La strage di Suruc e il gioco ambiguo di Erdogan

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Un momento del dolore dei familiari delle vittime durante il funerale che si è svolto a Gaziantep nel Kurdistan turco
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Un momento del dolore dei familiari delle vittime durante il funerale che si è svolto a Gaziantep nel Kurdistan turco
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Un momento del dolore dei familiari delle vittime durante il funerale che si è svolto a Gaziantep nel Kurdistan turco
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Un momento del dolore dei familiari delle vittime durante il funerale che si è svolto a Gaziantep nel Kurdistan turco
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Un momento del dolore dei familiari delle vittime durante il funerale che si è svolto a Gaziantep nel Kurdistan turco
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Un momento del dolore dei familiari delle vittime durante il funerale che si è svolto a Gaziantep nel Kurdistan turco
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Una manifestazione ad Ankara per ricordare le vitime della follia islamista
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Gli amici di Ece Dinc a Istanbul, dopo la strage
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Un momento del dolore dei familiari delle vittime durante il funerale che si è svolto a Gaziantep nel Kurdistan turco
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Protesta a Ankara dopo la strage
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Proteste a Ankara dopo la strage islamista
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Un manifestante a Istanbul due giorni dopo la strage islamista
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I funerali di alcune vittime della strage a Istanbul
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I funerali di Duygu Tuna e Ismet Seker, due vittime, a Istanbul
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Il feretro di Duygu Tuna portato a spalla dagli amici a Istanbul
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La sepoltura di Ece Dinc a Istanbu
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I parenti e gli amici danno sepoltura ai loro morti durante i funerali
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Scontri a Istanbul il giorno dopo la strage
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Manifestazione a Istanbul per ricordare le vittime della strage
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Istanbul, un uomo armato alla manifestazione per ricordare le vittime della strage a Istanbul
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Manifestazione a Istanbul per ricordare le vittime della strage
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Proteste dei curdi davanti all'ambasciata turca in Grecia
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Proteste dei curdi davanti all'ambasciata turca in Grecia
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Curdi residenti in Grecia innalzano una bandiera del PKK in ionore delle vittime della strage /Getty Images)
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Sanliurfa, i parenti e gli amici fanno il segno della V di vittoria durante i funerali delle vittime
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I funerali delle vittime che si sono svolti a Sanliurfa in Turchia
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Proteste ad Ankara dopo la strage
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Sanliurfa, la tumulazione delle vittime della strage di Suruc
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Proteste e scontri con la polizia a Istanbul
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I parenti e gli amici delle vittime fanno il segno della vittoria durante la cerimonia di tumulazione delle vittime di Suruc
GAZIANTEP, TURKEY - JULY 21: A woman crys during a funeral ceremony for the victims of a suicide bomb attack yesterday which killed 32 people in the southern Turkish town of Suruc on July 21, 2015 in Gaziantep, Turkey. Islamic State militants are suspected to be behind the blast, in the worst attack since 2013. (Photo by Gokhan Sahin/Getty Images)
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Funerali a Sanliurfa di due agenti dopo la loro uccisione per mano dei militanti del PKK curdo
Turkish police officers lift the coffins of two police officers during their funeral on July 23, 2015, in Sanliurfa, after they were found shot dead at their home in the Turkish town of Ceylanpinar on the border with Syria. The military wing of the outlawed Kurdistan Workers' Party (PKK) said on July 22 it had killed the two Turkish police officers as a reprisal for a suicide bombing blamed on Islamic State jihadists, that killed 32 activists near the Syrian border. AFP PHOTO / BULENT KILIC (Photo credit should read BULENT KILIC/AFP/Getty Images)

Perché il governo turco ha voluto che fossero ritirate dai social network le strazianti immagini della strage di Suruc? Perché il blocco, per due ore, di Twitter decretato dal tribunale della cittadina dove è avvenuta la strage? L'ostilità del presidente Recep Tayyip Erdogan nei social network, strumento fondamentale delle proteste di Gezi Park di due anni fa, non è  una novità in Turchia: qualsiasi voce dissonante che resituisse l'immagine di un Paese meno che pacificato è sempre stato considerata un intralcio ai disegni nazionali e neoimperiali del Sultano.

I numeri parlano chiaro: solo nel 2014 la Mezzaluna è stato il Paese che ha richiesto il maggior numero di rimozioni di tweet sgraditi, 663, un record che non ha eguali in tutto il mondo.  Durante la campagna per le amministrative del 2014 Erdogan ha usato toni incandescenti contro Facebook e Youtube, rei di aver amplificato la tangentopoli turca con la diffusione di intercettazioni che avevano coinvolto l'entourage più stretto del primo ministro - figlio compreso - nello scandalo finito sotto la lente di quei giudici che comunque erano stati rimossi nelle settimane precedenti.

Per Erdogan, che qualche mese fa è giunto persino a ad accusare Twitter di evasione fiscale,  i tweet e le immagini che corrono sui social network sono «un pericolo per la società», come li definì nel 2013, quando i giovani di Istanbul usarono proprio twitter per auto-organizzarsi a Gezy Park.

C'è però dell'altro, secondo gli attivisti e gli analisti, nel caso della bavaglio al'informazione sulla strage islamista che ha ucciso 32 giovani volontari curdi riunitisi a Suruc per prendere parte a un programma di ricostruzione della città di Kobane, lungo il confine siro-turco, sottratta dalle milizie curde agli uomini dell'Isis nel gennaio scorso.

E quell'altro, proprio mentre nelle principali città turche scoppiano manifestazioni di protesta contro il governo duramente represse dall'esercito, ha qualcosa a che vedere con la struttura ambiguità della politica estera turca in Medioriente, con i suoi disegni egemonici.

Erdogan,  specie nelle prime fasi della guerra civile in Siria, ha giocato un ruolo ambiguo, impedendo di fatto a migliaia di combattenti turco-curdi di sconfinare in Siria per combattere sul terreno contro l'Isis, militarizzando la frontiera, lasciando - e di questo lo accusano anche le cancellerie mondiali - che gli uomini di Al Baghdadi continuassero indisturbati a fare affari con i mediatori contrabbandieri turchi lungo il confine. Pertrolio, antiche reliquie trafugate dai musei siriani, e non solo, rivendute a prezzo stracciato dagli uomini vicini all'Isis attraverso la frontiera colabrodo tra Siria e Turchia, senza che il Sultano facesse nulla per impedirlo, mentre impediva - quello sì - la partenza di migliaia di volontari curdi desiderosi di combattere armi in pugno contro lo Stato islamico in Siria.

Di questo è accusato Erdogan: di intelligenza col nemico (leggi:Isis). Di aver preferito, in nome della realpolitik e dei disegni neo-imperiali turchi, una Siria divisa e in perenne guerra civile, piuttosto che un Paese forte, militarizzato e pacificato ai propri confini. 

Quello che è avvenuto ieri, con il PKK curdo che è tornato a sparare, uccidendo per ritorsione due poliziotti turchi nella città di Ceylanpinar, al confine con la Siria, con le manifestazioni di protesta scoppiate in tutto il Paese per sedare le quali il Sultano ha usato le maniere forti, con il blocco di Twitter , è una conseguenza prevedibile della strutturale ambiguità, in questa fase, della politica estera di un Paese che formalmente - e qui sta lo scandalo - continua a far parte della Nato.

Che cosa accadrà ora in Turchia? Erdogan ha perduto per la prima volta la maggioranza assoluta nel Parlamento. Il partito  guidato dall'Obama curdo Selahattin Demirtas, che ha portato l'Hdp oltre la micidiale soglia di sbarramento del 10% e conquistato 79 deputati, dimostra che qualcosa si sta muovendo. Che dopo tredici anni di potere ininterrotto il sistema di potere e di consenso dell'AKP di Tayip Erdogan - che nelle prime fasi era riuscito persino a addomesticare l'esercito e l'opposizione kemalista, un tempio  bastioni di laicità - comincia a scricchiolare internamente, anche a causa del pressing dell'amministrazione Obama. Per il mondo, ma anche per molti turchi progressisti, i curdi non sono più semplicemente paria e terroristi, come sono stati dipinti per decenni dalla propaganda turca. Sono gli unici che, grazie all'appoggio aereo franco-americano, stanno fornendo un contributo sul terreno per arginare l'avanzata dell'Isis.  Sono coloro che, agli occhi del mondo, srtanno pagando il maggior contributo di sangue per combattere i terroristi di Al Baghdadi. Di questo Erdogan dovrà tener conto. La censura sulle immagini della strage di Suruc, quasi che i martiri curdi uccisi dai due terroristi suicidi non debbano essere ricordati dall'Intera Nazione, è l'ultimo autogoal del Sultano. (PP)

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