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Andrea Sempio, chi è l’uomo che al centro del delitto di Chiara Poggi

Andrea Sempio, chi è l’uomo che al centro del delitto di Chiara Poggi

Aveva 19 anni quando Chiara Poggi fu uccisa ed era uno degli amici più stretti di suo fratello Marco. Già indagato e archiviato nel 2017, Andrea Sempio è oggi l’unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio del 13 agosto 2007

Per quasi vent’anni il suo nome è rimasto ai margini della storia giudiziaria di Garlasco. Oggi Andrea Sempio è invece al centro della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. La Procura di Pavia gli contesta l’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti e, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato lui a uccidere la ventiseienne nella villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007. Sempio ha sempre respinto ogni accusa e la sua responsabilità non è stata accertata da alcun giudice. Sul piano giudiziario resta inoltre pienamente valida la condanna definitiva a 16 anni inflitta ad Alberto Stasi per lo stesso delitto.

Il 28 settembre 2026 segna un nuovo passaggio decisivo: scade il termine delle indagini preliminari e la Procura arriva alla seconda chiusura dell’inchiesta dopo quella già notificata il 7 maggio. Nei mesi successivi al primo avviso di conclusione delle indagini, infatti, i magistrati avevano disposto ulteriori accertamenti, anche alla luce delle consulenze depositate dalla difesa di Sempio. Il fascicolo è stato così integrato con nuovi approfondimenti sul Dna, sulle impronte di scarpa e sulle misurazioni antropometriche.

Chi è Andrea Sempio

Andrea Sempio aveva 19 anni nell’agosto del 2007. Era amico di Marco Poggi, fratello minore di Chiara, e frequentava la compagnia del ragazzo. È proprio questo rapporto a spiegare perché il suo nome sia entrato nella vicenda: Sempio non era uno sconosciuto rispetto alla famiglia Poggi, ma una persona appartenente alla cerchia di amicizie di Marco.

All’epoca, tuttavia, l’intera indagine si concentrò soprattutto su Alberto Stasi, fidanzato di Chiara, che dopo un lungo e complesso percorso processuale sarebbe stato condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni di reclusione.

Il nome di Sempio emerse con forza soltanto alla fine del 2016, quando venne aperta una nuova inchiesta a seguito degli accertamenti genetici commissionati dalla difesa di Stasi. L’indagine fu però archiviata nel marzo 2017: il gip di Pavia accolse la richiesta della Procura, che allora riteneva non utilizzabili contro Sempio gli elementi genetici presentati dalla difesa del condannato.

Quella archiviazione, per anni, sembrò aver chiuso definitivamente la sua posizione. Nel 2025 lo scenario è cambiato ancora.

La nuova indagine e il ritorno di Sempio al centro del caso

La nuova inchiesta della Procura di Pavia ha riportato Andrea Sempio nel registro degli indagati e ha sottoposto a una nuova valutazione una serie di elementi già conosciuti insieme ad altri raccolti nel corso delle nuove investigazioni.

Nel 2026 la posizione dell’indagato è diventata ancora più netta. La Procura ha modificato l’impostazione iniziale dell’accusa eliminando l’ipotesi del concorso con Alberto Stasi o con altre persone e attribuendo a Sempio, nell’attuale ricostruzione accusatoria, l’esecuzione materiale dell’omicidio.

Il primo avviso di conclusione delle indagini è stato notificato il 7 maggio 2026. Successivamente, dopo il deposito delle consulenze della difesa, la Procura ha deciso di procedere con nuovi accertamenti tecnici. Il termine delle indagini è stato fissato al 28 settembre e proprio in questa fase sono arrivati ulteriori approfondimenti sul materiale genetico, sull’impronta lasciata da una scarpa a pallini nella villetta e sulla compatibilità delle misure del piede di Sempio con quella traccia.

L’accusa della Procura di Pavia

La ricostruzione dei pubblici ministeri è molto diversa da quella sulla quale si è fondata la condanna definitiva di Alberto Stasi.

Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura di Pavia, Sempio avrebbe ucciso Chiara dopo che la ragazza avrebbe respinto un suo approccio di natura sessuale. I magistrati contestano per questo anche l’aggravante dei motivi abietti, oltre a quella della crudeltà legata alle modalità dell’aggressione.

Sempre secondo l’accusa, Chiara avrebbe tentato di reagire e sarebbe stata colpita ripetutamente alla testa e al volto con un corpo contundente. Negli atti vengono indicate almeno dodici lesioni sul cranio e sul volto. Si tratta, è essenziale ricordarlo, della ricostruzione della Procura e non di fatti già accertati con una sentenza nei confronti di Sempio.

La difesa contesta radicalmente questa ricostruzione. Sempio ha sempre negato di avere avuto con Chiara Poggi il rapporto ipotizzato dagli inquirenti e ha respinto il presunto movente indicato dall’accusa.

Il Dna e le nuove consulenze

Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda nuovamente il materiale genetico recuperato sui margini ungueali della vittima, lo stesso terreno sul quale si era già sviluppata l’indagine archiviata nel 2017.

Nel nuovo procedimento la Procura ha disposto ulteriori verifiche genetiche e, dopo il primo avviso di conclusione delle indagini, ha affidato al genetista Carlo Previderè un nuovo approfondimento proprio per rispondere alle osservazioni presentate dalla difesa. Parallelamente sono stati riesaminati altri elementi della scena del crimine, comprese le impronte di scarpa e le caratteristiche antropometriche dell’indagato.

Sono elementi sui quali accusa e difesa propongono interpretazioni differenti e che, qualora la Procura chiedesse il rinvio a giudizio e si arrivasse a un processo, dovrebbero essere valutati nel contraddittorio davanti a un giudice.

Marco Poggi e il rapporto con Sempio

Nella nuova indagine torna inevitabilmente anche il rapporto tra Andrea Sempio e Marco Poggi.

Marco è stato ascoltato più volte dagli inquirenti e ha continuato a manifestare la propria convinzione dell’estraneità dell’amico all’omicidio della sorella. Negli atti dell’indagine, tuttavia, gli investigatori hanno evidenziato quelle che considerano modificazioni nelle dichiarazioni rese nel corso degli anni e hanno descritto l’atteggiamento di Marco come «ostile» e caratterizzato da una «costante difesa» di Sempio.

Anche in questo caso è necessario distinguere i piani: si tratta della valutazione degli investigatori sul comportamento di un testimone, non di un’accusa di partecipazione all’omicidio nei confronti del fratello di Chiara.

Che cosa succede ora

La conclusione delle indagini non equivale né a una condanna né all’apertura automatica di un processo.

Con il nuovo avviso di conclusione delle indagini la difesa può esaminare gli ulteriori atti depositati dalla Procura, presentare memorie e documenti, produrre nuove consulenze e chiedere di essere interrogata o sollecitare ulteriori approfondimenti. Solo successivamente i pubblici ministeri dovranno decidere come procedere, compresa l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Resta poi il nodo Alberto Stasi. La nuova inchiesta e l’eventuale procedimento nei confronti di Sempio non cancellano automaticamente la sentenza definitiva pronunciata contro l’ex fidanzato di Chiara: una revisione della condanna segue un percorso giudiziario autonomo e richiede specifiche iniziative davanti agli organi competenti.

È proprio questo doppio binario a rendere il caso Garlasco ancora più complesso quasi vent’anni dopo il delitto. Da una parte esiste una sentenza definitiva che ha individuato in Alberto Stasi l’assassino di Chiara Poggi. Dall’altra, la Procura di Pavia ha costruito una nuova ipotesi accusatoria che indica Andrea Sempio come autore dell’omicidio.

Due piani giudiziari che, almeno per ora, convivono. E che rendono il 28 settembre 2026 non la fine del caso Garlasco, ma l’inizio di una nuova fase.

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