Pensioni e RdC, le spine della Manovra di Draghi

Continuano le tensioni all'interno della maggioranza sulle misure cardine della Legge di bilancio. Le discussioni dureranno fino a giovedì 28 ottobre, quando dovrebbe essere convocato il Consiglio dei ministri (Cdm) per l'approvazione della Manovra. Il Cdm è stato spostato verso la fine della settimana, dato che nei giorni precedenti il Governo sarà impegnato in diversi incontri con le parti sociali per sciogliere alcuni nodi. Il 26 ottobre alle 18 è infatti previsto un tavolo di confronto con la Cgil, Cisl e Uil sul tema del lavoro e della pensioni.

Pensioni

"Io non ero d'accordo con Quota 100 e non verrà rinnovata, ora occorre assicurare una gradualità nel passaggio a quella che era una normalità ed è questo l'oggetto della discussione. L'importante è tenere fisso che la Legge non sarà rinnovata, poi bisogna essere graduali nell'applicarla. I dettagli saranno resi noti nel corso della Legge di bilancio". Queste le parole di Draghi venerdì scorso al Consiglio europeo. Ma facciamo un passo indietro. Durante il Consiglio dei ministri di settimana scorsa era stata avanzata l'ipotesi di introdurre quota 102 nel 2022 e quota 104 nel 2023, per poi passare definitivamente alla Fornero nel 2024. Proposte che non hanno riscosso molto successo, tanto da dare il via ad una serie di incontri tra la Lega e il Governo, per cercare di trovare un punto di incontro, che al momento manca ancora.

A gettare benzina sul fuoco ci pensa oggi Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, che a margine dell'assemblea dell'Unione degli industriali di Torino ha dichiarato di essere fortemente contrario a "quota 100, 102 o 104. Siamo contrari perché guardiamo i numeri da imprenditori e i numeri dicono che quota 100 non ha ottenuto l'effetto che ci aspettavamo".

Critica sulle ipotesi di pensionamento avanzate del governo è anche la Ugl. Secondo il Segretario Paolo Capone bisogna mantenere un "meccanismo di flessibilità in uscita incentivando, al contempo, il turn-over generazionale. In tal senso, auspichiamo quanto prima l'apertura di un tavolo per discutere di soluzioni come Quota 41. Il Governo dica chiaramente se intende ascoltare le proposte delle parti sociali oppure limitarsi a subire i diktat di Bruxelles".

Reddito di cittadinanza

Sul Reddito di cittadinanza sembra essersi trovato, dopo la tensioni iniziale, un equilibrio all'interno della maggioranza che oscilla tra nuovi fondi e regole di controllo più severe, nel caso in cui si rifiutassero più offerte di lavoro. Correttivo che sembra non bastare a Confindustria che anche oggi ha ribadito la sua ostilità alla misura: "La Legge di bilancio ha stanziato pochissime risorse per i giovani, in gran parte destinate al reddito cittadinanza (che) non sta funzionando, sta disincentivando i giovani del Mezzogiorno ad andare a lavorare", ha dichiarato Bonomi, aggiungendo anche come, "si cercano inevitabilmente nuove coperture tagliando misure già esistenti e magari importanti per il Paese, penso ad esempio al regime di tassazione agevolata per le imprese che gestiscono i brevetti, il cosiddetto Patent box".

Taglio delle tasse

All'interno della Legge di bilancio sono stati stanziati per il mondo fiscale otto miliardi di euro. In un primo momento si volevano destinare quei soldi, ad abbassare il cuneo fiscale, a rivedere gli scaglioni Irpef con un focus sul terzo scaglione e all'eliminazione dell'Irap. Sembrerebbe però che il Governo stia abbandonando l'idea di dividere il budget in tante tante misure e inserire il taglio delle tasse solo all'interno della Legge delega fiscale che entrerà in vigore il 2023. Lo scenario che sembra andarsi a delineare vedrebbe dunque da una parte la Legge di bilancio 2022, con uno stanziamento di otto miliardi di euro. E dall'altra parte le delega fiscale con le misure sulla riduzione delle tasse che produrranno i propri effetti a partire dal 2023.

Bonus casa

I partiti della maggioranza hanno chiesto a gran voce che il superbonus 110% sia esteso al 2023 non solo per i condomini ma anche per le villette. Il Governo le aveva escluse perché l'intervento nel suo complesso avrebbe avuto costi troppo alti. Sembrerebbe però che si stia pensando di dare più tempo per la ristrutturazione con il 110% anche ai proprietari di case unifamiliari ma fissando un tetto di reddito.

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