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Caso Epstein, dal miliardario alla segretaria. Ecco gli altri sodali impuniti

Caso Epstein, dal miliardario alla segretaria. Ecco gli altri sodali impuniti

Sarah Kellen, assistente del faccendiere, teneva l’elenco delle «massaggiatrici»: non è mai stata processata. Leon Black, fondatore di Apollo Global Management, è stato accusato di violenze. Eppure non è incriminato

L’ala liberal delle élites mondiali sta uscendo con le ossa rotte dal rilascio degli Epstein files. La sinistra statunitense (e quella europea che la rincorre a fatica) cerca pretestuosamente di rigirare lo scandalo contro Donald Trump – in Italia ci provano con Matteo Salvini –, ma la rete del faccendiere era notoriamente intrecciata coi democratici, di cui è stato un generoso finanziatore per anni. Oltre alla solita battaglia destra-sinistra, però, c’è una partita più ampia e bipartisan: quella per la trasparenza. La sta conducendo, fosse anche per mere ambizioni personali, il repubblicano Thomas Massie, e il suo pressing sta dando frutti, anche a costo di far vacillare la figura della procuratrice generale Pam BondiMassie, in un’intervista rilasciata mercoledì, ha raccontato di un’inusuale cena dell’anno scorso a cui Bondi aveva invitato tutti i rappresentanti repubblicani. A un certo punto le ha chiesto: «Quando esce la prossima tranche di file?». Risposta di Bondi: «Tutto ciò che resta è materiale pornografico con bambini, ed è disgustoso. Nessuno vuole vedere quella roba».

In primo luogo, dunque, il ministro della Giustizia di Trump non ha detto la verità. È comprensibile cercare un equilibrio tra trasparenza e buon senso – il rischio di una caccia alle streghe è altissimo, basta vedere le squallide operazioni in corso per far passare lo scandalo come un affaire nero – ma quanto fatto finora non basta. Una fetta importante del mondo Maga ora chiede le dimissioni di Bondi, nonostante Trump la difenda a spada tratta (ieri l’ha elogiata sul suo social Truth). In secondo luogo, le frasi della Bondi confermano, ancora una volta, l’esistenza di materiale inimmaginabile. Lo aveva già anticipato il suo vice Todd Blanche in conferenza stampa: «Abbiamo escluso le immagini riguardanti morte, violenze fisiche e ferite». Nessun complotto: lo hanno detto le autorità stesse. E se si vuole limitare la caccia alle streghe, forse è il caso che vengano chiariti i tanti punti oscuri rimasti.

Per esempio, oltre al già menzionato su queste pagine Les Wexner, miliardario ed ex numero uno di Victoria Secret, nei fogli delle indagini dell’Fbi compare tra i «co-conspirator» anche Sarah Kellen (per intenderci, nella stessa lista c’è anche la compagna di EpsteinGhislaine Maxwell, condannata a 20 anni di carcere). Assistente personale del faccendiere, gestiva la logistica quotidiana dello sfruttamento sessuale: teneva elenchi di giovani donne da reclutare come «massaggiatrici», prenotava i loro viaggi, era una habitué del Lolita Express. Diverse vittime hanno testimoniato di essere state accompagnate da lei nella stanza dei massaggi a Palm Beach, con l’ammonizione di non fiatare su ciò che accadeva. Particolare non da poco, è stata nominata come co-conspiratrice non incriminata (insieme a Nadia MarcinkovaLesley Groff e Adriana Ross) anche nell’accordo di non-prosecuzione del 2008, cioè durante la prima indagine in cui è stato condannato Epstein. Nella sentenza del 2022 su Maxwell, il giudice federale Alison Nathan ha descritto Sarah Kellen come «partecipante consapevole e criminalmente responsabile» nella cospirazione. Eppure, non risulta abbia avuto processi a carico.

Un’altra figura più che controversa è quella di Leon Black, miliardario co-fondatore di Apollo Global Management, una delle più grandi società di private equity al mondo, con un patrimonio stimato in oltre 10 miliardi di dollari. Black ha versato a Epstein almeno 158 milioni tra il 2012 e il 2017 (alcuni documenti indicano 170 milioni) per presunti servizi di consulenza fiscale e patrimoniale, ma molti pensano – con delle buone ragioni – che il denaro servisse ad altro. Nel luglio 2023 (accordo siglato a gennaio dello stesso anno), Black ha pagato 62,5 milioni di dollari in contanti alle Isole Vergini per risolvere potenziali rivendicazioni civili legate a Epstein, ottenendo in cambio immunità da future azioni civili nel territorio. Su Black, però, grava l’ombra di testimonianze e accuse che vanno ben al di là della sfera civile. Un’email risalente al 2023 dell’importante avvocato Jeanne M. Christensen menziona dieci ragazze che avrebbero denunciato aggressioni sessuali da parte di Black. Il legale, inoltre, esprime indignazione per il fatto che non siano state rivolte accuse penali contro il miliardario. Un’altra email, verosimilmente interna a qualche ufficio investigativo statale o federale, ha come oggetto quella che sembra la testimonianza di una vittima di Black sempre difesa da Christensen. Si tratta di una donna abusata per 7-8 anni, con cui Black si sarebbe macchiato di violenze sessuali terribili: le mordeva parti della vagina, eccitandosi per la violenza, causandole dolore estremo. Atti analoghi sono provati anche da un altro file contente quella che sembra la trascrizione di un diario: «Ho rovinato il loro viaggio e io sarei quella drammatica perché quel grasso schifoso mi ha morso! Mi ha buttato a terra e sangue ovunque sul tappeto di Jeffrey e io sarei il problema? Chi c.. morde qualcuno? Malato! Nessuno è così importante e Leon può andare a farsi fottere».

Un’altra vittima (sentita da Christensen) descrive uno stupro intorno al 2001-2002 nella residenza di Epstein a Manhattan. Poi c’è un’altra ragazza di 16 anni affetta da autismo che, nel 2002, sarebbe stata violentata con sex toys sempre in quella abitazione (probabilmente è la stessa di una causa intentata nel 2023 e non ancora conclusa, con l’imputato che nega categoricamente ogni accusa). Un ulteriore file identifica una vittima trafficata dal 2001 alla fine del 2004 da una persona legata al network Epstein/Maxwell, costretta a rapporti sessuali con almeno 25 uomini diversi. La giovane, secondo il documento, fu portata alla villa di Epstein a Manhattan per incontrare Leon Black (descritto come «amico speciale» dell’uomo), che con Epstein parlava di lei come di una bambina «di 10 anni». Referti medici indicano traumi da abusi sessuali, inclusa lacerazione rettale e riferimenti a stupro violento. Insomma, di quest’uomo sono attestati passaggi di denaro verso un condannato per traffico sessuale e abusi su minori, e al contempo contro di lui sono state lanciate diverse accuse per violenze sessuali. Ad oggi, ancora nessuna incriminazione.

Secondo quanto ricostruito da Chi l’ha visto?, nei documenti desecretati ci sarebbe anche un riferimento a Maddie McCann, la bimba inglese di 3 anni scomparsa in Portogallo nel 2007 mentre era in vacanza con i genitori. Un testimone del 2009, dopo aver visto in tv la foto di Ghislaine Maxwell, ha notato una somiglianza con la donna che aveva visto insieme a una bambina simile a Maddie. L’identikit fornito all’epoca presenta diversi punti in comune con la socia di Epstein.

E se nello staff di Keir Starmer ieri è caduta un’altra testa, quella del capo del Civil Service, il numero uno dei funzionari pubblici del Regno Unito, e segretario del Consiglio di gabinetto, sir Chris Wormald, in Norvegia, intanto, la polizia ha perquisito l’abitazione a Oslo dell’ex primo ministro laburista Thorbjorn Jagland, indagato per corruzione aggravata nell’ambito di quanto emerso dagli Epstein files. A Jagland è stata revocata l’immunità dal Consiglio d’Europa, di cui è stato segretario generale dal 2009 al 2019. L’uomo, inoltre, è stato presidente del comitato Nobel norvegese (quello, per intenderci, che assegna il Nobel per la pace) dal 2009 (anno in cui lo vinse Obama) al 2015. Un altro bel ritratto della galassia liberal, quella che per decenni si è autoproclamata argine morale del mondo.


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