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Garlasco, conversazione sospetta tra la madre di Chiara e Stefania Cappa (proprio il giorno dell’arresto di Stasi)

Garlasco, conversazione sospetta tra la madre di Chiara e Stefania Cappa (proprio il giorno dell’arresto di Stasi)

Spunta l’audio di una telefonata del 24 settembre 2007 tra Rita Preda e la nipote: «Non sono pentita di quello che ho fatto»

«Sono contenta di quello che ho fatto e non sono pentita». Le parole di Rita Preda, madre di Chiara Poggi, pronunciate il 24 settembre 2007 in una telefonata con la nipote Stefania Cappa, hanno letteralmente invaso il web dopo essere state diffuse in anteprima da Francesca Bugamelli sul canale YouTube «Bugalalla Crime». Un’intercettazione che gli inquirenti all’epoca definirono «irrilevante ai fini delle indagini», ma che oggi riapre interrogativi su cosa sapesse davvero la madre della vittima.

La conversazione avviene nel pomeriggio dello stesso giorno in cui Alberto Stasi viene dichiarato in stato di fermo dopo il presunto ritrovamento di sangue sui pedali della sua bicicletta. Un arresto che si rivelerà infondato: non si trattava di residui ematici ma di materiale genetico di provenienza indefinita. Stasi verrà scarcerato poco dopo.

«Non voglio parlare con nessuno»

Siamo a poco più di un mese dal delitto di Garlasco. Le indagini sono in pieno svolgimento e i telefoni delle persone collegate alla vittima sono sotto controllo. La telefonata, durata 2 minuti e 31 secondi, fu trascritta dal maresciallo Flavio Devecchi con un discorso indiretto, poi archiviata come non rilevante.

«Oh zia, come stai?», chiede Stefania. «Bene, come al solito», risponde Rita, che inizialmente confonde la nipote con la gemella Paola. «Volevamo sapere come stavi dopo la notizia ai TG». La madre di Chiara taglia corto: «Per me qualcuno… non lo so, io ho sempre le mie convinzioni e basta. Non ti dico niente neanche a te».

Quando Stefania propone di andare a trovarla per sfogarsi, Rita rifiuta: «Preferisco stare da sola perché meno vedo meno sto. È una cosa che è successa a me e non voglio parlare con nessuno. Tutti la dicono la loro, no? Io non voglio sentire».

Poi arriva la frase che ha acceso il dibattito: «Dico soltanto che io sono contenta di quello che ho fatto e non sono pentita di quello che ho fatto. Di tutto quello che ho fatto fino a questo momento». Stefania la rassicura: «Hai fatto bene, se te lo sentivi era giusto così». E Rita ribadisce: «Era giusto e non sono pentita e non permetto a nessuno di darmi giudizi».

Il dispiacere per «lui» (probabilmente Stasi)

Ma c’è un passaggio più enigmatico. Rita esprime un cruccio: «Mi spiace per tante cose». Stefania prova a consolarla: «Magari poi ci arriverà un’altra soluzione». E Rita risponde: «Può darsi, me lo auguro soprattutto per lui». Quel «lui» sembra riferirsi proprio ad Alberto Stasi, che all’epoca aveva 24 anni.

«Eh, perché ha 24 anni ed è giusto che si rifaccia una vita e tutto quanto», conferma Stefania. «Ma no, per tante cose», replica Rita enigmaticamente. E quando la nipote insiste ancora («L’importante è che non ti tieni tutto dentro»), la madre di Chiara chiude bruscamente: «È sufficiente, Stefania».

Le domande senza risposta

Di cosa è contenta Rita Preda? Di cosa non si pente? E perché le dispiace «soprattutto per lui», presumibilmente Stasi, il ragazzo che poche ore prima era stato arrestato e che anni dopo sarebbe stato condannato in via definitiva per l’omicidio della figlia?

L’intercettazione, considerata all’epoca irrilevante dalla polizia giudiziaria, oggi si inserisce in un mosaico investigativo sempre più complesso, dove qualsiasi dettaglio – anche quello all’apparenza insignificante – potrebbe invece essere rilevante, dove ogni parola non detta pesa forse anche più di quelle pronunciate. E dove il confine tra verità processuale e verità umana continua a essere molto, molto sfuggente.

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