Fiat e Pomigliano, gli operai Fiom alla porta si decurtano lo stipendio

Porte chiuse anche oggi per i 19 operai della Fiom che da ieri non possono accedere allo stabilimento della Fiat di Pomigliano nonostante una sentenza della Corte d’Appello di Roma li abbia riammessi al lavoro. I dirigenti del Lingotto hanno infatti comunicato che ai lavoratori in questione verrà corrisposto regolarmente lo stipendio, ma che non sarà loro permesso di accedere alle catene di montaggio. E così ieri, alla fine della cassa integrazione , quando 18 degli operai Fiom, visto che uno è in permesso elettorale, si sono presentati ai cancelli del sito produttivo di Pomigliano hanno avuto l’amara sorpresa. Una sorpresa che stamane è stata purtroppo per loro confermata, con la motivazione tecnica che per il momento non esiste possibilità di ricollocazione.

Una presa di posizione da parte dell’azienda che però è arrivata ai lavoratori a voce e senza che ci sia stata nessuna comunicazione scritta. Tutti elementi che come si capisce bene riaccendono pesantemente lo scontro tra la Fiat di Sergio Marchionne e la Fiom di Maurizio Landini. Quest’ultimo, che dopo la candidatura alle elezioni politiche di Giorgio Airaudo, ex responsabile Fiom del settore auto, ha preso personalmente in mano le redini di un settore tra i più caldi sindacalmente, ha, come già avvenuto più volte in passato, annunciato nuovi ricorsi all’autorità giudiziaria , e soprattutto ha chiamato in causa il governo.

E proprio per conto dell’esecutivo, stamane, nel corso di una trasmissione radiofonica della Rai, ha parlato Elsa Fornero. Il ministro del Lavoro ha fatto sapere che per un governo ormai in fase di abbandono risulta quanto mai difficile poter intervenire su questioni così delicate come la vicenda di Pomigliano. In ogni caso però, la stessa Fornero ha invitato le parti al dialogo, sottolineando che comunque “è ovvio che non è dignitoso per nessuno ricevere un salario essendo al tempo stesso richiesti di rimanere a casa”.

E la stessa cosa devono aver pensato proprio i 19 operai della Fiom, che anche oggi, tutti insieme, stazionano permanentemente davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano. Come confermato da fonti vicine alla stessa Fiom infatti, oggi i lavoratori a cui viene precluso l’accesso al sito produttivo, hanno deciso di volersi decurtare lo stipendio. Finché la loro vicenda non si risolverà con il regolare rientro al lavoro infatti, hanno concordato tra loro di trattenere solo la parte di compenso pari alla cassa integrazione. Il resto della regolare rimunerazione verrà invece devoluto ad una sorta di cassa di resistenza che servirà per future battaglie sindacali.

L'ANNO NERO DELLA FIAT SOLLEVATO DALLA PANDA DI POMIGLIANO

Insomma, risulta sempre più evidente che l’atteggiamento ostruzionistico della Fiat rischia non solo di non risolvere il problema, ma oltretutto di far diventare i 19 operai della Fiom dei veri e propri eroi involontari. Una strategia che ovviamente è molto probabile che non potrà che ritorcersi contro il Lingotto stesso, soprattutto in termini di impatto mediatico. In ogni caso però, per il momento, Sergio Marchionne sembra essere fermo sulle proprie posizioni, e la vicenda di Pomigliano, c’è da credere, contribuirà ad infiammare ulteriormente una campagna elettorale già di suo molto accesa, entrando di forza tra i temi di dibattito e confronto.

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