Aumenta, seppur di poco, il costo del lavoro domestico per le famiglie italiane. Per colf, badanti e babysitter vengono aggiornati i contributi previdenziali, adeguati all’inflazione rilevata dall’Istat. L’aumento, dell’1,4%, fissa i nuovi importi orari validi a partire dallo scorso primo gennaio. Una revisione che non cambia le regole, ma che incide sui bilanci familiari e introduce una novità operativa importante: l’addio definitivo ai bollettini cartacei.
Colf, badanti e babysitter: perché aumentano i contributi nel 2026 e quanto costano in più
L’adeguamento dei contributi per colf, badanti e babysitter è una conseguenza automatica del meccanismo di indicizzazione all’inflazione. Si tratta in media di circa tre centesimi l’ora. Nel concreto secondo le stime, una famiglia che assume cono contratto a tempo indeterminato una badante per 24 ore settimanali, spenderà poco più di 35 euro in più all’anno rispetto al 2025. Per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato sotto le 25 ore settimanali restano tre fasce contributive, legate alla retribuzione oraria effettiva. Fino a 9,61 euro l’ora il contributo complessivo sale a 1,70 euro; tra 9,61 e 11,70 euro arriva a 1,92 euro; oltre questa soglia tocca i 2,34 euro. Per chi lavora almeno 25 ore settimanali, invece, il contributo diventa unico e fisso, pari a 1,24 euro l’ora.
Anche i contratti a tempo determinato seguono lo stesso schema a fasce per chi lavora meno di 25 ore settimanali, con importi leggermente più elevati a causa del contributo aggiuntivo previsto dalla normativa. Rimane invariato, invece, il contributo di assistenza contrattuale Cassacolf, che continua a essere versato tramite PagoPA con codice dedicato.
Come funzionano calcolo e versamenti dei contributi domestici
Il sistema contributivo del lavoro domestico è diverso da quello degli altri lavoratori dipendenti. I contributi non vengono calcolati sulla retribuzione mensile complessiva, ma su valori orari convenzionali stabiliti dall’Inps. Quando l’orario settimanale non supera le 24 ore, l’importo dipende dalla paga concordata e al raggiungimento delle 25 ore settimanali, invece, il contributo diventa fisso e indipendente dalla retribuzione.
Le aliquote risultano complessivamente più basse rispetto al lavoro dipendente tradizionale, ma coprono diverse tutele fondamentali: pensione, maternità, disoccupazione, assegni familiari quando spettanti, oltre all’assicurazione contro infortuni e malattie professionali. Nel calcolo rientrano anche la tredicesima mensilità e l’eventuale indennità di vitto e alloggio, così come le assenze retribuite per ferie, festività e malattia.
Scadenze da rispettare e pagamenti solo online: cosa cambia nel 2026 per le famiglie con colf, babysitter e badanti
I contributi per colf, badanti e babysitter continuano a dover essere versati ogni tre mesi. La prima scadenza è il 10 aprile 2026. Entro questa data dovranno essere pagati i contributi di gennaio, febbraio e marzo, applicando già i nuovi importi aggiornati. In caso di cessazione del rapporto di lavoro, il pagamento va effettuato entro dieci giorni dalla fine del contratto.
La grande novità del 2026 riguarda però le modalità di pagamento. Dal 1 gennaio la procedura è diventata esclusivamente digitale: l’Inps non invia più bollettini cartacei per posta. I datori di lavoro devono accedere al portale dei Pagamenti Inps, stampare gli avvisi PagoPA, pagare online in qualsiasi momento e conservare la ricevuta elettronica. C’è una fase transitoria solo per i datori di lavoro con più di 76 anni, che continueranno a ricevere i PagoPA cartacei per tutto l’anno, per accompagnare l’adattamento al nuovo sistema. Per tutti gli altri d’ora in avanti tutto sarà solo digitale.
