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Referendum Giustizia 2026: quanto guadagnano scrutatori e presidenti con il nuovo bonus 15%

Referendum Giustizia 2026: quanto guadagnano scrutatori e presidenti con il nuovo bonus 15%

Guida completa per i lavoratori impegnati come scrutatori: diritti, retribuzione aggiuntiva come fare domanda e gestire il lunedì elettorale con il datore di lavoro.

Le urne per il Referendum sulla Giustizia 2026 sono pronte, ma la vera sfida di queste ore si gioca negli uffici elettorali. Non si tratta solo di distribuire le schede verdi, ma di far quadrare i conti di una macchina organizzativa che, tra carenza di personale e nuovi costi, sta lavorando a ritmi forzati. Mentre grandi città come Milano e Bologna lanciano appelli dell’ultimo minuto per coprire i seggi vacanti, il Ministero dell’Interno mette sul piatto un incentivo economico per sbloccare la situazione.

Il fulcro della novità è nel Decreto-legge 196/2025, che ha introdotto un aumento netto dei compensi. Poiché la votazione si estende anche alla giornata di lunedì (dalle 7:00 alle 15:00), l’impegno richiesto a scrutatori e presidenti è più lungo rispetto al passato. Per questo motivo, gli onorari fissi forfettari sono stati incrementati del 15%, un bonus necessario per garantire che le sezioni elettorali non restino sguarnite proprio durante lo spoglio.

Tabelle alla mano: quanto si guadagna davvero ai seggi

Entrando nel dettaglio delle cifre, per una sezione elettorale ordinaria il Presidente di seggio riceverà un compenso di 149,50 euro. Per gli scrutatori e il segretario, la cifra fissata è di 119,60 euro. Si tratta di un pagamento forfettario che copre l’intero arco delle operazioni, dalla costituzione del seggio del sabato pomeriggio fino alla chiusura dello scrutinio di lunedì. Per i seggi speciali (quelli negli ospedali o nelle carceri), gli importi sono ridotti ma beneficiano comunque della stessa percentuale di aumento.

Oltre al gettone economico, resta centrale il tema dei diritti lavorativi. Chi viene nominato scrutatore ha diritto per legge ad assentarsi dal lavoro per tutta la durata delle operazioni elettorali. “Questi giorni sono considerati lavorativi a tutti gli effetti”, ricordano le circolari sindacali: il dipendente ha diritto a un riposo compensativo (solitamente il martedì successivo) o a una quota di retribuzione aggiuntiva in busta paga, senza alcuna decurtazione dello stipendio.

La semplificazione: addio alle liste divise per sesso

Il Referendum del 22 e 23 marzo 2026 segna anche un debutto tecnico importante: l’adozione del registro unico dei votanti. Viene finalmente archiviata la storica distinzione tra liste maschili e femminili, una semplificazione che dovrebbe velocizzare le operazioni di identificazione degli elettori e ridurre il carico burocratico per gli scrutatori.

Lo scrutinio inizierà lunedì subito dopo le 15:00. Sarà un test decisivo non solo per i quesiti sulla separazione delle carriere, che vede contrapposti i fronti del Sì (guidato da Azione) e del No (con PD e M5S), ma anche per la tenuta del sistema elettorale stesso. L’aumento del 15% è un segnale di pragmatismo: in un’epoca di disaffezione, la democrazia ha bisogno di essere sostenuta anche da incentivi concreti per chi decide di presidiare i seggi.

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