Roma rifiuti emergenza
ANSA/ ANGELO CARCONI
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"Rifiuti, liberare Roma si può"

Una città sommersa da 60 mila tonnellate di rifiuti senza avere più un posto dove smaltirli. Non è la Roma di oggi ma la Milano del 1995, quando la giunta guidata dal leghista Marco Formentini si trovò ad affrontare una crisi gravissima. E che riuscì a risolvere rapidamente grazie a un assessore di sinistra, Walter Ganapini, docente universitario, esperto di rifiuti e co-fondatore di Legambiente: è anche merito suo se il capoluogo lombardo ha tolto i cassonetti dalle strade, ha una delle più alte raccolte differenziate d’Europa e ha costruito un moderno impianto di termovalorizzazione per trasformare l’immondizia in energia e calore. Non solo: nel 1997 Ganapini andò a Roma e avviò il primo esperimento di raccolta differenziata della capitale. A 68 anni Ganapini è attualmente direttore generale dell’Arpa Umbria, una delle regioni più virtuose in campo ambientale, e membro onorario del Comitato scientifico dell’Agenzia europea per l’ambiente.

Come risolverebbe l’emergenza rifiuti di Roma?

Da un punto di vista gestionale la soluzione non è complicata: seguendo le priorità indicate dall’Unione europea e dalle normative italiane, occorre avviare la raccolta differenziata dei rifiuti domestici, porta a porta, come si fa a Milano, accompagnata da un grande lavoro di comunicazione e di coinvolgimento dei cittadini e delle imprese, che a loro volta devono ridurre la produzione di scarti. In questo modo si può arrivare ad una quota di 70 per cento di differenziata e di solo il 30 per cento di immondizia indifferenziata. Questa indifferenziata può finire negli inceneritori o nelle discariche, soluzioni ormai considerate superate dall’Europa, oppure nei cosiddetti Tmb, impianti di trattamento meccanico biologico, che compattano i rifiuti eliminando l’umidità residua, e il materiale finale, ridotto di peso, può essere usato nell’edilizia o come combustibile per gli impianti cementieri.

E Roma ha abbastanza Tmb?

Ne aveva quattro ed erano sufficienti. Ma uno è bruciato e un altro è danneggiato. Il vantaggio di questi impianti è che, se si vuole, si fanno in pochi mesi. Il problema però è che in Italia il mondo dei rifiuti è contaminato dall’economia criminale, che guadagna nella gestione e nel cosiddetto «turismo» dei rifiuti, spediti in giro per l’Italia o l’Europa.

Ma se è così semplice la soluzione, perché non si applica? A Roma la Procura ha aperto un’indagine in seguito alle denunce di cittadini e di varie associazioni che hanno lamentato disagi per la mancata raccolta di rifiuti attribuendo responsabilità all'Ama e all'amministrazione capitolina. Denunce che nelle ultime settimane si sono moltiplicate…

A Roma l’Ama ha più di 7.500 dipendenti, il doppio di quanti le occorrerebbero in base alle medie nazionali. È troppo grande. L’Ama andrebbe smontata e suddivisa in divisioni più piccole in mano ai singoli municipi della metropoli e controllate da una holding centrale. Il rapporto tra i cittadini e la loro municipalizzata dei rifiuti sarebbe più stretto e tutto funzionerebbe meglio.

Mica è facile…

Certo che no: per questo io auspico un patto per Roma che coinvolga le grandi multiutility italiane, a partire da A2A ed Hera, affinché si alleino e scendano in campo per non lasciare alla criminalità una partita decisiva per il futuro ambientale del Paese. Qui stiamo parlando della capitale d’Italia e la situazione è molto preoccupante.

Secondo lei A2A ed Hera dovrebbero entrare nell’Ama, comprarla?

Questo non lo so, ma non si può lasciare Roma da sola.

Perché non costruire degli altri inceneritori? In fondo la Lombardia ne ha ben 13 mentre nel Lazio solo un paio…

Io non ho preconcetti contro la tecnologia: quando era a Milano ho fatto costruire l’inceneritore di Silla. Ma oggi le indicazioni dell’Europa sono chiare, questi impianti hanno costi elevati e impattano sull’ambiente e quindi è consigliabile evitarne la costruzione. Anche in ;ombardia alcuni inceneritori verranno chiusi. Molto meglio puntare sui Tmb, una soluzione sviluppata in particolare dai tedeschi e con successo.


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