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Difesa europea, la Germania archivia il caccia FCAS: tutte le mosse possibili di Berlino

Difesa europea, la Germania archivia il caccia FCAS: tutte le mosse possibili di Berlino

Berlino dice stop al programma a causa delle (previste) lotte tra Airbus e Dassault. Ora punta a qualcosa di nazionale con Team Gen 6.

Nella settimana più importante dell’anno per la Difesa europea, con lo svolgimento di due grandi appuntamenti internazionali come ILA Berlin ed Eurosatory, seppur a labbra serrate viene messa la parola fine al progetto del caccia europeo FCAS, che sarebbe stato sviluppato da un consorzio formato da Francia, Germania e Spagna. Sullo sfondo due problemi: una diatriba mai risolta sulla titolarità della tecnologia tra Airbus e Dassault e la mancanza di un vero impegno – finanziario – da parte dei tre governi.

All’apertura di ILA Berlin, il 10 giugno, il cancelliere Friedrich Merz ha quindi dichiarato lo stop del programma, notizia che però, al posto di creare delusione nel comparto dell’industria militare teutonica, è stata apprezzata, tanto che Michael Schöllhorn, presidente dell’Associazione aziende Difesa tedesche e Ceo di Airbus Defence and Space, ha definito la decisione di Merz la «fine del blocco sulla questione del futuro caccia di sesta generazione». Che fare affari con Dassault sia sempre stato un problema ce lo ricordiamo dai tempi in cui si progettava l’Eurofighter, e loro decisero di fare da soli creando il Rafale, ma dietro c’è chiaramente la volontà tedesca di avere maggiore voce in capitolo e di far costruire il nuovo velivolo ad Airbus.

Le opzioni tedesche per la Difesa

Del resto, Pistorius ha confermato che un gruppo di aziende tedesche si è già presentato al Ministero della Difesa sotto il nome di Team Gen 6. Tra loro: Airbus-DS per la cellula, Mbda per gli armamenti, Diehl e Hensoldt per le strutture, Mtu-AE per i motori, Rohde & Schwarz per l’elettronica. Se questa idea avrà un seguito, nascerebbe un nuovo velivolo per Germania e Spagna, probabilmente recuperando il coinvolgimento svedese, ma al tempo stesso si aprirebbe la possibilità per Berlino di chiedere l’ingresso nel programma Gcap, praticamente gemello, per il quale lavorano Regno Unito, Italia e Giappone.

Di diverso parere il presidente della commissione Difesa del Bundestag, Thomas Roewekamp, il quale in una intervista ha rilasciato questa dichiarazione: «La Germania deve cercare nuove partnership internazionali nel settore difesa, il fallimento del progetto Fcas é deplorevole poiché l’Europa necessita di maggiore, e non minore, cooperazione, in particolare nel campo della difesa aerea e delle tecnologie del futuro La Germania dispone di solidi partner europei interessati a sviluppare la prossima generazione di sistemi di combattimento aereo. Dovremmo ora cogliere l’opportunità di stringere nuovi accordi basati su condizioni di parità».

Cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi

Il cerino acceso resta oggi nelle mani di Airbus, poiché a fine 2026 termina la fase uno del programma Fcas, e in assenza di un rinnovo o di un altro progetto, tutto ciò che è stato fatto fino a oggi verrebbe disperso, minacciando anche posti di lavoro nello stabilimento di Manching (Ingolstadt), dove lavorano 5.800 persone oggi dedite all’assemblaggio dell’Eurofighter.

Difficilmente, quindi, Berlino potrà chiedere di entrare nel nostro Gcap, anche perché, ammesso che gli inglesi diano l’assenso, sarebbe necessario ridiscutere la suddivisione dei compiti, e questo metterebbe a rischio i tempi previsti per la realizzazione del prototipo. Lo ha detto anche il numero uno di Leonardo, Lorenzo Mariani, in un’intervista a Bloomberg: «Avere la Germania come partner a pieno titolo sarebbe positivo», ha dichiarato il nuovo Ceo, «ma se vogliamo davvero vedere un prototipo in volo nel 2035 l’ingresso di un’altra nazione rischierebbe di essere dirompente».

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