Giù le mani dalla volata scudetto

C'è una strana voglia di calciopoli, con la 'c' minuscola, a fare da compagna di viaggio indesiderata in questo meraviglioso finale di campionato. Evocata nelle schiere contrapposte di tifosi di Milan e Inter, con accuse e risposte, dossier e veleni ormai anche preventivi e del tutto ingiustificati come ha dimostrato l'ottima risposta in campo di Simone Sozza, l'arbitro (eccellente) mandato da Rocchi per il delicato incrocio tra Inter e Roma e messo nel mirino in anticipo perché nativo di Milano e residente a Seregno, alle porte del capoluogo.

C'è stato un lungo non detto emerso in maniera chiara e definitiva con la risposta data da Stefano Pioli, tecnico del Milan, alla domanda appuntita sulla compensazione dei torti arbitrali. Quel "deve succedere qualcosa che non è successo fino ad oggi" legato ad eventuali interventi per rimettere la bilancia in equilibrio che ha prestato il fianco anche a interpretazioni maligne, come se si aspettasse favori nelle ultime 5 giornate o torti contro la rivale. E il fastidio dell'Inter trapelato con il distinguo sul diverso modo di approcciare la questione arbitrale, tenendo un profilo più basso, ma anche sulle puntualizzazioni che da qualche settimana Simone Inzaghi ha cominciato a fare per non lasciar cadere tutto senza risposta.

Arbitri, la polemica surreale sulla contemporaneità negata nelle sfide tra le duellanti, il rinvio strumentale del recupero dell'Inter a Bologna, l'interpretazione di molti episodi non classificabili come errori e il dibattito sul tempo effettivo delle partite come se ci si accorgesse all'improvviso che la Serie A ha un problema di minuti giocati veramente, che riguarda però tutti a partire da chi se ne lamenta. Non si sono fatti mancare nulla per avvelenare i pozzi di una volata scudetto che, invece, andrebbe preservata come un Gronchi rosa perché rappresenta quasi un unicum in Europa.

C'è la Premier League con il duello tra Liverpool e Manchester City - che tra l'altro nelle giornate dalla 28° alla 36° non hanno mai giocato alla stessa ora se non nello scontro diretto -, ma qui ci fermiamo perché Bundesliga e Ligue1 conoscono già il nome del vincitore e al Real Madrid serve solo l'aritmetica nella Liga. Noi no, abbiamo un campionato più vivo e bello che mai ed è un delitto rovinarlo per cercare di screditare l'altrui successo.

Che il Milan abbia qualche ragione di lamentela è oggettivo, ma non tutte quelle attribuite nel dibattito che si è infiammato. C'è lo sciagurato fischio di Serra contro lo Spezia, il mani di Udogie (a partita però ancora lunga) e, guardando in casa Inter, il mancato rigore contro il Torino. Punto. Il resto sta nella normale contabilità e vale anche a parti invertite perché la memoria di chi si diverte a mettere insieme i dossier è molto corta e dimentica in fretta l'esistenza di altrettanti episodi - interpretativi - a favore della propria squadra.

Dunque giù le mani da questo derby scudetto, Milan e Inter recuperino in fretta un tono adeguato anche evitando di prestarsi a provocazioni mal interpretabili. Chiunque vincerà lo avrà fatto legittimamente e non a caso, visto che dalla fine del lockdown Milan e Inter sono state le due squadre più costanti e forti, quelle che hanno viaggiato a ritmo record (2,27 la media punti dei nerazzurri contro il 2,17 dei rossoneri) e che hanno dato vita a duelli di meravigliosa intensità. Il resto appartiene a un chiacchiericcio da bar sport non consono al livello di club e protagonisti.

PS - Tanto per mettere le mani avanti, deve essere chiaro a tutti che anche la 37° e penultima giornata del torneo, secondo le regole della Lega, non ha l'obbligo della contemporaneità che è riservata solo all'ultimo turno. E' scritto a pagina 28 del bando di cessione dei diritti tv a DAZN e Sky, quello scritto dai club (Inter e Milan compresi) per garantirsi poco meno di un miliardo di euro a stagione con cui pagare anche i propri dipendenti. Un'eventuale deroga sarà quindi uno strappo alla norma e non un'ammissione postuma di errori precedenti. Maldini e Marotta avvisino i rispettivi allenatori per tempo.

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