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Renzi-Mogherini e le nomine senza senso e merito

Nel mondo non funziona come in Italia. Nel mondo c’è un galateo, ci sono regole, codici. Un’etichetta da osservare. La concorrenza è globale, sicché (direbbe un fiorentino) chi arriva pensando di ribaltare il tavolo o metterci sopra gli zebedei, rischia di uscirne in falsetto. È esattamente il rischio che corre Matteo Renzi, che si lancerà pure a parlare un inglese maccheronico a Venezia rimediando “solo” una magra europea (e forse qualche moto di simpatia in patria), ma se spacca tutto nelle trattative bruxellesi con altri 27 paesi sulla composizione della Commissione UE, si espone al ludibrio e alla disfatta. Che può materializzarsi nelle forme più melliflue e dolorose. Potrebbe addirittura, l’Italia, apparire come il paese che provoca con le sue bizze, e l’impuntatura su nomi improbabili, il rinvio della formazione di un esecutivo europeo al prossimo anno. 

Voglio dire che la spavalderia renziana può diventare un problema per l’Italia. Alla fine potremmo doverci accontentare degli scarti degli altri, e in tanti sarebbero contenti: un portafoglio di medio o scarso rilievo se non una Madame Pesc che avrà comunque vita difficile e si brucerà su temi come la guerra israelo-palestinese mentre francesi e tedeschi gestiranno la politica che conta, quella economica e monetaria. 

Oltretutto, Renzi ha alle (s)palle un paese fragile, quello che più di tutti in Europa arranca, non riesce a rialzare la testa e avrà bisogno della flessibile comprensione dei partner. Insistendo sul nome, (di)chiaramente sgradito ai partner UE e allo stesso Jean Claude Juncker capo della Commissione, di Federica Mogherini numero 2 e Madame Pesc (Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza della UE), Renzi di fatto umilia e manifesta disprezzo per Juncker e per gli altri capi di governo. Juncker, peraltro, ha notoriamente un carattere suscettibile e vendicativo, e non è un “amico” dell’Italia (ricordate quando si mise a tamburellare con le dita sulla testa di Berlusconi seduto a un vertice?). 

Già. Che cosa ha fatto Renzi? Ha sfidato Juncker mettendo nero su bianco che vuole la Mogherini a Bruxelles e la vuole in quella posizione (come lui hanno fatto solo i polacchi), infischiandosene del parere contrario dello stesso Juncker come del board degli azionisti (i 27 leader). in questi casi, c’è un “si dice” e un “non si dice”. Il “si dice” è chi va, il “non si dice” dove. Da un punto di vista formale, Juncker mantiene la discrezionalità sulla scelta dei commissari. E anche il “chi” va, soprattutto in posizioni importanti come quella di Mr. o Madame Pesc, è concordato con tutti i partner.

Ma c’è un altro problema, che unisce la designazione della Mogherini ai casi di Carlo Cottarelli e Ferdinando Nelli Feroci. In che modo? È presto detto. Cottarelli, commissario alla spending review per chiamata diretta di Enrico Letta, dovrebbe tornare al Fondo monetario internazionale nella veste di rappresentante dell’Italia. Peccato che Cottarelli fosse un (alto) funzionario del FMI prima di essere richiamato. Allo stesso modo, Nelli Feroci è un valente ambasciatore che si è sempre occupato di Europa, già rappresentante dell’Italia presso la UE. Ma è pur sempre solo un (alto) funzionario, non un politico. Eppure è stato designato, ed è, commissario europeo ad interim su indicazione dell’Italia. 

Infine la Mogherini: prima di diventare ministro degli Esteri era una (alta) funzionaria di partito, responsabile Esteri del Pd. Ecco allora il punto: la designazione di funzionari di fiducia e non di politici per ruoli che invece sono eminentemente politici, indebolisce l’Italia. Come potrà Cottarelli parlare a tu per tu con la direttrice del Fondo monetario internazionale, la francese Christine Lagarde, già ministro dell’Economia nel suo paese? E come può l’ambasciatore Nelli Feroci esercitare appieno la sua funzione con l’autorevolezza di un Monti o una Bonino o un Tajani? E come potrà la Mogherini essere il volto dell’Europa nel mondo?

Renzi alla fine potrebbe avere ragione in due modi. Il primo: ottenendo quello che si ostina a pretendere. Il secondo: cedendo ma ottenendo in cambio qualcos’altro di egualmente importante (non so, l’impegno franco-tedesco a spalleggiare seriamente l’Italia nella richiesta all’India di liberare i marò…).

Chi vivrà vedrà. 

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