Comincia la settimana della Manovra, con pochi spazi per i partiti

Dopo il Decreto fiscale è la volta della Legge di Bilancio. Per domani è infatti atteso un Consiglio dei ministri che si occuperà proprio di definire il Documento programmatico di bilancio (Dpb), che rappresenta l'ossatura della Manovra, da inviare alla Commissione Ue. Ci sono diverse misure a cui starebbe lavorando Palazzo Chigi: si va dal rifinanziamento del reddito di cittadinanza, alla riforma degli ammortizzatori sociali, allo stop per il cashback e ad un possibile taglio sul cuneo fiscale con focus il lavoro.

In attesa che il Governo pubblichi il testo del Dbp ci sono però diverse realtà che stanno alzando la voce affinché si realizzino i loro desideri. Capofila è Confindustria. Carlo Bonomi, Presidente della Confederazione, a margine dell'assemblea di Confindustria Brescia di oggi ha spiegato come "il nostro auspicio è che si faccia un intervento coraggioso sul taglio del cuneo fiscale, perché riteniamo che intervenire sul costo del lavoro sia una delle tre componenti su cui possiamo fare una manovra importante. Una manovra, non possiamo farla sul costo delle materie prime, sul costo dell'energia, e quindi il costo del lavoro è l'unico punto su cui possiamo lavorare per rendere più competitive le nostre imprese ma soprattutto per mettere più soldi nelle tasche degli italiani e quindi pensare di stimolare la domanda interna che è quella ancora un po' ferma al palo". Desiderio che potrebbe essere esaudito dato che il governo avrebbe la misura in agenda con un budget stanziato che oscillerebbe tra i 9 e i 10 miliardi di euro. FederlegnoArredo auspica invece, oltre il rinnovo del superbonus fino al 2023 anche quello delle altre agevolazioni fiscali legate alla casa (bonus ristrutturazione, mobili, idrico ed ecobonus).

Oltre alle richieste iniziano ad emergere anche alcune indiscrezioni in merito alle misure contenute all'interno della Legge di bilancio. E dunque si pensa che il governo Draghi sia pronto a stanziare circa 2 miliardi di euro per rinnovare i contratti dei dipendenti pubblici (1 miliardo sarebbe destinato esclusivamente alla scuola). Per Marcello Pacifico, Presidente del sindacato della scuola Anief, si tratta di "un buon segno", ma occorre ricordare che "mancano almeno 4 miliardi per poter recuperare il costo della vita negli ultimi 13 anni". "I prezzi al consumo sono saliti – continua Pacifico - ma gli stipendi sono rimasti fermi, nonostante il contratto firmato per il triennio 2016-2018, che è intervenuto dopo quasi dieci anni di blocco contrattuale".

Sembrerebbe poi che ci si avvi verso il tramonto del cashback, e ad una revisione del reddito di cittadinanza, inserito all'interno del Dl fiscale settimana scorsa. Si tratta di una misura fortemente voluta dal M5S, appoggiata dal Partito democratico e contestata dalla Lega, sopratutto dopo il suo rifinanziamento. Le tensioni tra le varie parte politiche, sul tema, sono continuate anche oggi con il M5S che ha voluto rimarcare la posizione, definendo folle il voler togliere, in questo momento storico, un aiuto economico, come il reddito di cittadinanza agli italiani.

Un altro nodo che il governo dovrà scogliere riguarda il mondo delle pensioni. Quota 100 vede infatti il suo termine a fine anno, e bisogna chiarire che futuro si vorrà disegnare. Per il momento si pensa che l'esecutivo sia indirizzato verso un uscita anticipata dal lavoro. Da una parte vorrebbe infatti rifinanziare il "contratto di espansione", e dall'altra "Opzione donna". Ma partiamo dal primo. Secondo quanto riporta il Messaggero, una volta che il lavoratore deciderebbe di accedere alla contratto di espansione, il datore di lavoro non sarà tenuto al versamento dei contributi ma dovrà corrisponde un'indennità mensile di accompagnamento alla pensione pari a quella maturata dal lavoratore al momento della decorrenza dell'indennità stessa. Il contratto di espansione prevede inoltre, che l'impresa debba presentare un piano di assunzioni per far entrare nuovo personale specializzato.

La secondo misura, in chiave rosa, è "Opzione donna". Questa riguarda il per-pensionamento delle donne che hanno un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un'età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome). Questa opzione permette un pensionamento anticipato di 9 anni, con una consistente decurtazione dell'assegno tra il 20% e il 30%. Per questi provvedimenti ci sarebbe uno stanziamento complessivo di circa 5 miliardi.

Ampliando lo sguardo budget a tutta la Legge di bilancio, si pensa che il Governo possa contare su 23 miliardi di euro. Il dato emerge da un analisi redatta dal Centro studi di Unimpresa, che ha valutato come nel 2022 il nuovo debito pubblico, comprensivo dei fondi necessari a finanziarie la Legge di Bilancio, sarà pari al 5,6% del prodotto interno lordo. La percentuale scende al 4,4% in assenza di nuovi interventi. Proprio da questa differenza (previsto dal governo in 1.892,5 miliardi per l'anno prossimo), che emergono i 23,1 miliardi di indebitamento netto aggiuntivo che il governo ha messo in conto per finanziare la Manovra.

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