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L'Italia fuori dai Mondiali di Russia: forse è solo colpa del caso

La nazionale italiana dunque non parteciperà ai mondiali di Russia 2018.
Ovviamente non è una crisi epocale. E nemmeno un’apocalisse e neppure una catastrofe.

Sarà solo una versione dell'estate dei Mondiali che non abbiamo mai conosciuto (il 1958 è troppo lontano e la società italiana troppo diversa, ovviamente, per fare paragoni).

PERCHÉ L'ITALIA NON SARÀ A RUSSIA 2018

SQUADRA DEBOLE

In parte possiamo dire che l'Italia non andrà in Russia perché ha presentato una squadra meno forte, allenatore Ventura - "fallimento epocale" - compreso, di quanto servisse. Difficile contestare una diagnosi così semplice e banale e (in buona parte) vera, anche se la Svezia è altrettanto scarsa.

IL CASO

Allora possiamo anche aggiungere dire che l'Italia è anche stata sfortunata: è finita in un girone con una squadra molto forte come la Spagna.

Nello spareggio con la Svezia, secondo tutti gli esperti decisamente meno forte dell'Italia, ha preso un gol su una deviazione fortuita. Ha colpito un palo che se fosse stato invece un gol avrebbe probabilmente cambiato il senso della doppia sfida. [Continua dopo la gallery]

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Gian Piero Ventura è allenatore della nazionale dall'estate 2016 - 7 novembre 2017
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Gian Piero Ventura - 9 novembre 2017
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Gian Piero Ventura - 10 novembre 2017
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Gian Piero Ventura - 13 novembre 2017
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Il Ct Enzo Bearzot e l'inseparabile pipa durante i mondiali del 1982 in Spagna
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Italy's national soccer team poses with the World Cup trophy after beating Hungary 4-2 in the World Cup final, 19 June 1938 in Colombes, in the suburbs of Paris.(Standing from L : Amadeo Biavati (4th L), coach Vittorio Pozzo holding the trophy, Silvio Piola, Giovanni Ferrari, Gino Colaussi; first row, from L : Ugo Locatelli, Giuseppe Meazza, Alfredo Foni, Pietro Serantoni, Aldo Olivieri, Pietro Rava and Michele Andreolo) (Photo credit should read STAFF/AFP/Getty Images)
La Nazionale con la coppa del mondo conquistata a Parigi contro L'Ungheria (4-2). Da sx: Amadeo Biavati , Vittorio Pozzo con la coppa, Silvio Piola, Giovanni Ferrari, Gino Colaussi; in prima fila da sx: Ugo Locatelli, Giuseppe Meazza, Alfredo Foni, Pietro Serantoni, Aldo Olivieri, Pietro Rava Michele Andreolo
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10 Giugno 1934: gli azzurri portano in trionfo l'allenatore della Nazionale Vittorio Pozzo dopo la finale di Roma vinta contro la Cecoslovacchia.
10th June 1934: The Italian World Cup squad carry their manager, Vittorio Pozzo (1886 - 1968), shoulder high following their 2-1 victory over Czechoslovakia after extra time in the World Cup final in Rome. (Photo by Keystone/Getty Images)

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RISULTATI ESTREMI

Ma sono considerazioni evidentemente inutili perché nel calcio (e in decine di altri domini della vita) funziona così: la vittoria e la sconfitta sono anche il frutto del caso, che è prevedibile, in parte, solo con criteri statistici.

Quindi, una singola partita o due o anche tre possono dare dei "risultati estremi", imprevedibili, che si ripeterebbero poche volte se si potesse ripetere la partita molte più volte.

È una pensiero spesso usato dai tifosi: "Se rigiocassimo 10 volte quella partita la vinceremmo almeno nove volte". Ma questa l'abbiamo giocata solo una volta (anzi due).

Quindi: le squadre obiettivamente più forti vincono più volte di quelle deboli, ma a volte no. Ed è quello che è successo all'Italia contro la Svezia. Semplice e banale.

Per esempio: prendiamo due squadre di forza quasi uguale (ma non uguale, probabilmente) come la Juventus e il Real Madrid dello scorso giugno, finaliste di Champions League.

Sulla base delle partite della scorsa edizione della Champions, le due squadre se avessero giocato 10 volte quella partita avrebbero probabilmente ottenuto un numero di vittorie e di sconfitte (e di pareggi) ciascuna che avrebbe mostrato un equilibrio maggiore di quello emerso da quella singola partita, vinta nettamente dal Real.

Potremmo dire che il Real fosse moderatamente favorito, ma non che il 4 a 1 fosse prevedibile. Come una eventuale vittoria della Juve non sarebbe stata del tutto imprevedibile, ma nemmeno molto probabile come alcuni tifosi, esperti e giornalisti avevano detto prima che venisse giocata. Semplicemente: una singola partita è un campione troppo piccolo.

POSSIBILE, NON INEVITABILE

Anche se molti commentatori diranno e stanno dicendo che era tutto prevedibile perché la nazionale era stata composta male e guidata peggio, non è vero che fosse davvero prevedibile: tanto è vero che fino a venerdì praticamente nessuno si era spinto a prevederlo.

L'ILLUSIONE DI CAPIRE IL PASSATO

Ora invece vengono selezionati e messi in fila i fatti di due anni di gestione Ventura che aiutino a spiegare, in modo coerente, che il risultato fosse inevitabile. La realtà è più complessa di come ce la raccontiamo.

Ce lo hanno spiegato bene Daniel Kahneman e Nassim Taleb: "La nostra tendenza a costruire e a credere a narrazioni coerenti del passato ci rende difficile accettare i limiti della nostra capacità di prevedere. Tutto ha senso con il senno del poi [...]. L'illusione di capire il passato incoraggia la sicumera con cui riteniamo di poter prevedere il futuro."

Insomma: è vero che quel che conta è il risultato. E il risultato condanna Ventura e gli azzurri. Tuttavia, non è vero che, sulla base delle qualità di Ventura e dei giocatori, questa eliminazione fosse l'unico risultato possibile (che invece è la testi più accreditata in queste ore dalla narrazione degli "osservatori").

Vale a dire: pur con le stesse qualità del Ct e dei calciatori, poteva anche andare diversamente. E le probabilità che andasse diversamente non erano molte meno di quelle che aveva l'esito che poi si è verificato. Tanto è vero che, ribadisco, nessuno si era azzardato anche dopo la partita di Madrid con la Spagna, a prevedere quel che poi è successo.

COSA MANCHERÀ IN RUSSIA E A CASA

  • Sarà un’edizione dei mondiali quasicompletamente priva di pathos per una buona parte del paese (non per gli appassionati di calcio che comunque apprezzeranno lo spettacolo anche senza “gli azzurri”).
  • Sarà senza la retorica dei telecronisti e dei titolisti dei giornali sportivi.
  • Non avremo i commenti inutili di chi guarda il calcio solo durante le grandi competizioni della nazionale.
  • Mancherà il giro d'affari considerevole che la partecipazione ai mondiali della squadre di un grande paese porta con se.

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