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Crans-Montana, solo 493 franchi in banca: il giallo dei Moretti e del jet privato

Crans-Montana, solo 493 franchi in banca: il giallo dei Moretti e del jet privato

Una lettera alla Procura rivela che i coniugi Moretti avrebbero sondato un volo privato per lasciare la Svizzera dopo la tragedia del Constellation. Indagini in corso

Secondo il quotidiano tedesco Bild, i coniugi Jacques e Jessica Moretti avrebbero avuto dei contatti con una compagnia aerea privata, con l’evidente intenzione di lasciare la Svizzera. Lo rivela una lettera, inviata alla Procura vallesana e redatta dall’avvocato della parte civile, Nina Fournier in data 12 gennaio, quindi dopo l’interrogatorio che ha portato all’incarcerazione preventiva del Moretti.

I proprietari del locale Le Constellation a Crans-Montana, dove il devastante incendio di Capodanno è costato la vita a 40 persone e il ferimento di 116, forse avevano in mente di prepararsi una via di fuga noleggiando un jet privato, malgrado le dichiarazioni fatte attraverso i loro legali di non avere alcuna intenzione di sottrarsi alla giustizia.

Fournier ha chiesto alla procuratrice generale, Béatrice Pilloud, di avviare indagini per chiarire se e con quali compagnie aeree, a Sion o a Ginevra, la coppia abbia eventualmente avuto contatti. La notizia è trapelata ieri, giornata di interrogatori per Jacques Moretti. Il francese di origine corsa, posto in custodia cautelare dopo la sua prima udienza del 9 gennaio, è arrivato alla Procura del Canton Vallese poco dopo le 8 del mattino di martedì, a bordo di un furgone per il trasporto dei detenuti che si è fermato sul retro dell’edificio per evitare contatti con i cronisti. La moglie Jessica è arrivata poco dopo a piedi, accompagnata dai suoi due legali. La sua presenza ha lasciato sconcertati perché in questo modo riuscirà ad allinearsi alle risposte del marito. Oggi sarà ascoltata dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio doloso colposo.
Stando ai registri commerciali del Canton Vallese, analizzati da Le Figaro, dal 7 febbraio 2024 solo Jessica sarebbe rimasta a gestire il locale e Jacques non era più direttore, ma socio. Un «caro amico» della coppia si sarebbe detto disposto a versare i 200.000 franchi chiesti come cauzione perché Jacques esca dal carcere e si sta attendendo di ora in ora il possibile rilascio.
Ieri a Dentro la notizia su Canale 5, trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi, è stato mostrato un documento inedito ovvero l’estratto conto patrimoniale cointestato alla coppia. Il saldo di questo conto in data 31 dicembre 2025 ammontava a 493 franchi svizzeri, poco più di 500 euro. Questa scarsa liquidità potrebbe spiegare la cifra non elevata chiesta come cauzione per entrambi, circa 430.000 euro.

Inoltre, si legge nel documento, sui beni esibiti dalla coppia gli istituti di credito hanno fissato ingenti ipoteche. Sulla villa a Lens ce ne sono due: una da 741.600 franchi svizzeri e l’altra da 598.900 franchi svizzeri, che sommate fanno quasi 1,5 milioni di euro.

Altrettante garanzie gravano sulle società a loro intestate, più di 4 milioni e mezzo di euro. Jacques, che davanti agli inquirenti ha dichiarato di non avere misteriose casseforti, né liquidità nascosta, nella giornata di martedì è stato lungamente interrogato sugli standard di sicurezza del Constellation e sul fatto che i suoi dipendenti non avevano ricevuto una formazione sulla sicurezza, così sulla sequenza degli eventi nella tragica notte del 31 dicembre.

Secondo le indagini, l’incendio in cui sono rimasti intrappolati tra le fiamme tantissimi giovani, è stato causato dalle scintille delle candele «a fontana» entrate in contatto con la schiuma fonoassorbente posta sul soffitto del seminterrato del locale. Nonostante il fumo, la musica ha continuato a suonare, non sarebbe stato dato alcun allarme e c’era solo una porta per uscire, l’altra risultava bloccata. Controlli sulla conformità delle uscite d’emergenza e degli estintori erano fermi al 2019.
Le vittime più giovani avevano 14 anni, mentre la più anziana 39. L’età media di chi ha perso la vita era di poco superiore ai 19 anni mentre 21 delle 40 persone decedute avevano meno di 18 anni.

Ieri, sono usciti i primi risultati dell’autopsia effettuata su Emanuele Galeppini, che rivelano come il sedicenne genovese sia morto per asfissia dopo aver inalato fumi tossici nel locale, non per schiacciamento nella calca o ustioni.

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