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Economia

Pil: crescita zero nel secondo trimestre, + 0,8% il dato annuo

Il Pil italiano è fermo. Lo conferma l'Istat che rileva come nel secondo trimestre (aprile-giugno) del 2016 il prodotto interno lordo sia rimasto *invariato* rispetto al trimestre precedente. 

Si confermano così le stime congiunturali del 12 agosto.

Rivista invece al rialzo la stima di crescita: in base ai nuovi calcoli, l'economia italiana è salita nel periodo dello 0,8% contro il +0,7% preliminare.
In miglioramento anche la stima di crescita acquisita (quello che si registrerebbe se anche nei prossimi due trimestri la variazione congiunturale fosse nulla) rivista al rialzo a +0,7% rispetto a +0,6%.

"Il Pil è in crescita", commenta, con un certo ottimismo, il ministro dell'Economia Padoan.

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La domanda interna: consumi stazionari
La fotografia Istat sul Pil indica, dal lato della domanda interna, consumi nazionali stazionari in termini congiunturali (sintesi di un aumento dello 0,1% dei consumi delle famiglie e di un calo dello 0,3% della spesa della PA), e investimenti fissi lordi in flessione dello 0,3%.

La domanda nazionale al netto delle scorte - dice l'Istat - ha sottratto 0,1 punti percentuali alla variazione del Pil: si registrano contributi nulli per i consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private e per gli investimenti fissi lordi e un contributo negativo (-0,1 punti percentuali) per la spesa della pubblica amministrazione.

La variazione delle scorte ha contribuito negativamente per 0,1 punti percentuali, mentre l'apporto della domanda estera netta è stato positivo per 0,2 punti percentuali. Le importazioni sono aumentate dell'1,5% e le esportazioni dell'1,9%.

Confcommercio
Senza l'auspicata revisione al rialzo, si certifica il rallentamento dell'economia italiana dopo quattro trimestri neppure tanto brillanti. Tre sono gli elementi di frenata dell'economia: il mancato contributo del valore aggiunto dell'industria manifatturiera, quello dei consumi di beni durevoli e semidurevoli e il pesante arretramento della spesa degli stranieri in Italia pari al -1,6% rispetto al primo trimestre: questo il commento dell'Ufficio Studi Confcommercio. "Nel confronto internazionale non muta la tendenza della nostra economia a funzionare peggio di quelle dei nostri principali partner internazionali, rispetto ai quali si allarga ancora il divario di crescita. Mettendo a sistema l'esigua eredità positiva per il secondo semestre (+0,7%) con il repentino calo di fiducia registrato negli ultimi quattro mesi, il quadro prospettico appare fragile e il raggiungimento di una crescita all'1% impone rapide azioni di contrasto all'inerzia attuale. Sarebbe, dunque, utile anticipare la definizione e la comunicazione degli obiettivi della prossima legge di stabilità concentrando gli sforzi nella direzione di un taglio fiscale che possa migliorare fin da subito le aspettative di famiglie e imprese".

Consumatori: un piano per il lavoro
Adusbef e Federconsumatori, commentando i dati sul Pil, dicono che "Per un vero e reale sviluppo del Paese è indispensabile un'azione shock. È necessario un piano straordinario per il lavoro che invochiamo da tempo e che preveda lo stanziamento di investimenti pubblici per almeno 60 miliardi di euro". Si tratta, affermano, di risorse "che vanno impiegate esclusivamente per creare occupazione e dare prospettive ai giovani, attraverso interventi per la crescita, la modernizzazione, la messa in sicurezza antisismica, l'innovazione e la ricerca.
Un piano che non può in alcun modo essere rimandato, se veramente si vuole rimettere in moto il nostro sistema economico e dare un impulso alla crescita".

Codacons: sostegno ai consumi
Secondo il Codacons, d'altra parte, i dati sul Pil diffusi oggi dall'Istat rappresentano "una bastonata per il Governo italiano, che ha letteralmente steccato sulle previsioni relative al Pil, il cui incremento tendenziale era fissato all'1,2%".
"È evidente che l'Italia non riparte e che la crisi economica non ha affatto abbandonato il nostro Paese - afferma il presidente Carlo Rienzi - Il Governo Renzi farebbe bene a pensare alle famiglie più che alle banche, perché solo attraverso misure di sostegno ai consumi e alla domanda interna sarà possibile uscire definitivamente da una crisi che continua a far sentire i suoi effetti sull'economia italiana".

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