Con la fine dell’estate si riaccendono le sveglie per oltre 7 milioni di studenti italiani, e nello zaino, insieme a libri e materiale scolastico, si incastra anche l’ansia da rientro.
Spesso si pensa che la paura principale riguardi i voti o i compiti, ma sono altre le cause a pesare maggiormente sui ragazzi, e il disagio cambia volto con la crescita. Nei più piccoli prevalgono la difficoltà a staccarsi dai genitori e i classici sintomi somatizzati (come mal di pancia o mal di testa), mentre negli adolescenti esplode il confronto con i coetanei e la paura del giudizio sociale.»
«È normale che, nei giorni che precedono il rientro, compaiano agitazione, irritabilità o preoccupazione», spiega Floriana Bitto, Dottoressa in psicologia clinica ed esperta di apprendimento del Centro Studi Lamba. «Dopo oltre due mesi di vacanza, i ragazzi passano da una routine molto più libera a un contesto fatto di orari, richieste, relazioni e valutazioni. Entro certi livelli l’ansia rappresenta una risposta adattiva: prepara ad affrontare una situazione nuova o percepita come impegnativa».
Non occorre eliminare l’ansia, ma imparare a gestirla.
Si può iniziare ripristinando gradualmente gli orari di sonno qualche giorno prima, trasformare la preparazione dello zaino in un momento condiviso e creare piccoli rituali positivi in famiglia per accompagnare il rientro con serenità, come fare colazione insieme o scegliere i vestiti la sera prima
Nella maggior parte dei casi l’agitazione si dissolve spontaneamente dopo le prime settimane di lezione. Tuttavia, è importante prestare attenzione se dovessero manifestarsi segnali prolungati come insonnia continuativa, crisi di pianto o di panico, isolamento sociale o un calo improvviso del rendimento. Il campanello d’allarme suona quando il disagio inizia a interferire pesantemente con la vita di tutti i giorni.
Ascoltare senza minimizzare
Di fronte alle incertezze dei figli, l’errore più comune è cercare di rassicurarli sminuendo il problema. Frasi apparentemente innocue rischiano di far sentire il ragazzo non compreso. È molto più utile riconoscere l’emozione del ragazzo e aiutarlo a capire cosa lo preoccupa davvero.
Fare continui confronti con fratelli o compagni e focalizzare l’attenzione unicamente sui voti può accrescere lo stress e la paura di deludere le aspettative dei genitori.
La chiave per far partire il nuovo anno scolastico con il piede giusto rimane il sostegno reciproco. Come conclude la Dott.ssa Bitto: «Il messaggio più importante che ogni ragazzo dovrebbe ricevere è che non deve dimostrare tutto il primo giorno. Potrebbero esserci delle difficoltà, ma possiede delle risorse per affrontarle e non sarà da solo a fronteggiarle».
