Ci sono settimane in cui il caso di Garlasco sembra cristallizzato nel passato giudiziario, e altre in cui torna improvvisamente a muoversi, a produrre carte, nomi, interrogativi che scardinano equilibri ritenuti consolidati. Dal 7 al 13 febbraio 2026 è accaduto esattamente questo: la vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi è tornata al centro del dibattito con una serie di elementi che, messi insieme, ridisegnano le linee di tensione del caso.
Nuove carte della Procura su Andrea Sempio, un’intercettazione che riporta in primo piano il nome “Marco”, il profilo di Marco Panzarasa e un libro-inchiesta che ripercorre sedici anni di assoluzioni, condanne e presunti errori investigativi. Sullo sfondo, sempre, la condanna definitiva di Alberto Stasi e la domanda che ciclicamente riemerge: è davvero tutto chiuso, o c’è ancora qualcosa da chiarire?
La pista Sempio e il nodo informatico
Il primo fronte riguarda le nuove carte della Procura di Pavia su Andrea Sempio. Al centro ci sono una pagina di omissis nel fascicolo e, soprattutto, gli accessi al computer di Chiara Poggi, in particolare alla cartella denominata «Albert».
L’ipotesi investigativa che emerge è quella di un possibile movente legato alla visione di video intimi: uno scenario che, se supportato da elementi solidi, inciderebbe profondamente sulla ricostruzione finora consolidata.
In parallelo si torna a parlare della possibilità di una nuova perizia informatica sul computer di Stasi, passaggio che potrebbe avere ricadute anche sul piano di un’eventuale revisione della condanna. La dimensione digitale, nel caso Garlasco, continua a essere uno dei punti più delicati e controversi.
L’intercettazione e il nome “Marco”
Un altro elemento che ha riacceso il dibattito è l’intercettazione tra Rita Preda e l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, nella quale si torna a parlare del biglietto anonimo comparso sulla cappella di Chiara con la scritta: “È stato Marco a ucciderla”.
Quel foglio, all’epoca archiviato, oggi assume un peso diverso. Il nome “Marco” viene riletto alla luce delle nuove verifiche investigative e delle attività di approfondimento riaperte negli ultimi mesi.
Resta una domanda centrale: si trattò di un depistaggio, di un’indicazione infondata o di un elemento sottovalutato?
Il libro che rimette in discussione il percorso giudiziario
Nel frattempo è uscito un libro-inchiesta che ripercorre l’intera vicenda giudiziaria: dalle prime indagini alle due assoluzioni di Stasi, fino alla condanna definitiva.
Il volume parla apertamente di errori e contraddizioni investigative e rilancia il filone Sempio come possibile chiave alternativa di lettura. Non si limita a una ricostruzione narrativa, ma prova a rimettere in fila incongruenze e snodi processuali che, secondo l’autore, meriterebbero una nuova valutazione.
In un contesto già carico di tensione mediatica, il libro contribuisce ad alimentare un clima di revisione critica del caso.
Chi è davvero Marco Panzarasa
Il nome “Marco” ha inevitabilmente riportato l’attenzione su Marco Panzarasa, migliore amico di Stasi, compagno di viaggio a Londra con Chiara e successivamente ordinato sacerdote.
Il suo alibi, legato alla presenza a Loano il giorno del delitto, era stato ritenuto solido. Tuttavia il suo nome torna oggi al centro dell’attenzione anche per via del prelievo del Dna e per la rilettura del famoso biglietto anonimo.
Il rapporto con Stasi, interrotto negli anni successivi alla condanna, aggiunge un ulteriore livello di complessità a una vicenda che continua a generare interrogativi.
Una nuova fase di analisi
Mettendo insieme questi elementi, emerge una fase nuova del caso Garlasco. La pista Sempio viene rivalutata attraverso nuove carte e approfondimenti tecnici; il nome “Marco” non è più soltanto un dettaglio marginale; il percorso giudiziario di Alberto Stasi torna oggetto di scrutinio; e la memoria di Chiara Poggi resta il punto fermo attorno a cui ruota ogni riflessione.
Giuridicamente il caso ha una sentenza definitiva. Ma sul piano del dibattito pubblico e investigativo, le domande non si sono mai davvero spente. E, ancora una volta, sembrano pronte a riemergere con forza.
