Snowpiercer, il film di Bong Joon-ho: 5 cose da sapere

Dal 27 febbraio al cinema, Snowpiercer è il dramma fantascientifico osannato allo scorso Festival del film di Roma e anche adesso acclamato dalle recensioni nazionali e internazionali. 
Il regista è il sudcoreano Bong Joon-ho, già autore del giallo Memories of Murder (2003) e del monster movie The Host (2006). Con immagini di forte impatto, ci immerge in un futuro alla deriva dove l'unica possibilità di sopravvivenza è appesa a una corsa senza fine... La vita è aggrappata al moto perpetuo di un treno, su cui grava una lettura filosofica intrigante e cupa. Tra violenza strabordante e arti amputati, visioni dal piglio geniale e risvolti talvolta poco fluidi e grotteschi, la tensione emotiva ha forti picchi ma non manca affatto di cali, soprattutto nella seconda parte.

Ecco 5 cose da sapere sul film.

1) Da un fumetto fantascientifico francese

Snowpiercer è ispirato alla serie a fumetti fantascientifica francese Snowpiercer - Le Transperceneige(ora uscita anche in Italia), scritta da Benjamin Legrand e Jacques Lob e disegnata da Jean-Marc Rochette. "Quando ho scoperto il fumetto Transperceneige per la prima volta, sono rimasto subito affascinato dal carattere straordinariamente cinematografico evocato da un treno. Sono stato colpito dall'idea di un ammasso di ferraglia che si muove come un serpente, trasportando un gruppo di sopravvissuti che si dimenano e lottano gli uni contro gli altri, ineguali persino in questa Arca di Noè perché divisi in scompartimenti", ha dichiarato Bong Joon-ho. "La graphic novel che ha fatto da canovaccio era straordinaria e nasceva da un'idea originale, ma ho dovuto inventare una storia completamente nuova, con personaggi inediti, e creare uno Snowpiercer nuovo e dinamico, intriso di energia cinematografica".
Nel tentativo di fermare il surriscaldamento globale l'uomo ha compiuto un errore fatale e causato una nuova era glaciale. Gli unici sopravvissuti sono i passeggeri di questo treno, lo Snowpiercer, che sta correndo ad alta velocità in un moto perpetuo da diciassette anni in mezzo a un paesaggio post-apocalittico. Ma l'umanità non si smentisce e subito si suddivide in classi: in coda, in atmosfere cupe, anguste, sudicie e affollate, ci sono i poveri; in testa ovviamente sollazzano i ricchi, che controllano gli altri con fucili e fame. 

2) La metafora della società

Dal buio puzzolente e affamato dei bassi fondi in coda si sta però muovendo la rivolta, guidata dal giovane leader Curtis (Chris Evans): la volontà è arrivare in testa al treno e soppiantare il creatore e comandante della "sacra locomotiva", Wilford (Ed Harris), con Gilliam (John Hurt), il capo spirituale della sezione di coda. Edgar (Jamie Bell) è il numero due di Curtis e il suo braccio destro. Tanya (Olivia Spencer) è una madre determinata decisa a unirsi alla rivolta per recuperare il figlioletto. Ma il branco di derelitti nulla può senza Namgoong Minsoo (Song Kang-ho), lo specialista della sicurezza che ha progettato le serrature del treno e quindi sa aprire le porte dei vari scompartimenti. Non mancano alcune sequenze di umorismo nero, con improbabili pedine del male come l'ambigua e grottesca Mason interpretata da Tilda Swinton
In tutto e per tutto, dalle barrette di cibo distribuite ai poveri passando per il vagone-scuola fino al colpo di scena finale, Bong Joon-ho usa il serpentone d'acciaio come metafora delle dinamiche del genere umano in situazioni estreme. Indaga il suo istinto di sopravvivenza nei suoi lati più infimi, i suoi freddi calcoli di predominio e anche l'essenza ambivalente delle rivoluzioni.

3) Visivamente potente

Sono esteticamente seducenti gli scorci sul mondo esterno allo Snowpiercer: distese bianche, navi intrappolate nei ghiacci, città dentro cortine di gelo... Gli occhi vorrebbero vederne ancora mentre Bong Joon-ho ci intrappola nel suo treno poco rassicurante, in ambienti volutamente dark, dove l'oscurità riempie tutto. Man mano che avanziamo verso i vagoni di testa ecco che i colori si accendono e si aprono visioni che sembrano ora quasi celestiali, ora folli: la serra dai colori vividi dove vorremmo restare ancora, l'aula scolastica piena di tinte pastello e traboccante di sorrisi, lo scompartimento della discoteca...
Certo, per poter godere della verve visiva del film bisogna staccare la testa - se voi ci riuscite - e dimenticare alcune sequenze poco logiche, taluni blackout narrativi, l'assenza tra i vagoni dei ricchi di luoghi adibiti a una "normale" quotidianità (tipo forniti di letti)...

4) Una grande produzione, ma un film coreano

Snowpiercer è il primo film di Bong Joon-ho in lingua inglese e la produzione coreana più costosa di sempre (quasi 40 milioni di dollari). Pur facendo ricorso a un cast di stelle hollywoodiane e puntando a una distribuzione "commerciale", il regista non rinuncia però al suo stile visivo e narrativo, facendo qualcosa a metà strada tra film d'autore e blockbuster.

5) Un treno lungo 650 metri

Il set del treno è stato realizzato presso gli studi Barrandov, in un quartiere a sud-ovest di Praga, Repubblica Ceca. Grazie a un gigantesco giunto cardanico, lo Snowpiercer riproduce realisticamente l'incedere di un treno gigantesco di 650 metri. Tre artisti concettuali, tra cui Jang Hee-chul che aveva progettato il mostro di The Host, hanno iniziato a lavorarci ancor prima che Bong Joon-ho e lo statunitense Kelly Masterson iniziassero la stesura della sceneggiatura, visto che la priorità principale del regista e della troupe era come progettare e mostrare il treno, dato che avrebbe occupato quasi il 99% dello spazio nel film.
Le musiche originali sono del compositore Marco Beltrami.

YOU MAY ALSO LIKE