Ron: "Lucio Dalla? Un amico di cui mi fidavo completamente"

Dopo una pausa lunga quasi 5 anni torna uno dei più grandi cantautori italiani, un artista che ci ha regalato canzoni entrate nel cuore e nella vita di tutti i giorni, Ron.

"A dire il vero" ci spiega, "l’anno scorso era uscito un album di cover, Way Out, ma in pratica non lo sa nessuno (ride), perché è stato distribuito malissimo ed è un peccato ma in fondo i dischi sono sempre li, e c'è sempre tempo per farli riuscire. Avevo fatto un’operazione che mi incuriosiva molto e cioè di andare a cercare tra i brani di cantautori americani inglesi tipo Damien Rice e Ben Howard, ma anche di gente meno conosciuta che ho cercato di tradurre in maniera molto fedele. Noi italiani, siamo un popolo prevalentemente di cantanti ma oggi manca quella generazione di cantautori che ha fatto grande la musica italiana in passato, nei paesi anglofoni invece i cantautori sono ancora tantissimi" racconta.

"Un abbraccio unicoè un album di inediti ed è nato da solo diciamo, stavo iniziando ad avere in tasca molte canzoni, nel frattempo c’è stato il contatto con Sanremo con la canzone, che poi ha dato il titolo al disco, ed era la prima che avevo scritto. A loro era piaciuta molto, e così ho fatto un disco in pochissimo tempo. Sono entusiasta perché ho avuto accanto a me due grandi produttori, Roberto Vernetti e Michele Clivati. Inoltre ho registrato insieme a grandi musicisti e ho avuto l'occasione di potermi raccontare tanto, forse non l’ho mai fatto cosi intensamente. Ho scritto tante cose, ma non ho mai parlato di me davvero come sono e di chi sono e questa cosa mi è piaciuta molto".

Nel disco c'è ancheun inedito di Lucio DallaAmerica. Ron è un fiume in piena e con gli occhi pieni di entusiasmo aggiunge: "America era stata scritta nel 1992 per il disco Le foglie e il vento, io ci misi la musica ma non ero contento perché quel testo meritava di più. Così mentre stavo scrivendo nuove canzoni, ho trovato molte cose di Lucio, tra cui questa canzone che sentivo particolarmente mia, dove lui mi racconta non come sono adesso ma com’ero allora. Ero un uomo fortunato e con successo ma non capivo perché non ero felice o soddisfatto. In fondo erano i tempi in cui si vendevano molti dischi, i tempi in cui tutto era dovuto, pero’ io cercavo sempre qualcosa di più, guardavo l’erba degli altri vicini che mi sembrava sempre più verde della mia (ride) e ad un certo punto Lucio non ce l’ha fatta più e mi ha scritto questo testo, dandomelo in mano dicendo: senti, intanto chiamiamola America, poi mettici una musica e se vuoi cantalo".

L'album contiene anche un duetto con Dargen D'Amico, dove viene ripreso Sabato Animale. "Ho conosciuto Dargen durante l’area Sanremo dove insieme ad Omar Pedrini e Dargen abbiamo fatto da giuria e mi ha subito colpito perché a parte la bellezza della persona, è un uomo semplice, ma molto intelligente e colto".

Ron ha appena iniziato un nuovo tour partito il 15 maggio dal Teatro Nuovo di Milano e che lo vedrà all'Auditorium Parco della Musica di Roma il 22 mentre il 31 sarà a Cagliari all'Arena Sant'Elia: "Sono molto emozionato perché mi eccita intanto il fatto di fare teatri molto importanti. Non ci saranno solo brani del nuovo disco ma anche i miei vecchi successi cosa che faccio molto volentieri. Se c’è una cosa di cui non posso lamentare è che sono sempre riuscito a incidere canzoni che mi piacevano. Per cui non ho nulla da dimenticare (ride)'.

Con Lucio Dalla c'era una lunga e profonda amicizia e un grande sodalizio artistico: 'Lucio era come un bimbo di 13 anni, non so perché 13 ma mi vengono in mente questi ragazzini che non sono ancora nel pieno dell’adolescenza ma sono ancora un po nell’infanzia, con quelle sue uscite disarmanti e quelle espressioni, tipiche dei bimbi di quell'età. La cosa bella di Lucio era che si sorprendeva sempre, si stupiva sempre. Era una persona che davanti ad un tramonto, che magari sembra una cosa un po banale, riusciva veramente a stare li fino a quando non se ne andava il sole"

"Era una persona magica, una persona che aveva un umanità che andava oltre se stesso, amava la gente ed ecco perché la gente lo ama cosi tanto non solo per le sue canzoni ma per quello che era. La cosa che mi manca di più è che con lui avevo un punto di riferimento, adesso al giorno d'oggi le case discografiche essendo in crisi, non vendono dischi e non ci sono più neanche i personaggi a cui fare ascoltare cose nuove per cui ti senti molto solo, si, hai collaboratori, i musicisti ma mancano le persone di cui ti fidi e io di Lucio mi fidavo totalmente e lui di me. Mi ricordo che c’erano telefonate notturne anche alle 4, alle 5 di mattina quando si scriveva e mi faceva ascoltare i nuovi pezzi dicendomi 'senti questa canzone, senti che bella! È pazzesca'. Poi non vendeva un disco eh (ride) ma Lucio era capace di fartela ascoltare 20, 30 volte dicendo “ma forse non hai capito bene, ascoltala attentamente, ancora una volta”. 

I ricordi continuano e ci riportano indietro al 1979 con quello che è diventato un manifesto generazionale, Banana Republic: Una cosa devastante per bellezza, che ricordo con grande affetto pur non essendo stato il protagonista di quel tour, anche se suonavo chitarra e piano e cantavo una canzone. Arrivavamo da un momento politico sociale e giovanile importante nacquero i cantautori impegnati, , per cui era quasi impossibile fare concerti, c’erano sempre disordini. Quello invece fu il concerto che ristabilì la pace con la musica. Venivano sempre cinquantamila persone ed era una roba emozionante proprio perché ti rendevi conto che ci si era liberati, liberando in qualche modo, la musica".

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