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Delitto di Garlasco, nuova perizia sul caso Poggi: si riapre la partita per Alberto Stasi?

Delitto di Garlasco, nuova perizia sul caso Poggi: si riapre la partita per Alberto Stasi?

La relazione Cattaneo ha ribaltato i tempi del delitto di Garlasco. Per Stasi si apre uno spiraglio, ma la strada è in salita

Si possono riscrivere diciott’anni di storia giudiziaria? Tecnicamente sì, a patto che ovviamente ci siano elementi concreti per farlo. Alla luce della relazione della professoressa Cristina Cattaneo, consulente della procura di Pavia, depositata il 23 settembre al procuratore Fabio Napoleone e al suo vice Stefano Civardi, può cambiare qualcosa per Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere?

Il contenuto, almeno per il momento, resta secretato, ma è già trapelato un elemento rivelante: l’aggressione a Chiara Poggi non durò pochi minuti. Fu un’aggressione in due fasi, più lunga di quanto stabilito dalla sentenza che condannò Alberto Stasi. Basta dunque questo elemento per una revisione del processo? Non abbiamo risposte definitive, naturalmente, ma possiamo provare a mettere in campo gli ingredienti necessari per fare tutte le ipotesi necessarie..

La nuova perizia

La ricostruzione temporale è il cuore del caso. Tra l’apertura della porta di casa Poggi e l’accensione del computer di Stasi trascorsero 23 minuti. Secondo la sentenza definitiva, quel lasso di tempo era sufficiente: Stasi avrebbe ucciso la fidanzata, si sarebbe ripulito, avrebbe fatto sparire l’arma e sarebbe tornato a casa. Una sequenza possibile, ma solo se l’omicidio fosse stato rapidissimo. La relazione Cattaneo, invece, dilata l’aggressione su un arco temporale più ampio. Quei 23 minuti, a questo punto, non tornano più.

La strada verso la revisione

L’unico strumento per ribaltare la sentenza di Stasi è la revisione del processo, una procedura complessa e dall’esito tutt’altro che scontato. La difesa può chiederla alla Corte d’Appello di Brescia per due motivi: o perché emerge una sentenza definitiva contro Sempio che lo riconosce come unico autore del delitto, oppure perché spuntano nuove prove decisive. Se la revisione venisse ammessa e poi accolta, basterebbe il ragionevole dubbio per il proscioglimento: non servirebbe dimostrare l’innocenza, ma far vacillare la certezza della condanna.

C’è però un ostacolo concreto. L’indagine su Andrea Sempio lo indica come possibile omicida in concorso con Stasi, non come unico responsabile. Il che complica ulteriormente la faccenda: se Sempio venisse condannato insieme a Stasi, non ci sarebbe incompatibilità tra le due sentenze, e la revisione diventerebbe ancora più difficile da ottenere.

La questione della «prova regina»

La relazione Cattaneo si basa sull’analisi delle tracce di sangue condotta dai Ris di Cagliari, l’analisi morfologica delle macchie ematiche. Macchie sui pavimenti e schizzi sui muri che permettono di ricostruire la probabile posizione dell’assassino durante il delitto. Le analisi antropometriche su Sempio servivano a verificare la compatibilità del suo fisico con quella postura. La risposta, secondo quanto trapela, sarebbe positiva. Ma questa compatibilità non corrisponde a una certezza: è un indizio, sì, ma non una prova.

Sempio è legato a doppio filo al delitto tramite due elementi: l’impronta numero 33 sul muro delle scale e il Dna della sua famiglia trovato sotto le unghie di Chiara. Indizi forti, ma non ancora sufficienti. Per reggere un’accusa davanti a un giudice serve altro, ovvero quello che gli inquirenti chiamano «prova regina».

I possibili scenari

Le prossime settimane (e presumibilmente i prossimi mesi) saranno fondamentali. Se arriverà il rinvio a giudizio di Sempio, la difesa di Stasi avrà elementi concreti per chiedere la revisione. Se invece l’indagine si chiuderà con un’archiviazione, tutto resterà come oggi: Stasi condannato, nessun altro responsabile. La terza ipotesi, la più complessa, è che Sempio venga condannato come concorrente nel reato. In quel caso, lo spiraglio per Stasi si restringerebbe ulteriormente.

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