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Abbiamo speso (inutilmente) centinaia di milioni per i campi Rom e nessuno tiene il conto

Abbiamo speso (inutilmente) centinaia di milioni per i campi Rom e nessuno tiene il conto

Bonifiche, ristrutturazioni, inserimento sociale. L’integrazione (fallita) dei Rom ci costa decine di milioni l’anno ma nessuno sa dire quanto si spende. E c’è chi ci guadagna. In Italia da decenni si parla di rom, alla ricerca di un inserimento sociale e soprattutto per trovare loro una soluzione abitativa che vada oltre i famigerati “campi nomadi”, vere e proprie baraccopoli al di fuori delle regole civili, penali, sanitarie ed educative.


Per tutto questo sono state spese vere e proprie montagne di soldi, denaro che, visto il persistere di quelle situazioni di illegalità e invivibilità, sembrano essere stati totalmente sprecati.

Ma quanto abbiamo speso per i Rom in questi anni?

Difficile se non impossibile stabilire con certezza una cifra complessiva, perché non si riesce a trovare una rendicontazione pubblica ufficiale sulla gestione delle baraccopoli. I vari enti preposti non hanno saputo fornirci dei dati. Alcune associazioni e fonti dei vari municipi ci hanno addirittura risposto con un eloquente: “è impossibile trovarli”.

DI sicuro in Italia sono stati utilizzati di milioni di euro di soldi pubblici, per allestire, sgomberare e bonificare baraccopoli creando un vero e proprio “sistema” finito spesso sui tavoli delle procure di diverse città d’Italia.

Secondo il report del 2017 dell’associazione 21 luglio i costi della “politica dei campi” per circa 9.600 persone sono stato di 82 milioni di euro. Mentre tra il 2014 ed il 2020 l’Italia ha avuto a disposizione 32 miliardi di euro in fondi (Fondo Sociale Europeo – FSE, e Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale – FESR).

All’interno del FSE, almeno il 20% dei fondi è stato destinato a promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà. In questa somma sono state incluse anche le misure relative all’integrazione Rom. dati ufficiali del portale PON METRO (previsto per 14 città metropolitane) forniscono un quadro accurato sulle risorse destinate ai progetti di inclusione sociale. Nello specifico, si evince come all’interno di tale progetto siano stati stanziati € 8.658.379 complessivi; tuttavia, non tutti i progetti di inclusione sociale RSC presentati dalle città metropolitane sono stati ammessi a questi finanziamenti, ma solo una parte, per una somma pari ad € 4.590.092. Le risorse effettivamente erogate invece sono state di € 1.323289.

Sono emblematici i casi Roma e Torino che hanno predisposto per i rom progetti centrati sulla lotta al degrado attraverso sgomberi forzati e costose bonifiche con scarsi risultati sull’inclusione.

Roma

Il cuore dei campi Rom è nella capitale. Roma infatti detiene il primato in Italia per il maggior numero di campi riconosciuti dalla città.

Sono 17 in totale, di cui 6 formali e 11 cosiddetti ‘tollerati’, costati dal 2012 al 2017 oltre 60 milioni di euro in utenze e gestione. A questi si aggiungono però ben 300 micro insediamenti; baraccopoli, accampamenti del tutto abusivi e senza controllo alcuno.

Per i campi rom, denominati “villaggi della solidarietà” negli ultimi due anni e mezzo sono stati spesi 10 milioni di fondi pubblici, che non hanno prodotto alcun risultato umano e sociale.

Nel 2018 ad esempio si è proceduto ad uno sgombero forzato nel campo “Camping River” il cui risultato è che gran parte dei rom si sono sparpagliati per la città. Solo 2013 questa struttura era costata 2,2 milioni, di cui il 61,9 per cento dovuto alla gestione, il 22,1 per cento alla sicurezza, il 16 per cento alla scolarizzazione e zero all’inclusione sociale. Un affidamento diretto per il 92 per cento delle risorse.

Dalla realizzazione del campo sono stati spesi circa 210 mila euro a famiglia. Un vero e proprio “sistema”, quello dei “campi” si legge all’interno del rapporto nel quale operano nella capitale 35 enti pubblici e privati, che impiegano un personale di oltre 400 individui, che usufruiscono dei finanziamenti comunali per lo più attraverso affidamento diretto e non tramite bandi pubblici. Tra questi, il “campo” di Castel Romano, dove risiedono 989 rom, risulta il più costoso: oltre 5 milioni di euro nel solo 2013. Dalla sua nascita, nel 2005, per una famiglia composta da 5 persone il Comune di Roma ha già speso oltre 270 mila euro. Il “centro di raccolta rom” di via Amarilli, uno dei tre esistenti a Roma (costati circa 6 milioni di euro nel 2013) mentre per spostare da un punto all’altro della città circa 1.200 rom attraverso 54 azioni di sgombero forzato, si sono impiegati quasi 2 milioni di euro.

Il consigliere di opposizione del comune di Roma Alessandro Onorato afferma: “Sono villaggi dell’illegalità e non della solidarietà. Non esiste su queste strutture una rendicontazione pubblica, c’è un buco spaventoso. Sono stati buttati milioni di euro, tra campi, bonifiche dei rifiuti e straordinari per la polizia locale. I servizi sociali non intervengono in aiuto dei minori rom e gli adulti addirittura quando commettono reati vanno agli arresti domiciliari nelle roulotte. Il vero razzismo è lasciare degli esseri umani per la maggior parte bambini in queste condizioni.”

Una conferma della condizione al limite della legalità é arrivata anche dal consigliere della Regione Lazio Alessandro Capriccioli: “I campi vanno superati perché non é possibile che le istituzioni facciano vivere le persone in luoghi come quelli e non con gli sgomberi privi di soluzione alternative che creano situazioni peggiori, di quelle che già ci sono.

Se i fondi impiegati in tutti questi anni per tenere aperti i campi fossero stati usati per i percorsi di inclusione la questione sarebbe stata risolta da un pezzo.”

Torino

Nella città di Torino nel 2013 è partito il progetto: “La città possibile”, per favorire l’inclusione della popolazione rom. Un piano a cui hanno lavorato diverse associazioni e cooperative per l’inserimento in percorsi abitativi di 600 Rom, provenienti dai campi abusivi e reso possibile dal finanziamento di oltre 5 milioni di euro assegnati alla città dall’allora ministro dell’Interno Maroni. Il progetto è finito sotto la lente della Procura di Torino che nel 2017 con l’inchiesta sul “business dello sgombero di campi nomadi”, mandò a processo dieci persone di cui alcuni appartenenti alle cooperative operanti nei campi, implicate nell’indagine per presunta truffa aggravata e frode in pubbliche forniture.

Per facilitare il percorso nel campo di Lungo Stura Lazio uno dei più grandi d’Italia, furono sgomberate centinaia di persone che si riversano nel campo di Via Germinario, 10. Da questo modello di “superamento” dei campi molti furono esclusi e sgomberati con la forza. Così moltissime persone e famiglie furono costrette a cercare una sistemazione nei campi di via Germagnano e corso Tazzoli. Le famiglie che firmarono i “patti di emersione” del progetto “La città possibile” ebbero accesso ad una casa per pochi mesi o fino ad un anno, un anno e mezzo. Una volta finiti i fondi del progetto che integravano una parte del costo degli affitti fu impossibile per le famiglie sostenere affitti a prezzo di mercato e la quasi totalità dei beneficiari “meritevoli” si ritrovò nuovamente per strada

La città di Torino a dicembre 2019 ha firmato un nuovo protocollo istituzionale tra prefettura, regione e diocesi. Per l’attuazione del piano di chiusura dei campi Rom, è stata prevista una spesa di oltre 500mila euro: nella fattispecie il ministero dell’Interno, per mezzo della Prefettura, ha già stanziato 250mila euro, mentre la Regione Piemonte 300mila euro. Oltre ad avere funzioni di coordinamento, la Prefettura stanzierà altre risorse. n particolare, la Regione Piemonte si impegnasu smantellamento e bonifica dei campi e mette a disposizione i servizi e risorse legati al fondo europeo.

Milano

Nella città di Milano esistono 45 campi (con una popolazione di circa 4.310 persone) ai quali ne vanno aggiunti un centinaio (2.300-3.100 persone) nel resto della provincia. I campi istituzionali autorizzati dal Comune di Milano sono cinque e sono collocati nelle seguenti aree: a capo via Bonfadini 39, via Chiesa Rossa 351, via Negrotto 23, via Martirano 71, via impastato 7.

Il campo di “Bonfadini” ospita circa 40 famiglie per un totale di 130 cittadini italiani che vi abitano dal 1984. Il 50 per cento degli insediamenti più piccoli non è mai stato sgomberato nel periodo 2015-2017. In queste aree. Una parte degli sgomberi effettuati dal 2013 al 2015 sono costati secondo le stime 400 mila euro da parte del Comune. Nel 2016 la bonifica del campo di Muggiano è costata oltre 600mila euro. Il Comune di Milano, attraverso la Direzione Politiche Sociali, nell’arco temporale 1° ottobre 2017 – 31 ottobre 2018 ha proceduto con relativa istruttoria pubblica37 n. 6836448 finalizzata all’individuazione di soggetti del Terzo settore per la realizzazione di progetti e di percorsi sociali di integrazione ed inclusione nella legalità. Nel Lotto 5 la «Gestione dei percorsi di inclusione ed integrazione sociale nella legalità di nuclei ospiti campi rom autorizzati dall’amministrazione comunale» è stato stanziato un importo pari a 268.400,00 euro. In totale invece nel 2017 per le nuove costruzioni che hanno interessato i Comuni di Milano, Carpi, Merano e Moncalieri con provvedimenti volte ad alloggiare circa 240 persone, sono stati stanziati circa 4.700.000 euro

Napoli

A Napoli e provincia, secondo le stime del Viminale sugli insediamenti nomadi, sono sei i villaggi autorizzati (per un totale di circa 925 persone di cui 377 minori) e nove quelli non autorizzati (864 persone di cui 361 minori). Tra quelli autorizzati, tre si trovano a Napoli (595 persone di cui 266 minori). Gli altri nei vicini territori di Afragola (27; 16), Caivano (53; 15), Giugliano in Campania (250; 80). Dei nove villaggi non autorizzati, tre sono a Napoli (950; 390), due a Giugliano in Campania (690; 280), gli altri ad Arzano (70;35), Caivano (24; 9), Casoria (80; 37), Qualiano (64; 34). Palazzo San Giacomo avrebbe provato a utilizzare fondi europei per 1,5 milioni di euro per allestire strutture ricettive, sempre per soli rom. Mentre a Giuliano per la bonifica dell’ex campo rom sono stati stanziati 320mila euro.

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