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La legge del taglione con l'Isis

La legge è sempre quella: occhio per occhio, dente per dente. Le autorità giordane l'hanno applicata con l'Isis. Poche ore dopo la diffusione del video dell'atroce morte di Mouath al-Kassasbeh, il pilota arso vivo dai miliziani del Califfato, è stata giustiziata la terrorista irachena, Sajida al-Rishawi, che l'Isis chiedeva in cambio per la liberazione dell'ostaggio.

Una vendetta di stato basata sulla Legge del Taglione, la stessa evocata stamane dall'Università del Cairo Al Azhar, il più prestigioso centro di giureconsulti dell'Islam sunnita, quando ha parlato della necessità di «uccidere, crocifiggere e mutilare i terroristi dell'Isis» responsabili di un delitto così efferato. Ma la reazione giordana è basata anche sull'opportunità politica. L'orribile fine di Kassasbeh era in grado di destabilizzare troppo il regno hashemita. Il governo di Amman doveva intervenire subito.

Mouath al-Kassasbeh, era il rampollo di un importante famiglia del sud del paese che appartiene alla tribù Bararsheh. Non a caso era pilota militare. La monarchia giordana si basa sull'alleanza di questi importanti clan: i loro membri innervano la pubblica amministrazione, hanno posti nel governo, formano la struttura delle forze armate. La loro fedeltà determina la stabilità della corona.

Durante le false trattative per la sua liberazione (con il video della sua uccisione si è capito che la sua morte risale ai primi di gennaio, ben prima delle richieste di scambio di prigionieri avanzate dall'Isis), i membri della tribù Bararsheh hanno organizzato manifestazioni per chiedere il rilascio del giovane pilota.

Lo hanno fatto nel sud del paese e nella capitale,  in concomitanza degli incontri tra il padre del rapito e il Re Abd Allāh II. Una protesta contro l'Isis, ma anche una richiesta di intervento e aiuto alla Corona da parte di uno dei clan più fedeli e importanti.

Quando l'Isis ha capito chi era il giordano che era stato catturato, ha pensato di sfruttarlo per sovvertire il regno hashemita e per tentare di attirare verso la causa del Califfato le tribù più importanti. Il legame con la Corona ha resistito e allora Mouath al-Kassasbeh è stato brutalmente assassinato.

Il video del suo rogo è stato però tenuto nascosto per qualche settimana perché nel frattempo i miliziani del Califfato volevano destabilizzare la Giordania con la questione delle false trattative. Obiettivo, infine, che hanno cercato di raggiungere anche, in terza istanza, con la diffusione del filmato.  

Per questo Re Abd Allāh II ha lasciato di corsa Washington ed è rientrato nel paese dopo aver appreso la notizia dell'uccisione del pilota. Ed è per questo che poche ore dopo, la terrorista irachena Sajida al-Rishawi e Ziadal-Karbouli, collaboratore di Abu Musab al-Zarqawi, catturato nel 2006, già condannati a morte, sono stati impiccati nel carcere di Swaqa, a sud della capitale.

La legge del taglione doveva essere applicata. Per due motivi. Il primo: il clan di Mouath al-Kassasbeh doveva avere la sua vendetta. Il secondo motivo: questa vendetta doveva essere eseguita dallo stato giordano.

Lasciare che fossero direttamente i membri della tribù Bararsheh a farsi giustizia da soli in Giordania contro qualche esponente o gruppo salafita averebbe voluto dire lasciare il paese alla mercé del caos. I parenti di Kassasbeh hanno detto che la morte di Sajida al-Rishawi non è sufficiente. Questo significa un maggior coinvolgimento della Giordania nella lotta contro il Califfato?  Esattamente quello che voleva l'Isis. E che la Corona voleva evitare a ogni costo, anche perché - secondo larga parte della stampa - potrebbe passare di qui il prossimo fronte della guerra che l'Isis ha scatenato contro l'Occidente e tutti Paesi ritenuti apostati. La reazione giordana è stata (anche) una reazione per la propria sopravvivenza: reagire, quando la penetrazione dell'Isis è vicina, è questione di vita o di morte. 


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