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Nucleare, tutti i motivi per cui l’Italia ne avrebbe bisogno

Nucleare, tutti i motivi per cui l’Italia ne avrebbe bisogno
Jacopo Buongiorno, docente al Mit di Boston ed esperto di nucleare

Jacopo Buongiorno spiega il futuro del nucleare in Italia tra Smr, costi, tempi di costruzione e sicurezza

Jacopo Buongiorno, italiano, è uno dei maggiori esperti a livello internazionale di energia nucleare. Il suo curriculum è lungo 253 parole: basti ricordare che è professore di Ingegneria nucleare al Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston, direttore scientifico e tecnologico del Mit Nuclear Reactor Laboratory, nonché membro della National Academy of Engineering degli Stati Uniti. Ha pubblicato oltre 110 articoli su riviste scientifiche nei settori della sicurezza e progettazione dei reattori e per la sua attività di ricerca ha ricevuto numerosi riconoscimenti. A Buongiorno abbiamo posto alcune domande riguardo alla decisione del Parlamento italiano di riaprire il capitolo dell’energia nucleare.

Quale tipo di centrali potrebbero essere realizzate, con quale tecnologia?

Potrebbero essere sia di grande taglia, tecnologia matura e disponible ora, che di media o piccola taglia, dai 100 ai 400 megawatt di potenza, con tecnologie che sono in fase di dimostrazione (non più ricerca e sviluppo) in Nord America, Cina e Russia.

Che cosa sono gli Small nuclear reactor e perché se ne parla adesso?

Essenzialmente si tratta di impianti di dimensioni fisiche più limitate rispetto alle centrali classiche, che dovrebbero essere più semplici da costruire e costare meno. Sono impianti modulari che vengono realizzati in fabbrica e poi montati sul sito. Però attenzione: costare meno in termini assoluti, non necessariamente per unità di energia prodotta.

L’Italia è interessata proprio agli Smr, ma per ora le applicazioni sono poche e alcuni sostengono che lo sforzo non valga la candela, cioè costino ancora troppo rispetto alla produzione che possono offrire. Che cosa ne pensa?

Il valore degli Smr è di ridurre le dimensioni dell’investimento iniziale e quindi ridurre il rischio finanziario del progetto. Però una volta costruito, un impianto di media e bassa taglia produce elettricità (o calore) a costi più elevati rispetto ad uno di grossa taglia, per via dell’economia di scala. Quindi la scelta di un approccio o l’altro necessita un compromesso. Poi ci sono anche utenti per cui un impianto di grossa taglia non ha alcun senso, nel qual caso la scelta degli Smr è obbligata.

Secondo lei l’Italia ha le competenze per costruire centrali nucleari?

Le catene di fornitura per gli impianti nucleari sono sostanzialmente internazionali, nessun Paese, forse ad eccezione della Cina ed in parte la Russia, possono costruire un impianto nucleare di grandi dimensioni in modo completamente autonomo. L’Italia, considerando che non ha centrali nazionali da oltre 30 anni, ha mantenuto un’infrastruttura nucleare di eccezionale valore, sia in termini di sistema educativo, con centinaia di ingegneri nucleari laureati ogni anno, sia in termini industriali, con una miriade di aziende che fanno parte della catena di fornitura per la costruzione e la manutenzione di impianti nucleari in Europa ed in Nord America. Quindi la risposta breve è: no, l’Italia da sola non sarebbe in grado di costruire una centrale nucleare, ma non si parte da zero.

Per smontare gli entusiasmi verso l’energia nucleare come strumento per ridurre le emissioni di Co2 si sostiene che i tempi per la costruzione delle nuove centrali sarebbero troppo lunghi: è proprio così?

La media dei tempi di costruzione per un nuovo impianto in Asia (Cina, Corea del Sud, Medio Oriente, India, Russia) è di circa 5 anni, a volte meno. In Usa ed Europa i tempi sono più lunghi per via di inefficienze nella catena di fornitura e nella gestione del cantiere di costruzione. Per un Paese come l’Italia si parla come minimo di una decina d’anni prima di avere nuove centrali in funzione. Ma questa scala temporale non rende il nucleare inutile! Abbiamo bisogno di una decarbonizzazione profonda di tutti i settori dell’economia entro il 2050, e le centrali nucleari una volta in funzione, producono energia con affidabilità e costi stabili per 60-80 anni.

A parte gli Smr, quale sarebbe la generazione di centrali che si può costruire adesso? E che differenza c’è rispetto a quella del passato?

Ci sono reattori di grandi dimensioni (dai 1000 MW in su) che sono evoluzioni delle centrali classiche. è una tecnologia ben conosciuta ed affidabile, con ottimi profili di sicurezza. La stragrande maggioranza delle centrali in costruzione nel mondo al momento sono di questo tipo.

Un altro argomento è quello dei costi. Le centrali nucleari sono davvero troppo costose?

Sono molto costose. Ma il valore del kilowattora nucleare (pulito e stabile nel tempo) è superiore al valore del kilowattora delle rinnovabili (pulite ma intermittenti). I costi vanno inquadrati in un sistema integrato, non in isolamento. Ci sono poi mercati, per esempio il calore fornito direttamente ad impianti industriali, in cui il nucleare è assolutamente competitivo. Ricordiamoci che un reattore nucleare è anche una sorgente di calore.

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