Milano: 90 anni fa la bomba alla Fiera Campionaria

Fondazione Fiera Milano/Beni culturali Lombardia
Fiera 1928: padiglione Milizia Ferroviaria
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Il luogo dove esplose l'ordigno del 1928, piazza Giulio Cesare, ingresso principale alla Fiera
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Arturo Bocchini, capo della Polizia di Mussolini. Fu firmatario della circolare dell'11 settembre 1940 che istituiva la deportazione dei Rom in Italia
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Il corteo funebre delle 19 vittime della bomba verso il Duomo
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Un giovane Roberto Farinacci, gerarca turbolento e inviso al segretario milanese Giampaoli
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La scultura che ricorda le vittime della strage del 12 aprile 1928 al Cimitero Monumentale

Alle ore 9:50 del mattino del 12 aprile 1928 un boato impressionante scosse la zona della Fiera Campionaria di Milano nel giorno dell'apertura della sua nona edizione. Una bomba a tempo collocata nel basamento in ghisa di un lampione deflagrò tra la folla assiepata. Le schegge di ferro resero devastante l'effetto dello scoppio. I morti sul colpo furono 16, moltissimi i feriti anche gravi.

Si pensò immediatamente ad un attentato al re, in quanto Vittorio Emanuele III era atteso attorno a quall'ora per inaugurare l'apertura della fiera.

Milano turbolenta

La bomba, esplosa nel primo periodo della "normalizzazione" del regime dopo i primi burrascosi anni culminati con l'assassinio di Giacomo Matteotti, mise in allarme Mussolini e i gerarchi fascisti poiché la strage era stata compiuta a Milano, città particolarmente turbolenta per la radicata presenza di forze antifasciste e anarchiche, oltre che esposta ad una serie di gravi tensioni all'interno dello stesso partito fascista. La faida interna si stava consumando tra due eminenze nere: il segretario del fascio di Milano Mario Giampaoli (della frangia repubblicana, ostile alle ingerenze Savoia) e Roberto Farinacci. Entrambi erano personaggi particolarmente sanguigni ed inclini alla violenza e all'intrigo, particolarmente invisi ad Arnaldo Mussolini, fratello del duce. Le indagini, condotte dal capo della Polizia Arturo Bocchini, videro l'impegno degli uomini del Tribunale Speciale istituito nel 1926 e naturalmente dell'OVRA.

Morte misteriosa di tre camicie nere

Ad accentuare il clima di terrore di quei giorni di primavera di 90 anni fa un altro fatto di sangue si consumò il 12 aprile stesso: alla caserma della Milizia di via Mario Pagano, vicino alla fiera, muoiono tre militi in seguito a quello che fu subito denunciato all'agenzia di stampa Stefani come un "incidente". All'interno della stazione un colpo partito "accidentalmente" aveva ucciso ben 3 camicie nere in circostanze mai del tutto chiarite. Così come non saranno mai individuati i responsabili della strage della Fiera, indicati dagli inquirenti fascisti come probabili esponenti delle frange anarchiche o dei comunisti fuoriusciti in Svizzera e Francia. Gli arresti da parte degli inquirenti oltrepassarono il numero di 500 tra cui quello di Romolo Tranquilli, fratello di Secondo, meglio noto con lo pseudonimo di Ignazio Silone.

Tutto messo a tacere

I funerali solenni furono celebrati in Duomo alla presenza di tutte le forze della Milizia disponibili, per rimarcare la posizione di estraneità ai fatti di sangue da parte del fascismo. Nei giorni successivi all'attentato vi furono altri tre morti, tra cui un bambino di tre anni. Pochi mesi dopo la strage, le indagini arriveranno ad un punto morto, facendo scivolare le vittime nell'oblio. Il turbolento partito fascista milanese verrà commissariato poco dopo per volontà dello stesso Mussolini.

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