Ansa/Claudio Peri
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L'Italia, Paese senza verità

Senza scomodare Lorenzo de' Medici e il suo "del doman non v’è certezza", a me sembra che ci tocchi vivere un tempo in cui "grande è la confusione sotto il cielo", eppure (con il permesso di Mao) la situazione non è affatto divertente.

Da un campo all’altro arranchiamo senza certezze. Prendete la questione del consumo di carne, con l’Organizzazione mondiale della sanità che sparge terrorismo sulla possibilità che possa favorire l’insorgenza del cancro. Come se fosse necessario sapere che se uno mangia quotidianamente pancetta e salsicce, si rimpinza a pranzo di hamburger, fa un apertivo con i salamini e finisce la sera con una bistecca scavalca di diritto le liste di attesa verso il camposanto.

Ma non possiamo farci nulla: puntualmente ci ritroveremo alle prese con un nuovo defatigante dibattito sulla "modica quantità", con pareri contrapposti e le opposte fazioni a dirsi che, messa così la questione della carne, allora anche l’aria che respiriamo fa male.

Vogliamo parlare di politica? Bene. Prendiamo Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate, che una parte del governo vuole licenziare. Ma possiamo sapere se il fisco, sotto la sua direzione, funziona o no? Se cioè i risultati raggiunti sono quelli attesi o meno? Invece assistiamo a un dibattito surreale in cui si è materializzata, tra i partiti che sostengono l’esecutivo, la parolina "verifica politica" che, alla fin fine, non vuol dire proprio nulla.

Sui matrimoni tra persone dello stesso sesso va in onda lo stesso balletto. Una sentenza del Tar sancisce che queste nozze sono valide, ma ora il Consiglio di Stato dice l’esatto opposto. E che succede adesso alle unioni contratte all’estero e trascritte dai Comuni nei mesi scorsi? Ci sarà una nuova categoria di esodati matrimoniali che non sono né liberi né sposati? Boh.

E sul tetto dei 3 mila euro che si possono spendere in contanti? È vero quello che sostiene il signore dell’Anticorruzione Raffaele Cantone sulla straordinaria pericolosità della norma, o viceversa ha ragione il ministro dell’Interno, cioè non esattamente l’ultimo Pinco Pallino, che dice l’esatto contrario?

Salto a pie’ pari le vicende che coinvolgono l’Italicum (è una riforma elettorale all’avanguardia o rappresenta una pericolosissima deriva autoritaria sulla quale, tanto per cambiare, dovranno pronunciarsi i giudici?) e il Nureyev de noantri Ignazio Marino, inarrivabile ballerino della politica che tratta la poltrona di sindaco al pari di una cadrega nel gioco dei quattro cantoni.

In questa Italia che interpreta e non decide, ed è incapace di produrre una verità, non resisto a sottoporvi un ultimo parallelo. Ma perché i dipendenti del Comune di Sanremo accusati di assenteismo sono stati immediatamente sospesi o arrestati, mentre a Palermo dopo mesi di rivelazioni sul più grande scandalo che investe la magistratura i giudici stanno ancora valutando il destino di un manipolo di loro colleghi, tutti ancora liberi e con la toga sulle spalle, nonostante abbiano fatto carne di porco - questa sì cancerogena e letale - dell’antimafia?

Ancora una volta la corporazione dei magistrati dimostra di applicare due pesi e due misure: implacabile e velocissima quando guarda fuori dal suo cerchio, lentissima e cauta nel far pulizia al proprio interno anche di fronte a una voracissima cosca togata che ha divorato l’economia mafiosa con gli stessi metodi usati dalla mafia. E questa, ahimé, è un’amarissima certezza.

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