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È morto David Hockney. Le opere che lo hanno reso una leggenda dell’arte contemporanea

È morto David Hockney. Le opere che lo hanno reso una leggenda dell’arte contemporanea
English artist David Hockney poses in front of a large painting of a street scene in his studio, 1980. (Photo by Susan Wood/Getty Images)

È morto a 88 anni David Hockney, tra gli artisti più influenti del nostro tempo. Dalle iconiche piscine californiane ai disegni realizzati su iPad, la storia di un maestro che ha cambiato per sempre il modo di guardare il mondo.

Con la scomparsa di David Hockney, il mondo dell’arte perde una delle figure più influenti, innovative e riconoscibili del secondo Novecento e del XXI secolo. Pittore, disegnatore, incisore, fotografo, scenografo e sperimentatore instancabile, Hockney ha attraversato oltre sei decenni di storia dell’arte senza mai smettere di reinventarsi, trasformando ogni nuova tecnologia e ogni nuova stagione della sua vita in un’occasione per osservare il mondo da una prospettiva diversa.

La notizia è stata confermata dalla sua storica addetta stampa Erica Bolton, che in un comunicato diffuso alla BBC e ai principali media britannici ha annunciato che l’artista si è spento serenamente nella propria abitazione l’11 giugno 2026, a meno di un mese dal suo 89° compleanno. Nel messaggio Hockney viene ricordato come «una delle figure più importanti dell’arte contemporanea del XX e XXI secolo», una definizione che sintetizza efficacemente la portata della sua eredità culturale.

Dallo Yorkshire alla Swinging London

Nato il 9 luglio 1937 a Bradford, nello Yorkshire, in una famiglia che lui stesso avrebbe definito «radical working class», David Hockney mostrò fin da giovanissimo una straordinaria inclinazione per il disegno. Dopo gli studi al Bradford College of Art e successivamente al Royal College of Art di Londra, entrò a far parte della generazione di artisti che avrebbe contribuito a ridefinire il panorama culturale britannico degli anni Sessanta.

Pur essendo spesso associato alla Pop Art insieme a figure come Andy Warhol e Peter Blake, Hockney sviluppò fin da subito un linguaggio personale, caratterizzato da un forte interesse per la rappresentazione della vita quotidiana, dell’identità e delle relazioni umane. In un periodo in cui l’omosessualità era ancora ampiamente stigmatizzata nel Regno Unito, fu inoltre uno dei primi artisti a raccontarla apertamente attraverso la propria opera.

L’incontro con la California e le piscine che diventarono icone

La svolta arrivò nel 1964, quando si trasferì a Los Angeles. Per un ragazzo cresciuto nella luce grigia dell’Inghilterra del dopoguerra, la California rappresentò una vera rivelazione visiva. Il sole, le architetture moderniste, le superfici riflettenti dell’acqua e la libertà della West Coast entrarono immediatamente nel suo immaginario.

Nacquero così alcune delle sue opere più celebri, tra cui A Bigger Splash e Portrait of an Artist (Pool with Two Figures). Le sue piscine non erano semplici paesaggi estivi. Dietro la luminosità dei colori e la calma apparente delle composizioni si nascondevano riflessioni sulla solitudine, sul desiderio, sull’amore e sulla memoria. Quelle immagini sarebbero diventate uno dei simboli più riconoscibili dell’arte contemporanea.

Oltre la pittura: fotografia, collage e nuove prospettive

Ridurre Hockney alle sue piscine sarebbe però un errore. Nel corso della sua carriera l’artista ha continuamente messo in discussione il modo in cui vediamo il mondo.

Negli anni Settanta e Ottanta sperimentò con la fotografia realizzando i celebri “joiners”, collage composti da decine o centinaia di immagini che rompevano la prospettiva tradizionale e anticipavano, in qualche modo, la visione frammentata dell’era digitale. Parallelamente si dedicò alla scenografia teatrale e operistica, collaborando con importanti produzioni internazionali.

Il suo interesse per la percezione lo portò anche a elaborare teorie sull’uso di strumenti ottici da parte dei maestri del Rinascimento, raccolte nel volume Secret Knowledge, pubblicato nel 2001.

Un’eredità che attraversa il Novecento e il presente

Nel 2018 Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) fu venduto all’asta per oltre 90 milioni di dollari, stabilendo temporaneamente il record per l’opera più costosa realizzata da un artista vivente. Un riconoscimento economico che rifletteva soltanto in parte la sua reale importanza culturale.

Più ancora dei record e delle quotazioni, David Hockney lascia in eredità una lezione sullo sguardo. Per tutta la vita ha difeso l’idea che l’arte nasca dalla capacità di osservare davvero ciò che ci circonda. Che si trattasse di una piscina californiana, di una strada dello Yorkshire, di un paesaggio normanno o di un disegno realizzato su uno schermo, il suo lavoro ha sempre celebrato la meraviglia del vedere. Con la sua morte si chiude uno dei capitoli più importanti dell’arte contemporanea.

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