Intervista a Montenero: "Il mio hip hop a mani aperte come Ibra"

Montenero. Proprio come la via dove ogni mattina all'alba si scarica la frutta per l'attività di famiglia. Il lavoro vero, quello che scandisce il tempo e dà un senso alle passioni. Unendole viene fuori "Manovalanza", secondo album da solista di Montenero, al secolo Alessandro Di Gioia, dopo "Milano spara" del 2007. Nel 2011 era stata la volta di "We Run Milano", progetto sulle produzioni dei 2nd Roof al quale avevano collaborato tra gli altri anche Guè Pequeno, Corrado e Amir. Con quest'ultimo Montenero ha poi iniziato a lavorare al disco che dopo una lunga gestazione è uscito per Red Carpet Music. L'attesa dei fan è stata premiata con un prodotto denso, 17 tracce e tantissime collaborazioni con il meglio della scena italiana: dall'amico sempre presente Guè Pequeno passando per Ensi, Luché, KBC, Vincenzo da Via Anfossi e produttori come Bassi Maestro, Don Joe e  Fat Fat Corfunk.

Iniziamo dai myspace. Tu avevi un Myspace fighissimo, parliamo dei tempi di "Milano Spara"...

Si, sembra passata una vita. I pezzi che facevo uscire erano tutti sul player di Myspace, che figo ripensarci... La bomba del rap in Italia non era ancora esplosa quindi c'erano molti meno artisti che si davano da fare per provare ad uscire. Grazie ai Dogo però qualcosa stava già cambiando...

Adesso invece i social vengono utilizzati in modo diverso, ti ci trovi ancora?

E' successo quello che in tanti aspettavano da anni. C'è stato un boom del rap in parallelo con la diffusione di Facebook e dei social network e il pubblico del web ha spostato parecchio gli equilibri a favore del rap. E' anche vero che come in tutte le cose non ci sono solo lati positivi, essendo più facile produrre musica e farla girare si trovano tanti talenti ma anche tante cose aberranti...

Come si può descrivere il tuo album?

Io volevo un disco che fosse hip hop al 100%, un lavoro dove raccontare tutte le storie della mia vita come ho sempre fatto. Da quelle di strada e di lavoro, alla musica e ai privè, dalla sveglia alle tre di notte per andare al mercato alla cultura di cui mi sono innamorato. Mi piacerebbe che parlando di questo disco tra qualche anno si possa riconoscere la mia coerenza e le mie priorità musicali.

I dischi hanno una vita molto breve non trovi?

Si, l'industria discografica è diventata velocissima, in Usa alcuni artisti lanciano acnhe due album nello stesso anno, e così dopo un mese un disco sembra già vecchio. 

Come hai scelto le collaborazioni di Manovalanza? 

Volevo un prodotto possente, cercando di coinvolgere il meglio. Collaborare con artisti come Don Joe, Bassi Maestro e Shocca è una vera fortuna. La maggior parte delle collaborazioni sono nate dai rapporti umani, dalle amicizie e dalla stima reciproca con gli artisti.

Ora possiamo parlare di calcio e del tuo Milan...

Si, il calcio è una delle mie passioni. Seguo molto la Premier e non mi perdo una partita del Milan. Ho diversi amici in rossonero tra cui Cristian Abbiati che è anche venuto a trovare mio padre nel nostro ortofrutta, un grande. Sappiamo che per il Milan di Inzaghi è un anno zero e che ci sono ancora tanti problemi da risolvere. Se gli acquisti saranno del livello di Diego Lopez e Alex si può impostare il futuro sennò sarà dura...

Ti manca Balotelli?

Credo che la situazione per Mario qui in Italia fosse diventata insostenibile, ha fatto bene a tornare in Premier. Lui va giudicato per le sue prestazioni ma qui è stato tirato troppo in ballo per cose che riguardavano la sua vita privata. La questione di sua figlia ad esempio, non sarebbe mai dovuta diventare una notizia, è una cosa troppo personale e c'è di mezzo una bambina...

Se il tuo disco fosse un calciatore chi potrebbe essere?

Devo pensarci...

Pasquale Bruno?

Ma no, assolutamente no. Bruno ha rotto Van Basten...

Chi allora?

Dico Ibrahimovic, che capo. Per l'atteggiamento e perché è stato uno dei più grandi che hanno indossato la maglia rossonera...

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