Addio a Ronald Coase, premio Nobel per l'economia

Si è spento la notte scorsa a Chicago, l'economista premio Nobel Ronald Coase. Aveva 102 anni.

Dopo una laurea alla London School of Economics nel '31, Coase aveva viaggiato e studiato fra l'Europa e l' America, conoscendo da vicino la tragedia economica della Grande Depressione. Fu proprio dalle conversazioni fatte in quel periodo con gli imprenditori americani che fronteggiavano la crisi, che nacque il suo primo lavoro: The nature of the firm. Il saggio analizza l'esercizio di costante equilibrismo a cui sono costrette le imprese fra gerarchia e mercato: l'impresa nasce e vive nella sua condizione ottimale proprio quando riesce a trovare il giusto equilibrio fra il costo delle decisioni determinate gerarchicamente e il costo da sostenere per le transazioni all'interno di un mercato. Coase diceva, citando Dennis Robertson, che  le imprese sono “isole di potere cosciente in questo oceano di cooperazione incosciente, come grumi di burro che si coagulano in un secchio di latte".

Quando nel '37 venne pubblicato The nature of the firm non ottenne molto successo,  fino a che nel 1960, Coase elaborò la sua opera più celebre: The Problem of Social Cost. Qui analizza il problema delle esternalità, cioè gli effetti economici di un'azione e dei loro costi di gestione. Coase illustra la sua teoria attraverso una semplice ma efficace metafora. Il mondo e le sue transazioni economiche vengono paragonate a un prato in cui agricoltori e allevatori devono convivere: l'attività dell'uno può nuocere all'altro, rovinando il raccolto oppure limitando il pascolo per il bestiame. La soluzione al problema sta nell'attribuzione dei diritti di proprietà e nella possibilità di commerciarli, facendo in modo che le parti coinvolte trovino, nelle contrattazioni fra loro, un prezzo per l'eventuale danno subito e quindi un accordo. La rivoluzione di Coase sta proprio nel fatto che indipendentemente da chi detenga i diritti di proprietà, si arriverà a un equilibrio e a un "giusto" prezzo per l'esternalità e il danno da sopportare. 

La portata rivoluzionaria di questo pensiero, alla base decenni di studi di economia ambientale sulla gestione delle conseguenze economiche dell'inquinamento, fu poi tradotto in un teorema, divenuto su tutti i manuali il "Teorema di Coase", formulato sei anni più tardi da un altro premio Nobel: George Stigler. Coase espose alcune perplessità al riguardo, forse mal tollerando che un paio di formule matematiche potessero ingabbiare il suo pensiero. 

Dopo anni di studi, ricerca, riconoscimenti e la magistrale direzione del Journal of Law and Economics dal 1964 per quasi 20 anni, il Nobel arrivò per Coase soltanto nel 1991, quando ormai ottantenne vide citati dall'Accademia Svedese, nel discorso di consegna del premio, articoli scritti ancora ventenne. Ma Coase non era tipo da perdersi d'animo per un riconoscimento arrivato in tarda età, per lui infatti la ricerca scientifica era "un alternarsi tra teoria e pratica in un processo senza fine". 

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