Sos Var: perché serve in Champions League (e perché non lo vogliono)

Sos, serve il Var in Europa. Almeno in Champions League e, se non è possibile metterlo da subito, sarebbe utile considerare l'idea di partire dalla seconda fase nella prossima stagione. Troppi errori arbitrali incomprensibili, troppe polemiche e la sensazione che il no della Uefa alla videoassistenza abbia creato un microclima in cui, nell'arco di due mesi, la credibilità tecnica della manifestazione più ricca del calcio mondiale è andata in pezzi.

La sintesi è che, se ci fosse stato il Var, la finale di Kiev sarebbe stata Roma-Bayern Monaco e non Real Madrid-Liverpool. Ma non è detto e non solo perché manca la controprova: il Psg, ad esempio, è uscito dal Bernabeu negli ottavi di finale convinto di essere stato derubato, la Juve ha urlato all'ingiustizia dopo il rigore di Benatia (peraltro il meno contestabile di tutti questi episodi) e quello di Cuadrado sempre contro il Real.

E allargando la visuale ci sono gli incredibili arbitraggi londinesi contro Juventus e Milan, la Roma uscita malconcia a Barcellona nella gara d'andata tra sviste clamorose e autoreti e via così andando indietro nel tempo. L'Italia non ha avuto fortuna con gli arbitraggi europei delle ultime stagioni, ma il ragionamento è più ampio e porta dritto al veto politico messo dal presidente dell'Uefa Ceferin all'utilizzo del Var.

Roma-Liverpool, fallo di mano Alexander Arnold, rigore non dato | video

Perché l'Uefa non vuole la Var

Un po' come chiedere alla Formula Uno di rinunciare alle ultime trovate tecnologiche e tornare indietro nel tempo. Chi ha assistito alla seconda fase di questa Champions League avendo negli occhi cosa succede in Italia, Germania e Olanda ha avuto l'impressione di assistere a uno spettacolo medioevale.

La spiegazione ufficiale del "no, grazie" della Uefa è che mancano certezze. Il protocollo Ifab è ancora in fase di sperimentazione e qualche problema di interpretazione oggettivamente c'è stato, buona parte degli arbitri in giro per l'Europa non sono formati e servono anni prima di avere garanzia di uniformità tecnica e umana nell'applicazione delle nuove norme.

Quella non ufficiale è che intorno al Var si va consumando lo scontro tra Fifa e Uefa che hanno visioni diverse. Ceferin, presidente Uefa, è molto sensibile al peso delle federazioni dei paesi più piccoli che avrebbero maggiori difficoltà nel mettersi al passo con il futuro. Due visioni inconciliabili e che hanno partorito il mostro bicefalo di un calcio che gioca la Champions League old style e andrà al Mondiale con il Var. Anche se molti non lo conoscono.

Davvero non si potrebbe inserire?

Che si cambi qualcosa nella prossima stagione è pressochè impossibile, anche se l'impatto dei disastri di Barcellona, Madrid e Roma è stato forte e potrebbe spingere in direzione contraria. La maggior parte dei grandi club, rappresentati da Andrea Agnelli capo dell'Eca (l'associazione che li raggruppa) spinge per la tecnologia e, nel caso del numero uno della Juventus, anche per un ricambio ai vertici arbitrali Uefa con l'allontanamento del designatore Collina.

L'obiettivo minimo è arrivarci entro il 2020, anno dell'Europeo itinerante. Sarebbe bizzarro che le migliori nazionali d'Europa se lo giocassero senza Var in mezzo a due Mondiali video-arbitrati. Il problema di anticipare la rivoluzione si potrebbe risolvere creando una squadra ristretta di arbitri (ne basterebbero una trentina) cui mettere in mano la gestione delle 29 partite dagli ottavi in poi: una sorta di special team da cui partire e da integrare man mano i direttori di gara hanno modo di fare esperienza nel proprio torneo o in situazioni di aggiornamento.

Si farà? Più no che sì. La Champions League è destinata per il momento a restare ancorata al passato, con il fascino quasi di un Wimbledon che per decenni ha rifiutato di aprire al tennis del presente. Ma essendo un prodotto che fattura oltre tre miliardi di euro a stagione, prima o poi dovrà arrendersi al passare del tempo.

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