Ecco perché Wikipedia sta morendo (i soldi non c'entrano)

Nel giro di pochi anni, senza che quasi potessimo rendercene conto, è diventato parte essenziale della nostra vita. Strumento imprescindibile per spegnere sul nascere infuocate discussioni a tavola riguardo l’età di certi personaggi; serbatoio inesauribile di aneddoti storici da snocciolare alla bisogna; compendio istantaneo per lo studente ritardatario; per non parlare del tempo che negli ultimi anni ha fatto risparmiare a giornalisti, saggisti, biografi etc.

Mi riferisco naturalmente a Wikipedia, il sesto sito più visitato al mondo, con 28 milioni di articoli in oltre 280 lingue differenti, 10 milioni di pagine visualizzate ogni mese (solo nella versione inglese), ma soprattutto, ad oggi la più vasta fonte di informazione libera esistente. A dodici anni dal suo timido lancio, Wikipedia domina indisturbato il panorama delle enciclopedie gratuite online. Purtroppo, però, il suo è un impero fiaccato da un pericoloso, inesorabile declino. E una volta tanto, il vero problema non sono i finanziamenti.

Facciamo un passo indietro. È il 2000, Jimmy Wales (financial trader) e Larry Sanger (dottore in filosofia), hanno un chiodo fisso: trasformare la loro Nupedia in una formidabile enciclopedia online ad accesso libero. Per raggiungere questo traguardo, Wales e Sanger però, avevano bisogno di una merce che non era esattamente a buon mercato: una squadra di redattori e di esperti che creasse e, soprattutto, certificasse, le varie voci dell’enciclopedia. Così, nel gennaio 2001, i due creano Wikipedia, un servizio che consentiva a chiunque di creare o editare una voce enciclopedica. L’obbiettivo iniziale era quello di rimpinguare il serbatoio di Nupedia, per poi sottoporlo al rigido controllo di esperti. Wikipedia suscitò immediatamente l’entusiasmo dell’utenza, al punto che, dopo un solo anno di vita erano state scritte e corrette 20.000 voci. Fu a quel punto che Wales e Sanger decisero di abbandonare Nupedia a favore della nuova, e assai più feconda creatura.

Il resto è storia nota. Negli anni a venire Wikipedia è cresciuta esponenzialmente, nel 2007 ha toccato il suo culmine, aggregando intorno alle sue pagine oltre 51.000 editor attivi. Poi, è cominciato il declino. Oggi, a sorvegliare le voci dell’enciclopedia ci sono “solo” 31.000 editor attivi, per la stragrande maggioranza uomini. Il primo effetto, come fa notare Tom Simonite su Technology Review, consiste in una disparità ingiustificabile tra le voci più cliccate e quelle più di nicchia: “Quelle sui Pokemon o le pornostar sono esaurienti, ma quelle sulle autrici femminili o sui luoghi dell’Africa sub-Sahariana sono approssimative.

Per ora l’enciclopedia tiene; ma se queste sono le premesse, non è difficile intravedere un pericoloso declino qualitativo. Ma cos’è successo? Come si è arrivati a questa situazione? Aaron Halfaker, studente della University of Minnesota ed ex collaboratore di Wikimedia Foundation, ha pubblicato un articolato studio sulla questione, nel quale illustra dettagliatamente come i nuovi sistemi di correzione semi-automatica dei contribui abbiano allontanato dalla piattaforma centinaia di potenziali volontari.

Come ho spiegato prima, il 2007 è stato l’anno di grazia per Wikipedia. Ma se da un lato una così ampia disponibilità di editor ha consentito una maggiore crescita dell’enciclopedia, dall’altra ha creato un serio problema di controllo. Con il successo, e il conseguente moltiplicarsi dei contributor e delle voci create, sempre più spesso gli editor si trovavano a dover sfoltire decine di interventi inappropriati, errori, a volte intere voci create per pure ragione di vandalismo digitale. Per contenere il problema, Wikipedia ha deciso di ricorrere a sistemi automatizzati di correzione e a barriere formato software che rendessero più complicato inserire nuove voci ed editare quelle esistenti. Il risultato, purtroppo, è stato che molti dei volontari che approdavano sulla piattaforma con le migliori intenzioni, si stancavano di litigare con un software bacchetone e lasciavano perdere.

È un problema di non poco conto. Per assicurarsi di poter crescere (ma anche solo sopravvivere), Wikipedia ha bisogno di innescare una dinamica che gli permetta accrescere e rinnovareil suo parco editor con una certa frequenza, in modo da cominciare a riempire tutte le lacune che tuttora ne indeboliscono le ambizioni enciclopediche. Purtroppo, però, non siamo più nel 2001, e nemmeno nel 2007; l’idea di una collaborazione disinteressata tra utenti che non si conoscono, è stata soppiantata in buona parte dalla tendenza all’interazione narcisistica di utenti sui social network.

Per ovviare a ciò, dal 2012, la Wikimedia Foundation ha cominciato un nuovo percorso di rinnovamento, che punta precisamente a invogliare quella ridotta porzione di utenti interessati a questo tipo di collaborazione a spendere il proprio tempo migliorando Wikipedia. Per fare ciò, la fondazione ha introdotto nel sistema un “thank button” (in italiano “pulsante grazie”, una sorta di surrogato del Like di Facebook), che consenta ai Wikipediani (gli utenti e autori registrati alla piattaforma) di inviare feedback positivi a quegli utenti che hanno contribuito in modo eccellente all’enciclopedia. È stato poi introdotto un nuovo Visual Editor, per semplificare la vita ai volontari meno esperti, che tuttavia ha creato non poche polemiche tra i Wikipediani, abituati da sempre a decidere in maniera collegiale le modifiche da apportare alla piattaforma.

Un altro punto su cui la comunità di Wikipedia deve lavorare è l’impostazione burocratica che ingessa la gestione della piattaforma, diversi utenti infatti si sono lamentati di aver ricevuto un trattamento arrogante da chi gestisce la piattaforma; non a caso tra i Wikipediani c’è chi sta lavorando a soluzioni per rendere più accettabile e affabile l’ambiente per i nuovi arrivati.

Insomma, Wikipedia sta affrontando un periodo difficile, ma ha già cominciato a seminare le premesse per una nuova rinascita. Probabilmente non riuscirà mai a raggiungere l’obiettivo di “compilare tutta la conoscenza del mondo”, ma non è un problema, l’importante è che continui a tendere verso quell’orizzonte; e che continui ad attrarre utenti e autori che vogliano contribuirein modo disinteressato alla diffusione del sapere in Rete: in tempi dominati da passerelle onanistiche come Instragram e Facebook, sono merce assai rara.

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