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Riconoscimento dello Stato palestinese: le cose da sapere

Non c'è pace in Medioriente. E nemmeno nel Parlamento italiano. Oggi infatti doveva essere discussa e votata una mozione sul riconoscimento dello Stato palestinese. Ma tra le forze politiche non si è raggiunto ancora un accordo anche perché secondo molti, tra le tensioni in Libia e la minaccia dell'Isis, questo non sarebbe proprio il momento migliore. Lega e Forza Italia sono totalmente contrarie, Ncd è per il "no" a qualsiasi riconoscimento unilaterale, Sel con Psi e M5S sono a favore, il Pd è diviso al suo interno. E così, con la scusa della fiducia sul decreto milleproroghe, si è deciso di prendere tempo e rinviare il voto per cercare una mediazione. Anche tra le tante anime democratiche ci sono sul tema posizioni e sensibilità storicamente distanti e di fatto si dovrà decidere se approvare un testo che si fermi al reciproco riconoscimento tra Israele e Palestina o se andare oltre.

Il tentativo precedente

Già nelle scorse settimane si era preferito rinviare il voto sulle tre diverse mozioni presentate da Sel (e dal Pd), dal Movimento Cinque Stelle e dalla socialista Pia Locatelli (e firmata anche questa da un gruppetto di deputati dem). Davanti alle divisioni tra i suoi, il premier Matteo Renzi aveva infatti chiesto alla Camera di sfilare la questione dal calendario dei lavori. Le contraddizioni interne erano esplose in occasione di una discussione in Aula proprio davanti agli occhi dell'ambasciatrice dell'Autorità nazionale palestinese in Italia Mai Al Kaila. Così si è preferito soprassedere.

Le posizioni dei partiti

Nel Pd l'intenzione è quella di lavorare fino all'ultimo momento. In campo infatti ci sono ancora più opzioni: un'ipotesi è quella di riprendere la mozione approvata dal Parlamento europeo e che vincola il riconoscimento dello Stato palestinese ai negoziati. La minoranza dem non ne sarebbe particolarmente entusiasta e qualcuno, come Pippo Civati, non esclude di votare sia la mozione del suo partito che quella, “più netta”, di Sel. Sulla scia dell’appello di alcuni intellettuali israeliani tra cui Yehoshua, Oz, Grossman e con il sostegno l’ex ambasciatore di Israele in Sudafrica Ilan Baruch che ha scritto una lettera ai deputati per spiegare le ragioni di questa scelta, il partito di Nichi Vendola chiede infatti il riconoscimento unilaterale, da parte del governo italiano, dello Stato di Palestina.

La stessa posizione è contenuta anche nella mozione presentata dal Psi. Secondo la firmataria, Pia Locatelli, l'Italia dovrebbe infatti essere consequenziale con l'atto con cui nel 2012 riconobbe la Palestina come Stato Osservatore non membro, nell'Assemblea Generale dell'Onu. A favore i deputati del M5S per i quali “non ha importanza quale mozione sarà approvata, se la nostra, a prima firma Gianluca Rizzo, o quella di Sel e Psi”, basta che si arrivi in fretta al riconoscimento dello Stato di Palestina, “unica via per restituire alla pace in Medio Oriente una possbilità”.

Un "no" netto al riconoscimento unilaterale arriva da parte di Ncd che propone una propria mozione a favore del principio 'due popoli due Stati'. Contraria a “fughe in avanti”, “percorsi unilaterali” e “passi azzardati” anche la Lega che con una sua mozione chiede di “bandire ogni tentativo unilaterale dell'autorità nazionale palestinese di ottenere riconoscimenti ideologici”.

Le reazioni di Israele e Palestina

Di “passo prematuro” che “non farebbe altro che allontanare la pace” ha parlato l'ambasciata israeliana a Roma. Uno stop rinforzato anche dal presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il quale si è detto convinto che in “un momento internazionale come questo dovrebbero regnare la calma e la prudenza da parte dei Paesi comunitari”. Di avviso completamente opposto Nemer Hammad, consigliere politico di Abu Mazen, secondo il quale, l'eventuale riconoscimento da parte del governo italiano dello Stato di Palestina rappresenterebbe “un segnale importante” per favorire la riapertura del “processo di pace con il prossimo governo israeliano e favorire la soluzione a due Stati”.

La risoluzione del Parlamento europeo

Il 16 dicembre del 2014 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione (non vincolante) che “sostiene il riconoscimento in linea di principio dello Stato di Palestina” sulla base dei confini del 1967, appoggiando la soluzione a due Stati con Gerusalemme capitale. Nel testo viene inoltre sottolineata la condanna assoluta di tutti gli atti di terrorismo o di violenza, la necessità di consolidare il consenso attorno al governo dell'Autorità palestinese con l'appello a tutte le fazioni palestinesi, compresa Hamas, a fermare le divisioni interne e si ricorda che gli insediamenti israeliani sono illegali ai sensi del diritto internazionale.

Gli altri Paesi

In tutto il mondo sono 135 i Paesi che hanno ufficializzato il riconoscimento dello Stato di Palestina. Tra questi non ci sono gli Stati Uniti, storico alleato di Israele. Anche la maggior parte dei Paesi europei non l'ha ancora fatto. Fanno eccezione alcuni Paesi dell'Est Europa, che hanno proceduto al riconoscimento prima di entrare nella Ue, e la Svezia. Nella maggior parte dei Paesi la Palestina ha una missione diplomatica ma non un'ambasciata. In molti Paesi Ue - tra cui Regno Unito, Francia e Spagna - sono passati voti parlamentari non vincolanti per i governi, che hanno comunque provocato le proteste di Israele.

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