Immagine del film "Tenet" (Foto: Warner Bros)
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Tenet di Christopher Nolan, un film crepuscolare e palindromo - Recensione

«Non cercare di capire. Sentilo», dice la Kat interpretata da Elizabeth Debicki. Ed è forse questa la chiave di Tenet di Christopher Nolan, il film dal titolo palindromo che ha anche nelle svolte narrative letture palindrome (dicesi palindromo ciò che letto in senso inverso mantiene lo stesso significato). Come l'iscrizione latina misteriosa «sator arepo tenet opera rotas» che si trova nel latercolo pompeiano, il cosiddetto Quadrato del Sator: guarda caso, che caso non è, Sator è il nome del grande cattivo del film, che a Pompei fa visita in mega yacht.

Tenet, dal 26 agosto al cinema, finalmente, è un film che fa venire il mal di testa. Inizialmente affascina, poi circuisce, entra in circuito, fino al cortocircuito. «Non cercare di capire. Sentilo», ci ripetiamo quando la logica fa fatica a mettere nero su bianco le tenaglie temporali, l'entropia invertita, e anche la semplice relazione tra il Protagonista, un carismatico John David Washington, e il fisico e agente segreto Neil, un Robert Pattinson simpatico e ambiguo. Mal di testa, appunto, o forse, inversione più, inversione meno, capogiro. Come quando ci afferriamo a fatica agli spiegoni che Nolan inserisce qua e là, ora in bocca a Mr. Michael Caine, ora nei ricordi di Kenneth Branagh, il prepotente villain Sator.

L'amatissimo regista britannico ci ha abituati a confonderci per poi farci trovare di fronte a grandi rivelazioni: Mementoè un cult movie sulla memoria dove ogni elemento caotico e labirintico alla fine si ferma per comporre una trama definita; Inception entra nei sogni attraverso architetture ammalianti, confondendo e alla fine risolvendo, con maestria da prestigiatore laureato. Tenet, invece, gioca con il tempo: su futuro e posterità che si ribellano agli avi, su un mondo da salvare che forse non è nel futuro ma nel passato, su inversioni temporali che si mescolano allo spionaggio. Questa volta, però, la matassa intricata sembra avvilupparsi su se stessa per nascondere difetti di solidità narrativa. Un po' Ritorno al futuro, un po' James Bond, un po' fisica quantistica, un po'… smarrirsi in sala. Con il cerino in mano?

Christopher Nolan e John David Washington sul set di "Tenet" (Foto: Warner Bros)

Quando più di dieci anni fa Nolan concepì per la prima volta Tenet, non avrebbe mai immaginato che questo film che viaggia nel tempo, per «salvare il mondo da quello che poteva succedere», ha anche la sorte di salvare il cinema, adesso che la pandemia ha messo in ginocchio l'industria cinematografica (e l'intera umanità), e vorremmo usare l'inversione del tempo per recarci in quel laboratorio di Wuhan dove forse tutto è successo, qualche mese fa. Nolan non lo sapeva, ma noi lo sappiamo e quindi facciamo il tifo per Tenet, anche se non regge tutto il peso delle aspettative. Tenet è un film da vedere, ora più che mai. Per amarlo o criticarlo.

Causa Covid, ha vissuto plurimi rinvii e cambi di data di uscita. Alla fine, ha visto la luce prima in Italia che negli States. Il 26 agosto è uscito in diversi Paesi europei (oltre che in Italia, tra i vari, in Francia, Austria, Spagna, Danimarca, Regno Unito). Negli Stati Uniti uscirà il 3 settembre, in alcune città, per diffondersi gradualmente nelle settimane successive. Il 4 settembre uscirà in Cina.

«Viviamo in un mondo crepuscolare», è la parola d'ordine ricorrente di Tenet, che riprende un verso di Whitman. E mai mondo è sembrato ai nostri occhi più crepuscolare di quello che stiamo vivendo.
«Niente amici al tramonto», è la replica. Ma non è vero. Come ci ha insegnato Nolan, potrebbe essere anche l'esatto contrario. In Tenet è proprio l'amicizia, la cooperazione tra individui, la chiave della salvezza. La chiave di questo mondo crepuscolare che stiamo vivendo.

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