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La Nasa immagina il 2126: basi sulla Luna e Marte, miniere sugli asteroidi e robot a caccia di vita su Europa

La Nasa immagina il 2126: basi sulla Luna e Marte, miniere sugli asteroidi e robot a caccia di vita su Europa
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Jared Isaacman racconta come cambierà l’esplorazione spaziale nel prossimo secolo, tra propulsione nucleare, intelligenza artificiale, missioni robotiche e una presenza umana sempre più stabile nel Sistema Solare

Il numero uno della Nasa, Jared Isaacman, ha recentemente rilasciato un’intervista alla testata Aviation Week &Space Technology nella quale spiega come sarà il rapporto dell’umanità con lo spazio. Dice Isaacman: “Credo che conosceremo il nostro Sistema Solare tanto bene quanto conosciamo oggi il nostro pianeta. Sapremo dove si trova ogni cosa, se c’è stata vita in passato e se esiste un potenziale economico, magari come l’estrazione mineraria dagli asteroidi. Ci saranno persone sulla Luna e su Marte, probabilmente più simili ad avamposti scientifici che a vere e proprie colonie”. Riguardo le tecnologie utilizzate, il capo dell’Agenzia statunitense non ha dubbi: “Una di queste è la propulsione di nuova generazione. Se ci affidiamo alla propulsione chimica, possiamo inviare oggetti molto lontano nel Sistema Solare, ma non possiamo riportarli indietro facilmente. Inoltre, più ci si allontana dal Sole, maggiore sarà la necessità di una fonte d’energia alternativa. I generatori che abbiamo sempre utilizzato in queste missioni rappresentano un metodo incredibilmente inefficiente del potenziale energetico, quindi la tecnologia nucleare è fondamentale per il futuro della Nasa. Dobbiamo sviluppare l’energia da fissione e poi quella da fusione per poter raggiungere i nostri obiettivi con rapidità e poter tornare sulla Terra, sia con equipaggio, sia con missioni robotiche. C’è poi la questione dei calcoli in missione e dell’intelligenza artificiale. Tra un secolo ci saranno moltissime missioni robotiche in orbita che raccoglieranno un’enorme quantità di dati. Ipoteticamente, potrebbero essercene alcune in orbita attorno a Nettuno in grado di caratterizzare l’intero ambiente. Il 90% dei dati raccolti non è interessante, ma il restante 10% rappresenta una scoperta rivoluzionaria”. Che cosa deve fare la Nasa per rendere possibile questo futuro? “Come dico dal mio insediamento a oggi, occorre concentrare le risorse della Nasa sugli obiettivi più urgenti, sui problemi ingegneristici più complessi da risolvere, e farlo in modo logico ed evolutivo. È così che si procede velocemente, non cercando di fare tante piccole cose che procedono molto lentamente, molte delle quali non raggiungono il risultato sperato. Questa è la priorità. La seconda è garantire di avere la forza lavoro giusta e adeguatamente qualificata per svolgere il lavoro a un ritmo ragionevole e coerente con le grandi imprese del passato. Bisogna essere in grado di trattenere il personale, il che significa lavorare su progetti che l’industria non affronta, altrimenti le persone saranno naturalmente attratte dall’industria e lasceranno la ricerca.

La Nasa rischia di essere sviata dalla politica? “Nonostante l’attuale clima politico, le parti interessate di entrambi gli schieramenti politici comprendono che il modo in cui l’Agenzia ha operato negli ultimi anni non ha portato ai risultati sperati. Sono necessarie riforme e cambiamenti, e loro si sono dimostrati favorevoli. Si tratta di trovare il giusto equilibrio tra alcune iniziative consolidate e la possibilità di finanziarne di nuove”.

In che modo i progressi nel settore aerospaziale e aeronautico influenzeranno la vita sulla Terra? “Cose che oggi ammiriamo con stupore diventeranno routine. Abbiamo già esempi, come le immagini in diretta dalla Stazione Spaziale Internazionale, che troviamo ancora affascinanti ma che molti, seppur felici di vedere come appare la Terra da 400 km, progressivamente non guardano più perché ormai l’hanno già vista. Al contrario, le immagini di Artemis II sono state seguite da oltre cento milioni di persone e hanno lasciato tutti a bocca aperta perché non vedevamo la Luna in quel modo da moltissimo tempo. Tra un secolo, le persone potrebbero persino annoiarsi a guardare le immagini in diretta dalla base lunare, un po’ come guardare gli operai al lavoro in un cantiere o in una miniera. Vedremo però cose nuove, come un robot sulla luna Europa che si fa strada attraverso il mare ghiacciato alla ricerca di forme di vita. Le persone saranno sintonizzate, guarderanno le immagini, probabilmente con una sorta di visore per la realtà aumentata o un microchip, e avranno la sensazione di essere lì. La nostra frontiera, quindi, continuerà ad espandersi”.

Classe 1983 (43 anni), Jared Taylor Isaacman è pilota (soprannome “Rook”), astronauta e imprenditore miliardario. Scelto da Donald Trump come amministratore della Nasa nel dicembre 2024, nel suo discorso di conferma, avvenuto nell’aprile 2025, Isaacman ha sottolineato la sua intenzione di inaugurare una “nuova età dell’oro della scienza e della scoperta” presso l’Agenzia spaziale degli Stati Uniti. La sua nomina fu ritirata, ma subito dopo ripristinata, durante il celebre “litigio” tra Trump ed Elon Musk.

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