Lady Gaga e Tony Bennett incantano Umbria Jazz - La recensione

Che cos'hanno in comune l’elegante crooner Tony Bennett e la trasgressiva diva del pop Lady Gaga? Apparentemente nulla, a giudicare dallo scarto generazionale di ben sessant’anni di differenza (89 primavere per Bennett, 29 per Lady Germanotta), dal look e dallo stile musicale agli antipodi.

In realtà la comune passione per il jazz è il collante tra le due star, che hanno unito le loro forze nell’eccellente album Cheek to cheek, uno dei bestseller del 2014.

Il connubio tra i due artisti è stato già sperimentato positivamente nel 2011 in Duets II, vincitore di due meritati Grammy Awards, album di duetti che è passato  tristemente alla storia perché contiene l’ultima incisione di Amy Winehouse, la magnifica Body and soul.

C'era grande attesa a Perugia, storica sede di Umbria Jazz, per lo show delle due star americane, come ha confermato l'Arena Santa Giuliana piena in ogni ordine di posto.

Saltava subito all'occhio l'eterogeneità degli spettatori, tra i quali erano immediatamente riconoscibili i "little monsters", i coloratissimi fan di Lady Gaga.

Il concerto non ha deluso le altissime aspettative, richiamando tre generazioni in una serata all'insegna degli immortali standard dell'American Songbook.

Un messaggio vocale introduceva Tony Bennett con le lusinghiere parole di un certo Frank Sinatra. Fa così il suo ingresso il cantante di origini calabresi, inappuntabile nella sua giacca color panna e nella cravatta regimental.

Decisamente più vistoso il look di Lady Gaga, accolta dal boato dei suoi fedeli sostenitori, con un lungo abito argentato e i capelli raccolti in una sorta di ciuffo.

L'apertura del concerto è affidata a Anything goes di Cole Porter e a Cheek to cheek di Irving Berlin, la canzone che dà il titolo al loro fortunato album e allo stesso show.

In essa i due cantanti, dopo un intenso fraseggio, accennano alcuni passi di danza per la gioia dell'Arena Santa Giuliana.

Bennett si produce in un estemporaneo omaggio al pubblico italiano intonando O' sole mio, senza badare troppo al testo originale.

In Nature boy la cantante americana si presenta con un abito trasparente che lascia ben poco all'immaginazione, aumentando ancor più la temperatura già torrida della serata, mentre la sua interpretazione è magistrale per misura e per intensità.

Il crooner di origini italiane mostra nelle successive Watch what happens e The good life di avere ancora,alla soglia dei novant'anni, una voce invidiabile e un grande senso dello swing.

Lady Germanotta rientra con un ampio tailleur maschile per la languida Bang bang(My baby shot me down). "E' bello essere qui -sottolinea la pop star- voi siete appassionati di jazz, quindi vi domanderete che ci faccio qui. Magari potreste sentirvi bewitched, bored & bewildered", lanciando così la celebre cover di Richard Rodgers.

Bennett incanta nell'emozionante Smile di Charlie Chaplin, seguita da un altro evergreen sul sorriso, When you're smiling, composto da Louis Armstrong.

Grandi applausi anche per For once in my life, portata al successo nel 1968 da Stevie Wonder, dove Tony rivela il suo timbro morbido e confidenziale.

Ennesimo cambio di abito per Gaga, elegantissima con un abito nero di strass e lunghi guanti da diva, che torna per duettare nella swingante I won't dance di Jerome Kern, strappando applausi a scena aperta.

In Solitude di Duke Ellington, Bennett gioca per sottrazione, mentre in Lush life la cantante, seduta vicino al pianoforte,  dedica la canzone ai musicisti sul palco "perchè sono degli amici che non mi fanno mai sentire sola".

La formula del concerto è quella di proporre numerosi brani per un paio di minuti ciascuno, una scelta saggia che mantiene alto il ritmo e l'attenzione degli spettatori.

Nella malinconica In the wee small hours of the morning il crooner americano offre una prova maiuscola, per non parlare della successiva La vie en rose cantata da Lady Gaga, vestita in stile Marilyn Monroe con un abito rosa confetto, che la dedica ai "piccoli mostri". Intensità, controllo vocale, potenza e passione: c'è tutto nella sua interpretazione, a tratti commovente, tanto da suscitare una meritatissima standing ovation.

Stesso trattamento riservato a Bennett dopo una strepitosa How do you keep the music playing, conclusa con un acuto incredibile per un quasi novantenne.

I due artisti giocano con gli sguardi e ammiccano nella gioiosa Let's face the music and dance, mentre Stefani Germanotta regala pura magia nell'evergreen di Cole Porter Ev'ry time we say goodbye, una delle sue canzoni preferite per sua stessa ammissione.

La generosa scaletta, con quasi trenta brani, prevede ancora Who cares, I left my heart in San Francisco e But Beautiful.

C'è ancora il tempo per il bis, quando Lady Gaga incita i fan ad alzarsi dalle sedie. Il pubblico, fino ad allora composto e rispettoso delle regole, si precipita sotto al palco per vedere da vicino i due artisti e per immortalare con telefonini e con i famigerati bastoni da selfie uno dei concerti più attesi dell'anno.

Gran finale con le trascinanti The lady is a tramp e It don't mean a thing (If it ain't got that swing).

Il concerto è stato uno spettacolo indimenticabile che ha convinto anche i più scettici sulle qualità vocali di Lady Gaga, davvero superlativa e tecnicamente impeccabile, mentre Tony Bennett si conferma l'unico vero erede di Frank Sinatra.

Un evento che, siamo certi, resterà negli annali di Umbria Jazz.

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