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Champagne e F1, tutta colpa di Nuvolari

Dice la tradizione che il primo incontro tra la F.1 e lo champagne abbia preso forma per gentile intercessione di Tazio Nuvolari, indimenticabile protagonista delle corse in auto degli anni Trenta. Secondo una ricostruzione che si snoda tra realtà e leggenda, il pilota di Castel d'Ario avrebbe ricevuto una bottiglia del prezioso spumante al termine della gara che si svolse a Long Island nel 1936 sul circuito intitolato a Theodore Roosevelt. Nuvolari aveva fatto sua la Coppa Vanderbilt completando i 480 km della pista prima degli avversari e Monsieur Labourdette, un agente di Moët et Chandon (una delle più note case produttrici di champagne del mondo), gli allungò la bottiglia che il “Nivola” sorseggiò con grande trasporto.

Qualche anno dopo, nei dintorni di Reims, sede tra il 1938 al 1966 di 11 edizioni del Gran premio di Francia della Formula 1, Fred Chandon, a lungo a capo dell'azienda di famiglia, ricordò: “Eravamo entusiasti di seguire le corse e alla fine portavamo sempre delle jeroboam (ndr, si chiamano così le bottiglie solitamente destinate allo champagne). Allora non c’erano podi, contratti, pubblicità. Eravamo diventati amici dei piloti e il nostro unico desiderio era di donare loro una bottiglia di champagne”. Un gesto di cortesia e nulla più. Perché altro non si poteva fare. Ma le cose sarebbero cambiate da lì a poco. Merito di Jean Marie Dubois, che decise di farsi spazio nella popolare 24 Ore di Le Mans.

Il 19 luglio del 1966, la svolta. Lo svizzero Jo Siffert, tra i protagonisti delle corse automobilistiche negli anni Sessanta, agitò troppo la bottiglia di champagne ricevuta in premio dall'organizzazione della 24 Ore e provocò lo scoppio del tappo, innaffiando senza volerlo il pubblico sottostante. Dubois aveva raggiunto il suo obiettivo: creare una consuetudine, un collegamento diretto e rituale tra il mondo dei motori e lo champagne. Tuttavia, fu soltanto vent'anni più tardi che secondo il mensile francese “Champagne Viticole” ebbe inizio l'usanza che dura ancora oggi. Montecarlo, 31 maggio del 1987. Dopo due ritiri e un secondo posto nelle prime tre gare del campionato di F.1, il giovane e ancora non stellato Ayrton Senna, allora al volante della Lotus, riuscì ad avere la meglio su Nigel Mansell e Nelson Piquet, aggiudicandosi per la prima volta nella sua carriera il Gran premio di Monaco. Sul palco della premiazione, il pilota brasiliano bagnò con lo champagne, tra gli altri, anche i dignitari del principato, che risposero divertiti: “Ma lo champagne non macchia”. Missione compiuta.

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