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Marò, un'odissea che dura da 3 anni

Triste anniversario per i marò, il terzo da quando è cominciata la loro vicenda: fu proprio infatti il 19 febbraio del 2012 che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone furono arrestati. Il 15 febbraio due pescatori indiani vennero uccisi a bordo della loro barca al largo delle coste del Kerala; e della loro morte vennero accusati i due marò in servizio anti-pirateria sulla petroliera Enrica Lexie, 9. Ne è nato uno scontro con l'India sulla giurisdizione del caso che non ha trovato ancora soluzione. Latorre (che è in convalescenza dopo l'intervento al cuore di qualche settimana fa) al momento è in Italia; Girone rimane ancora in India, da tempo alloggiato nella dependance annessa all'ambasciata italiana di New Delhi. I due in realtà non sono mai stati formalmente incriminati, né è quindi mai iniziato, a distanza di tre anni, il processo. 

Marò-India: le tappe della vicenda

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, il 5 marzo scorso, prima della prima udienza davanti al tribunale indiano di Kollam. Eà da 15 mesi che i due fucilieri di Marina sono in India.
I due marò, Latorre e Girone, in India ma tra poco torneranno in Italia (Credits: AP Photo)
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Nella foto i due fucilieri del San Marco, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Credits:
Nella foto i fucilieri del San Marco, Girone e Latorre, al loro primo rientro in Italia, per una licenza a Natale. Credits: Getty Images
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone appena sbarcati dall'aereo che ha condotto i due Marò in Italia il 22 dicembre 2012. (Credits: ANSA/TELENEWS)
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due Marò (Credits: Vincenzo Pinto/AFP/Getty Images)
Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, insieme all'Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, Capo di Stato Maggiore della Difesa. Credits: Getty Images
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Nella foto i due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

(Roberto Monaldo/LaPresse)

In Italia si susseguono le manifestazioni per chiedere la liberazione dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, si reca in India per incontrarli. Ma, finora, i militari italiani restano in carcere e la partita del diritto internazionale resta aperta.


(AP Lapresse/Aijaz Rahi)

Il 15 febbraio i due marò del Reggimento San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, vengono arrestati dalle autorità indiane e rinchiusi nel carcere di Kochi. Sono accusati di avere ucciso due pescatori scambiandoli per pirati e sparando di notte dal ponte della nave Enrica Lexie. La detenzione dei due militari italiani fa salire alle stelle la tensione tra Delhi e Roma.


(Credits: ANSA/ Maurizio Salvi)

Il 16 Febbario scorso nelle acque internazionali dell'Oceano Indiano dalla petroliera Erica Lexie vengono esplosi alcuni colpi di mitra verso un'imbarcazione. Pirati, è la spiegazione dei militari; per le autorità indiane però si tratta di due pescatori che vengono uccisi. I due militari, del Battaglione San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, vengono arrestati. Sono passati 10 mesi tra perizie strane, carcere, processi, e soprattutto rinvii. L'ultimo potrebbe tenere lontano da casa i due militari anche per il Natale. Tra i soldati italiani cresce il malumore per il lassismo del Ministero degli Esteri e del Governo


Nella foto i fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in India da quasi 9 mesi. Credits: AP Photo/Aijaz Rahi

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Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

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Massimiliano Latorre (a sinistra) e Salvatore Girone, i due marò accusati di omicidio dalle autorità dell'India.

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Salvatore Girone e Nicola Latorre in India

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Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ancora in India

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Il ministro Mario Mauro con i fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

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 i fucilieri Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono sempre in India, in attesa di un processo che sembra non arrivare mai. La lentezza della giustizia indiana ha fatto sì che siano passati più di due anni dall'incidente che li ha visti coinvolti a bordo del mercantile italiano Enrica Lexie, al largo delle coste indiane del Kerala. A marzo scorso giovani militanti romani di Fratelli d'Italia hanno protestato davanti l'Obelisco di Montecitorio a Roma contro la decisione del Governo italiano di far tornare in India i due fucilieri del San Marco,  Latorre e Girone, accusati dalle autorità di Nuova Delhi dell'omicidio di due pescatori.


Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (Credits: STR/AFP/Getty Images)
La foto ritrae Massimiliano Latorre. Per gentile concessione della compagna Paola Moschetti.
Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, sono in India ormai da quasi 20 mesi..... (Credits: /AFP/GettyImages)


Dialogo in corso

C'è, è vero, attesa per un dialogo in corso fra i governi di Roma e Delhi. Ma di esso si sa poco e comunque se funzionasse dovrebbe portare ad una soluzione politica avallata da leggi e tribunali indiani. Alle prese con le terapie per rimettersi dall'ictus, Latorre trascorre da settembre a Taranto ore di attesa, con gli occhi puntati sulla scadenza, nella seconda settimana di aprile, della nuova proroga di tre mesi concessagli dalla Corte Suprema indiana. Tornerà a New Delhi? Resterà in Italia?

A migliaia di chilometri, in una casa nell'ambasciata di Italia in India, Girone, da alcuni visto quasi un "ostaggio" del governo indiano che ha concesso il permesso a Latorre, lavora con l'addetto militare. Ma vuole sapere quando finirà l'esilio che lo separa dalla moglie Vania e dai figli Michele e Martina. L'incidente in mare al largo del Kerala di quel 15 febbraio quando erano a bordo della petroliera Enrica Lexie che li coinvolge nella morte di due pescatori indiani inquieta di certo il loro sonno. E lo fa ancora di più per il fatto che al termine di 36 mesi di attesa, gli investigatori indiani non hanno ancora esplicitato i capi di accusa nei loro confronti.

Errori gravi

E il premier Narendra Modi, dopo aver snobbato le richieste italiane di dialogo, si rende ora conto che la sorte dei fucilieri, vittime della insensibilità e burocrazia locale, può ritorcerglisi contro nel momento in cui sta sollecitando un ruolo di primo piano per l'India a livello internazionale. La compagna di Latorre, Paola Moschetti, ha sintetizzato i sentimenti dell'anniversario: "Sicuramente non ci arrenderemo fin quando la vicenda non sarà risolta e chiarita. Ma non si può vivere bene, le nostre vite sono appese ad un filo".

È probabile che decidendo di far scendere a terra in Kerala Latorre e Girone molti pensavano che la vicenda si sarebbe risolta presto. Un errore grave, frutto di scarsa conoscenza dei meccanismi politici e giuridici indiani che l'Italia, si deve ammettere, ha pagato caro. Prima le indagini e i tribunali del Kerala, poi l'intervento che sembrava a torto risolutorio della Corte Suprema, hanno contribuito a trasformare un caso giudiziario internazionale in una matassa aggrovigliata che nessuno sembra poter districare.


Prime aperture

L'intervento della polizia indiana Nia, poi, ha fatto deragliare l'istruttoria per lo spettro della pena di morte, agitato in base ad una legge antiterrorismo (Sua Act) nonostante le assicurazioni politiche delle autorità governative indiane. La Corte Suprema, in seguito, ha accettato un ricorso italiano per l'eliminazione del Sua Act, mettendo la Nia nell'impossibilità di formalizzare i risultati dell'inchiesta perché per statuto non può che operare in base a leggi antiterrorismo. E i legali dei due fucilieri ora esigono che anche la Nia si tolga di mezzo. In più la giurisprudenza prevalente conferma che per un incidente di questo tipo avvenuto a 20,5 miglia nautiche dalla costa - in acque contigue a quelle territoriali ma pur sempre internazionali - il diritto penale indiano è inapplicabile.

Così l'India ha concesso la sua prima apertura, ricordando che il caso è "sub judice", ma ammettendo di "avere allo studio una proposta italiana per una soluzione consensuale della crisi". Fonti accreditate consultate dall'Ansa ipotizzano che Delhi accetterebbe un accordo consensuale solo "se ratificato dai giudici". Di colpo l'udienza nella Cancelleria della Corte Suprema, fissata per il 9 marzo, e che sembrava di routine assume importanza perché potrebbe rilanciare le udienze sulla sostanza della causa (polizia implicata, giurisdizione), sospese da mesi. Se lo stallo continuasse, Roma farebbe partire il 'piano B' legato alla internazionalizzazione della causa, una opzione più volte evocata dalla Farnesina, ma tenuta nel cassetto. Essa avrebbe il merito di ridimensionare l'India. Ma certo non ridurrebbe i tempi della soluzione del caso. (ANSA). 

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