Saving Mr. Banks
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Saving Mr. Banks, il film su Mary Poppins: 5 motivi per vederlo

Saving Mr. Banks è una storia calda e coinvolgente, da guardare con gli occhi sgranati di chi si abbandona alla magia di Mary Poppins, dimenticando per un po' le pignolerie da cinefilo intransigente.
Dal 20 febbraio al cinema, diretto da John Lee Hancock, con arte e un po' di ruffianeria ci porta ai due-tre anni che hanno preceduto la produzione del cult della Disney Mary Poppins, film che vinse cinque Oscar (tra cui migliore attrice a Julie Andrews). Walt Disney ha iniziato nei primi anni '40 la sua ricerca per ottenere i diritti del libro di P.L. Travers sulla brillante tata. C'è però voluto quasi un ventennio per ottenere il sì della bizzosa scrittrice. Saving Mr. Banks scandaglia gli ultimi sforzi per trovare la sua approvazione. 

Ecco cinque motivi per vedere il film.

1) Si piange e si ride, come voleva Walt

Un buon film, secondo il buon vecchio Walt Disney, dovrebbe far piangere e far ridere. Saving Mr. Banks centra questo doppio obiettivo. Emma Thompson interpreta Pamela Lyndon Travers, pseudonimo di Helen Lyndon Goff, la burbera scrittrice che con tanta riluttanza ha ceduto i diritti del suo libro Mary Poppins, temendo che Disney ricorrendo ad animazione e musical rovinasse l'immagine della sua amata tata: "Non permetterò che diventi uno dei suoi sciocchi cartoni", dice infatti nella pellicola. Tom Hanks è invece il mitico animatore americano, un imprenditore visionario e ottimista. Il burrascoso rapporto tra i due è cesellato da momenti esilaranti: è impagabile la faccia disgustata della Thompson di fronte ai peluche di Topolino, Paperino e compagnia varia che riempiono la sua stanza d'albergo all'arrivo a Los Angeles. All'infanzia di P.L. Travers e soprattutto alle sue conseguenze sul presente sono invece affidati i momenti più toccanti. "Non sono i bambini che lei viene a salvare ma il padre, suo padre", è l'intuizione di Disney sul ruolo di Mary Poppins per la scrittrice.
Sono divertenti e talvolta emozionanti anche gli scambi tra la Travers e il suo autista Ralph, un essenziale e perfetto Paul Giamatti.

2) Emma Thompson favolosa

L'attrice britannica è stupenda, così gustosa nei suoi modi insopportabili e distruttivi, così tenera nelle fragilità che raramente lascia intravvedere. È lei l'ago della bilancia di Saving Mr. Banks, è lei la "medicina" che salva il film dall'essere troppo zuccheroso. Anche Tom Hanks offre una performance solida, ma è Emma Thomson la vera Mary Poppins che con un tocco magico sistema tutto.  

3) Tanto sentimentalismo che per fortuna non rovina tutto

Saving Mr. Banks ricorre senza vergogna a sentimentalismo allo stato puro, soprattutto nelle frequenti incursioni nel passato di P.L. Travers dove troviamo un Colin Farrell dalla recitazione particolarmente enfatica. Il rischio di esagerare e rimanere impregnati in una palude melodrammatica è dietro l'angolo; alla fine del film ci si sente in effetti abbastanza intrisi di caramello, ma per fortuna la sensazione non è opprimente. È anzi quasi festosa. 
Il racconto delle due epoche - primo Novecento e anni '60 - riesce ad amalgamarsi bene, senza che le trame si confondano nel continuo alternarsi.

4) Un omaggio al patrimonio Disney

Sono varie le differenze tra la storia raccontata da Saving Mr. Banks e la realtà dei fatti (ad esempio Disney aveva già i diritti quando la Travers giunse a Los Angeles e i rapporti tra i due furono molto meno amicali). Nonostante ciò il film è un apprezzabile omaggio al patrimonio Disney. 
Possiamo infatti vedere da vicino il grandissimo lavoro dei fratelli Richard (Jason Schwartzman) e Robert Sherman (B.J. Novak), gli autori della colonna sonora di Mary Poppins vincitrice di un Oscar, e dello sceneggiatore Don DaGradi (Bradley Whitford). Tra l'altro il vero Richard Sherman nelle ultime due settimane di produzione ha visitato il set ogni giorno, per vedere il cast che metteva in scena i numeri musicali che lui stesso aveva curato per Travers, nel 1961.
Scopriamo poi che la volontà di portare Mary Poppins sul grande schermo nacque in Walt Disney nel momento in cui le figlie gli chiesero di trarre un film dal loro libro preferito, Mary Poppins di P.L. Travers.
Con una divertita incredulità assistiamo alle varie strane richieste della Travers. La più assurda, confermata da Hancock, è quella di eliminare il colore rosso dal film. La Thompson ha raccontato: "Un giorno si è presentata e ha detto: 'Non mi piace più il rosso quindi non voglio che si veda nel film'. Disney ha replicato: 'Ma la storia è ambientata a Londra, dove le buche delle lettere e gli autobus sono rossi, persino nella bandiera inglese c'è del rosso'. Questa conversazione è testimoniata dai fratelli Sherman, e alla fine Walt Disney ha detto: 'Okay, okay. Niente rosso'. Ma ovviamente poi questo è cambiato e il rosso è apparso nel film. Ma lei li ha davvero messi a dura prova".

5) Si fa luce sulle ombre di P.L. Travers

Tramite Saving Mr. Banks scopriamo cosa ha portato P.L. Travers a scegliere il suo nome d'arte e perché fosse così legata alla figura di Mary Poppins. 
Non a caso all'origine di Saving Mr. Banks c'è in realtà un altro film, il documentario televisivo di 55 minuti The Shadow of Mary Poppins commissionato per la tv dall'australiano Ian Collie nel 2002. Il doc ritrae la vita dell'autrice P.L. Travers, nata nel 1899 con il nome di Helen Lyndon Goff, a Maryborough, nel Queensland, in Australia. Dopo essersi trasferita a Londra negli anni '20, adottò lo pseudonimo di P.L. Travers, utilizzando come cognome il nome di suo padre: in questo modo preservava l'anonimato, una pratica piuttosto diffusa fra gli autori degli anni '30.
Così nacque l'idea del documentario: "In un piccolo negozio di libri ho scovato una biografia di Pamela Travers a cura di Valerie Lawson (una prima edizione era stata pubblicata in Australia nel 1999, con il titolo Out of the Sky She Came: The Life of P.L. Travers)" ha detto Collie. "Travers era australiana e trovo affascinante il fatto che sia riuscita a dare vita ad un personaggio tanto britannico quanto lo è Mary Poppins. Ho pensato: 'Incredibile che l’abbia inventato un'australiana!' Mentre leggevo la biografia ho scoperto che i vari personaggi e le vicende del libro sono basati sulle sue esperienze di infanzia nel Queensland, e sono state trasposte nell’ambiente londinese. Trovo tutto questo davvero affascinante".
Dopo aver realizzato il documentario, Collie si è chiesto se la sua storia potesse tradursi in un film drammatico e si è rivolto a Sue Smith per realizzarne un copione, che poi si è andato ampliando con l'intervento di Kelly Marcel con l'aiuto della BBC Films. Prima di scegliere un regista, un cast di attori e persino prima di rivolgersi alla Disney, il copione è stato condiviso con il musicista Richard Sherman, che ha aiutato Marcel a rendere la sceneggiatura il più accurata possibile, specialmente in alcuni dialoghi che non aveva trovato in nessuna biografia che aveva letto.
Con l'avallo di Sherman, finalmente è stata coinvolta la Disney, che ha deciso con entusiasmo di abbracciare il progetto.

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