sul grande schermo.
