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Flat tax per le partite Iva, il tetto sale a 100mila euro: cosa cambia dal 2027

Flat tax per le partite Iva, il tetto sale a 100mila euro: cosa cambia dal 2027
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi sulla manovra di bilancio al termine del Consiglio dei Ministri, Roma, 28 ottobre 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

La Manovra approvata dal Consiglio dei ministri allarga il regime forfettario dagli 85mila euro attuali a 100mila, ma sopra gli 85mila tornano gli obblighi Iva. Ecco cosa devono sapere autonomi e professionisti

Buone notizie per le partite Iva, ma con qualche asterisco. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla Legge di Bilancio per il 2027, una Manovra che “vale complessivamente circa 26 miliardi di euro”, ha detto in conferenza stampa la premier Giorgia Meloni. Tra le misure c’è l’attesa estensione della flat tax per gli autonomi: la soglia di ricavi o compensi per restare nel regime forfettario dovrebbe salire da 85mila a 100mila euro. Il testo passa ora al Parlamento.

Regime forfettario 2027: come funziona la flat tax fino a 100mila euro

Oggi può scegliere il regime forfettario chi fattura fino a 85mila euro l’anno: invece dell’Irpef si versa un’unica imposta agevolata. Con la Manovra il tetto salirebbe a 100mila euro dal 1 gennaio 2027. L’aliquota resta quella già nota: 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività. Il vantaggio è evidente rispetto alle aliquote ordinarie dell’Irpef, che arrivano fino al 43%. Non a caso il forfettario è già la scelta di oltre 2 milioni di contribuenti, circa la metà di tutte le partite Iva italiane.

Flat tax tra 85 e 100mila euro: il nodo Iva e l’Europa

Il regime forfettario nasce con un doppio vantaggio: tasse leggere e meno burocrazia sull’Iva. Bruxelles, però, non consente di andare oltre gli 85mila euro mantenendo l’esonero dall’Iva. “Per quello che riguarda il regime di esenzione Iva”, ha specificato Meloni, “abbiamo un anno per negoziare con la Commissione perché serve una autorizzazione”. Nel frattempo la soluzione individuata dal governo è un compromesso: chi si colloca tra 85 e 100mila euro paga l’imposta agevolata sul reddito, ma deve gestire l’Iva in modo ordinario.

Cosa cambia in pratica per chi supera gli 85mila euro

L’estensione a 100mila euro porta vantaggi, ma per questa fascia di contribuenti tornano anche alcuni adempimenti che il forfettario aveva cancellato, come le fatture con Iva applicata, i versamenti periodici dell’imposta, la dichiarazione Iva annuale e le comunicazioni all’Agenzia delle Entrate. Da mettere in conto quindi un possibile aumento dei costi di gestione, perché servirà più supporto del commercialista. Ripercussioni anche sui clienti: chi lavora soprattutto con privati, che non possono detrarre l’Iva, rischia di dover ritoccare i prezzi al rialzo o di ridurre il proprio margine. Sarà il testo definitivo, dopo l’iter parlamentare, a dare tutti i chiarimenti.

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