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La politica energetica più stupida del mondo

La politica energetica più stupida del mondo

Dalla Germania a New York, la follia green sta portando a scelte energetiche a dir poco dannose

Così alcuni anni fa il Wall Street Journal (World’s Dumbest Energy Policy – WSJ) definiva la decisione della Germania di abbandonare la produzione di energia a carbone entro il 2038 perché Frau Merkel, impegnata a chiudere anche le centrali nucleari tedesche, minacciava di lasciare le famiglie tedesche, già gravate dai prezzi dell’energia più alti d’Europa per gli innumerevoli miliardi di euro sperperati in energie rinnovabili, senza l’unica fonte affidabile di elettricità rimasta in Germania.

Come abbiamo visto le cose sono andate diversamente per il carbone (Quest’anno la befana porterà a Greta Thunberg del carbone – Panorama) mentre è diventata realtà la chiusura delle ultime tre centrali nucleari rimaste, per quanto molti esperti – ed anche alcuni ambientalisti – sostenessero che la Germania stava eliminando una fonte di energia sicura e priva di carbonio a favore di alternative ambientalmente più dannose come il carbone.

Quello che non emergeva con chiarezza dall’articolo però, era che, quanto a politiche energetiche stupide, anche gli Stati Uniti, e più precisamente lo stato di New York, non erano secondi a nessuno. Anzi, ben prima della Germania, il 30 aprile del 2021, l’ultimo reattore della centrale nucleare di Indian Point a New York è stato arrestato. Ad intestarsene il merito fu l’allora governatore di New York, Andrew Cuomo, in nome della sicurezza dei cittadini della Grande Mela, poiché Indian Point, situato a 50 miglia da New York City, non sarebbe stato in grado di resistere ai terremoti.

Naturalmente gran parte del movimento ambientalista ha sostenuto Cuomo ipotizzando rischi connessi agli isotopi radioattivi emessi dalla centrale, aggravati dalle tracce di stronzio trovato nei pesci, uccisi ogni anno, a milioni, dal sistema di raffreddamento della centrale. Le indagini effettuate negli anni successivi hanno dimostrato l’infondatezza di tutte le accuse.

Il rapporto ambientale del 2021 (Annual Radiological Environmental Operating Report (nrc.gov)), redatto da Holtec per Indian Point Energy Center (IPEC) mostra che lo stronzio-90 “non è stato rilevato” in nessun pesce campionato. Certo molti pesci sono stati risucchiati nel sistema di aspirazione dell’acqua o uccisi dall’inquinamento termico ma non nelle entità descritte dagli ambientalisti che pure sembrano non scandalizzarsi altrettanto per gli uccelli uccisi, a migliaia, dalle turbine eoliche..

Il medesimo rapporto spiegava che lo standard NRC (U.S. Nuclear Regulatory Commission), che disciplinava le radiazioni di Indian Point, garantiva come non siano mai state pericolose. Proprio come le centinaia di scarichi radiologici detenuti da ospedali, siti industriali e impianti municipali per le acque reflue che a loro volta scaricano effluenti radioattivi nei corpi idrici esattamente come la centrale.

Oggi, invece, a due anni dalla chiusura, ci sono evidenze che dimostrano come la chiusura di Indian Point sia stata un grave errore. A differenza di quanto promesso da legislatori e gruppi anti-nucleari, e com’era facilmente prevedibile, le emissioni di carbonio della rete elettrica di New York sono aumentate del 29%. I numeri smentiscono le tesi “ambientaliste”: il nucleare, nel mix energetico complessivo, è sceso dal 40,2% del 2019 all’8,7% del 2021. Di pari passo il gas naturale è aumentato dal 58,3% de 2019 al 90,1% del 2021. Di fatto si è riscontrata una riduzione del 31,5% della generazione nucleare, interamente compensata dall’aumento del 31,8% di quella prodotta con gas naturale.

La politica energetica più stupida del mondo

Anche i “nuovi posti di lavoro ben pagati” promessi con l’introduzione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica non si sono visti. In compenso si sono persi i mille impieghi diretti di Indian Point a conferma che le centrali nucleari forniscono più posti di lavoro per unità di energia generata rispetto a qualsiasi altra fonte di energia e pagano salari superiori rispetto alla media locale.

Tuttavia l’esempio di New York non è servito a Berlino che ha proseguito imperterrita (c’era da dubitarlo?) per la sua strada per quanto la decisione potesse essere in contrasto con l’impegno del governo dei Verdi di ridurre le emissioni di carbonio. Le contraddizioni di questa scelta, oltre che ambientali, sono soprattutto di ordine pratico vista la situazione europea alle prese con i prezzi dell’energia causati dalla guerra della Russia in Ucraina.

Ulteriore contraddizione l’ha evidenziata il professor Thess, dell’Università di Stoccarda, che ritiene che esista una chiara correlazione tra la chiusura delle centrali nucleari e le improvvise importazioni di elettricità tedesche. Durante i primi tre mesi del 2023, la Germania ha esportato quasi 9,4 terawattora (TWh), ma nelle tre settimane successive alla chiusura delle centrali nucleari le importazioni di elettricità tedesche sono salite a più di un terawattora. Questa quantità corrisponde a circa il 4% della domanda di elettricità tedesca nelle ultime settimane ed è circa la stessa percentuale che l’energia nucleare aveva precedentemente soddisfatto.

Ma il vero problema è che questo smentisce l’affermazione dei Verdi “da oggi, niente più energia nucleare in Germania“. Già, perchè la Germania importa energia nucleare dall’estero e dovrà continuare a farlo per garantire l’approvvigionamento energetico. Solo l’entità è difficile da determinare, perché l’Agenzia federale delle reti, Bundesnetzagentur, conosce i paesi da cui importa elettricità, ma non il dettaglio delle fonti da cui viene generata.

Ma la vera sfida, potenzialmente esistenziale, per il governo dei Verdi, è quella di garantire all’industria ad alta intensità energetica tedesca, a partire da quella siderurgica di Thyssenkrupp o Salzgitter, energia a costi tali da consentirgli di rimanere competitivi nel mercato internazionale, pena la delocalizzazione. E così, mentre con l’avvio della centrale nucleare Olkiluoto3 in Finlandia, i prezzi dell’elettricità in quel paese diminuiscono del 75%, il ministro Habeck sta pensando una “soluzione rivoluzionaria”, nel senso statalista del termine: un prezzo dell’elettricità industriale agevolato, sostenuto dallo Stato, con buona pace della legge sugli aiuti di Stato dell’UE.

L’idea di Habek sembra un altro passo verso un’economia verde pianificata, l’ennesimo atto burocratico foriero di ingiustizie ed abusi. Se da un lato costerà miliardi, che alla fine dovranno essere pagati dal consumatore o dal contribuente, dall’altro sarà necessario discriminare quali industrie debbano essere sostenute dallo Stato e quali no. Se la Germania ha i prezzi dell’elettricità più alti nel contesto internazionale e, di conseguenza, si avvia verso una progressiva deindustrializzazione, la ragione va ricercata, in effetti, in una politica energetica completamente sbagliata.

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