La scienza, il socialismo, gli Ogm e la Tav. Intervista a Margherita Hack

ANSA/DI MARCO

di Annalisa Chirico

Quest’anno compirà novant’anni, Margherita Hack. L’astrofisica per antonomasia è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia. Atea di padre protestante e di madre cattolica, vegetariana dalla nascita. Lei i teatri parrocchiali non li ha mai frequentati, e quando prova ad andarci, com’è accaduto di recente per la presentazione del suo ultimo libro, crea scompiglio. Il marito Aldo de Rosa, l’“enciclopedia vivente” di cui si è cibata per una vita intera, la chiama Marga. I due non hanno avuto figli, “non sono mai stata portata per la maternità, meglio i gatti”. Cicciolina è il nome di una delle gatte che si aggirano per la casa. Il pranzo del matrimonio (per far contenti i genitori di lui) lo ricorda ancora: anno 1944, la tessera da esibire e i bollini da staccare per un piatto di spaghetti col pomodoro.

Io l’ho conosciuta per la prima volta per via della comune adesione all’Associazione Luca Coscioni. A lei rivolgo qualche domanda sulla linea alta velocità in Val di Susa, e Margherita confessa di essere poco informata sul progetto. Non sono in grado di dare un parere, ne so troppo poco. Quel che è certo è che le decisioni in questo campo devono fondarsi su una rigorosa analisi costi/benefici e sul coinvolgimento delle popolazioni locali”.

Sul primo punto il Presidente del Consiglio Monti ha fornito rassicurazioni, sul secondo invece si è proceduto forse a rilento.
Certo, i cittadini andavano coinvolti sin dal principio. Diverse persone che abitano in quella valle mi hanno detto che una linea Torino-Lione esiste già ma è sottoutilizzata. In tal caso si potrebbe potenziare quella, non crede?”.


In realtà, l’anello di congiunzione italiano alla rete trasporti transeuropea è un progetto più ampio finanziato per il 40% dall’Unione Europea. E poi, in un’ottica “green”, è meglio trasportare su gomma o su rotaia?

La risposta è scontata. Ma in Italia si è sempre privilegiato il trasporto su gomma, un piacere alla Fiat tutto sommato”. Sull’episodio del rivoluzionario da traliccio la Hack spende poche parole: “La responsabilità è sempre di chi compie certe azioni”.

Per alcune frange del movimento protestatario il Tav è diventato il totem contro il capitalismo e lo sviluppo.
Può darsi che ci sia anche questo. Perciò bisogna ragionare coi sindaci, con i rappresentanti delle popolazioni, mettere nero su bianco le cifre affinché la gente si renda conto di qual è effettivamente la verità. Imporre con la forza indebolisce le posizioni in campo. Per affermarle bisogna convincere”.

In Italia invece la discussione pubblica, anche su questioni concrete come questa, rimane puntualmente avviluppata nel magma paludoso dei pregiudizi.
E’ il male del nostro Paese. Manca un modo laico e razionale di affrontare i problemi, si procede per simpatie e pregiudizi”.


Perché da noi stenta ad affermarsi una mentalità scientifica?

C’è molta ignoranza. Le faccio un esempio: gli ogm. Ad oggi con gli ogm non è morto nessuno, ma si potrebbero sfamare diversi popoli. Il dibattito italiano è infarcito di pregiudizi, e così il sistema Paese perde una grande opportunità di ricerca e sviluppo”.

Il progresso come percorso lineare…non sarà mica troppo ottimista lei?
Nel progresso umano ci sono sempre dei pro e dei contro. Si possono produrre dei danni, pensi al calo della biodiversità. Ma senza progresso non c’è miglioramento, non c’è futuro”.

Anche sul nucleare, secondo lei, ragioniamo “di pancia”?
Anche lì non si può essere decisamente contro. Dell’energia nucleare avremo bisogno. L’Italia è un Paese meno adatto della Francia per la sua morfologia, ha un terreno perlopiù montagnoso e mancano grandi aree disabitate. Tuttavia non possiamo tagliarci fuori”.

In occasione del referendum dello scorso anno lei ha votato contro il nucleare.
Sì, perché siamo un Paese poco affidabile e ad alto rischio di infiltrazioni mafiose. Servono cautele, ma resto fermamente a favore dell’energia nucleare. La ricerca va seguitata. Solo così potremo arrivare un giorno, chi lo sa, a realizzare delle centrali nucleari a inquinamento zero”.

Lei si è schierata a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali in un dibattito accecato dai pregiudizi e sordo ad argomentazioni razionali.
In questa materia pesa in modo decisivo l’influenza della Chiesa e la debolezza di un governo succube della Chiesa. Pensi alla legge vergogna sulla procreazione medicalmente assistita. Si lascia che sia il politico, e non il medico, a stabilire quanti embrioni devono essere impiantati nell’utero di una donna. La ricerca sulle cellule staminali ha già dato risultati straordinari, e chissà quali prospettive si potrebbero aprire per il miglioramento della medicina. Da noi invece si chiude tutto perché la Chiesa pensa che gli embrioni abbiano l’anima”.

Ma non si è mai chiesta se schierarsi pubblicamente su questi temi potesse in qualche modo penalizzarla? “Francamente no. Perché non mi sarei dovuta schierare? Se si fosse al tempo di Galileo forse avrei paura anch’io di finire arrostita come Giordano Bruno. Oggi però viviamo in una democrazia”.

E com’è messa la nostra democrazia?
“A volte rimpiango la Dci e il Pci. Allora era meglio di oggi”.

Si dice sempre così.
“Dico davvero. C’erano almeno le ideologie che oggi risuonano come un peccato senza comprendere che ideologia è ideale”.

Quale ideale ha inseguito nel corso della sua vita?
“L’ideale socialista, la volontà di dare a tutti uguali opportunità. Oggi al posto delle ideologie prevale la logica del particolare foriera di egoismi”.

Di che cosa avverte la mancanza?
“Di un movimento come Giustizia e libertà, quello fondato da Ferruccio Parri. Un movimento che non a caso ha avuto vita breve perché giustizia e libertà sono problemi poco avvertiti dai cittadini italiani”.

Ha paura della morte?
“No, la penso come Epicuro. Quando io ci sono, lei non c’è”.
Qualche rimpianto?
“Nessuno. Non ho mai pensato troppo, ho sempre agito fidandomi del mio istinto”.

Come vorrebbe essere ricordata?
“Vorrei essere ricordata per essere stata una persona libera”. Pausa. “E poi”, dica pure, “per essere stata una discreta atleta oltre che scienziata”. Una scienziata straordinaria.

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