Mps, che fine farà il Siena calcio senza la sua banca?

Il Siena calcio. La squadra di basket più titolata del nostro campionato. Centinaia di società sportive dilettantistiche. Ma anche il Palio. La tempesta giudiziaria e finanziaria che da un paio di settimane si è abbattuta sul Monte dei Paschi potrebbe indirettamente nuocere anche allo sport senese.Per anni, in alcuni casi per decenni, Rocca Salimbeni ha generosamente foraggiato con contributi diretti, sponsorizzazioni e partnership l’intero ventaglio delle attività locali.

Ma oggi, di fronte alla necessità di far quadrare i conti a costo di perdere un po’ di appeal e di radicamento territoriale, queste operazioni come molte altre non sono più considerate una priorità dai nuovi vertici dell’istituto, che ha deciso un cambio di rotta. Gli effetti sulle risorse a disposizione dello sport senese, a un primo giro di stime, non saranno certo irrilevanti. Soprattutto per il team bianconero guidato da Massimo Mezzaroma.

I tifosi contestano il presidente Mezzaroma durante la gara Siena-Inter di domenica 3 febbraio. (Credits: Niccolò Cadirni/Ansa)

Quattro giorni fa l’amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola ha confermato ai tifosi che l’accordo di sponsorizzazione tra la banca e la squadra allenata da Beppe Iachini, in scadenza il prossimo 30 giugno, non sarà rinnovato. È la fine di un rapporto decennale, che ha visto il brand dell’istituto o dei suoi prodotti (come Mps Vita) accompagnare le maglie bianconere dai polverosi campi della serie C fino all’Olimpo della A. L’idillio termina nel momento più delicato, con la società impegnata nella lotta per non retrocedere dopo essere stata coinvolta nell’affaire calcioscommesse.

Ma quanto impatta la sponsorizzazione sui conti della società? Le stime più esatte le ha fatte il commercialista e blogger Luca Marotta, esperto di bilanci societari, che ha analizzato l’ultimo esercizio disponibile del Siena calcio, relativo alla stagione 2011/2012. Nello scorso campionato, come in quello precedente, i corrispettivi erogati da Mps ammontavano a 8 milioni di euro, di cui 7,1 milioni a titolo di sponsorizzazione e 0,9 al termine di ciascuna stagione a titolo di premio per il risultato sportivo raggiunto (nel 2011 fu la promozione in A, nel 2012 la salvezza).

Una cifra considerevole, visto che (nonostante la massima serie abbia fatto impennare i ricavi da diritti tv riducendo il peso delle altre voci) ammonta al 15,3 per cento del fatturato complessivo. Per una piccola squadra non sarà facile trovare un’azienda altrettanto munifica, soprattutto in caso di retrocessione. Ma la fine della partnership tra le due realtà rischia di avere altre spiacevoli conseguenze sul piano patrimoniale, perchè il rapporto tra banca e squadra non si esaurisce con il brand piazzato sulle casacche. Anzi.

Come si legge ancora scorrendo il bilancio, “il guppo Mps riveste  anche il ruolo di finanziatore della squadra, poiché permette l’utilizzo di scoperti temporanei sui conti correnti e ne anticipa le fatture, con operazioni di factoring”. E ancora: i debiti del team verso le banche, che nello scorso esercizio erano pari a 3 milioni, si riferiscono in massima parte “a scoperti di conto corrente presso Banca Mps”. Anche i debiti verso altri finanziatori, che in questo caso valgono quasi 7 milioni, “si riferiscono ad anticipi di fatture da parte di Mps Leasing & Factoring spa”.

Infine, nell’operazione straordinaria relativa alla cessione del ramo d’azienda contenente il marchio della squadra e i diritti sul suo sfruttamento (un artificio contabile adottato ormai da molte squadre e che per il Siena ha generato 25,1 milioni di plusvalenza riportando il bilancio in utile), Rocca Salimbeni ha svolto il ruolo di “soggetto finanziatore” della società veicolo che acquisiva il brand per poi affittarlo alla squadra.

Insomma, quello tra la banca più antica d’Italia e il sodalizio calcistico è un intreccio molto più complesso e molto favorevole al secondo. O almeno lo è stato fino a oggi. Perchè, come i vertici di Mps hanno comunicato alla tifoseria e come Viola aveva anticipato nell’assemblea del 25 gennaio scorso, con la fine della sponsorizzazione “sarà diverso anche l’approccio che la banca terrà nei confronti dell’Ac Siena spa, che verrà considerata come una delle tante aziende in difficoltà (…) aiutandola davanti a un piano industriale credibile e realizzabile (…) Anche un eventuale passaggio di consegne riguarderebbe soltanto l’attuale proprietà e non la banca che non svolgerà il ruolo di advisor come nel recente passato”.

Concetti netti, inappellabili e in linea con il difficile momento vissuto dall’istituto. Ma che suonano anche come un campanello d’allarme per il futuro della vecchia Robur.

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