Lo speaker della Camera USA, il repubblicano Kevin McCarthy è stato destituito

È una crisi politica significativa quella che ieri ha investito gli Stati Uniti. Lo Speaker della Camera, il repubblicano Kevin McCarthy, è stato destituito a seguito di una mozione, presentata dal suo rivale interno, Matt Gaetz, che lo aveva attaccato per l’accordo anti-shutdown raggiunto sabato scorso. Nel complesso, 216 deputati hanno votato a favore della rimozione e 210 a sostegno dello Speaker: nessun democratico si è schierato con lui per salvarlo. A essere fatale per McCarthy è stata una fronda di otto repubblicani che, guidati da Gaetz, hanno votato per silurarlo. Ricordiamo che il Gop detiene attualmente una maggioranza piuttosto risicata alla Camera e che lo Speaker poteva permettersi un massimo di quattro defezioni. È la prima volta nella storia americana che uno Speaker in carica viene destituito: si verificò un tentativo del genere nel lontano 1910, che però non andò a buon fine. È in tal senso che la stampa statunitense sta rimarcando come ci si stia muovendo ormai in un territorio fondamentalmente inesplorato.

Che cosa succede ora? Per il momento, la guida della Camera sarà affidata a uno Speaker ad interim: il deputato repubblicano Patrick McHenry. Secondo The Hill, non sono previste votazioni per tutta la settimana, mentre il Gop dovrebbe riunirsi martedì prossimo per selezionare il candidato da proporre come nuovo Speaker. McCarthy ha infatti fatto sapere di non essere intenzionato a ripresentarsi. “Credo di poter continuare a lottare, magari in maniera diversa. Non mi candiderò più alla carica di Speaker. Farò in modo che la conferenza del partito scelga qualcun altro”, ha detto ieri, dopo il voto, l’ormai ex Speaker. Entrato in carica lo scorso gennaio dopo numerose votazioni, McCarthy ha spesso avuto problemi da parte di Gaetz e di una manciata di deputati repubblicani, che lo consideravano eccessivamente incline al compromesso con i dem. Qualcuno ha interpretato la sua cacciata come una manovra dei trumpisti. In realtà, le cose non stanno esattamente così.

Certamente Gaetz è piuttosto vicino all’ex presidente Donald Trump. Tuttavia lo sono anche molti deputati che ieri hanno votato in difesa di McCarthy: si pensi solo a Jim Jordan, Elise Stefanik e Marjorie Taylor Greene. Non solo. Tra gli otto ribelli che si sono schierati contro lo Speaker figura anche Nancy Mace: una deputata nota per alcune sue posizioni tutt’altro che conservatrici. Lo stesso Trump, poco prima che si tenesse il voto sul destino di McCarthy, era intervenuto sul suo social, Truth, lamentandosi delle faide interne al Partito repubblicano. “Perché i repubblicani stanno sempre a combattere tra di loro? Perché non combattono i democratici di sinistra radicale che stanno distruggendo il nostro Paese?”, aveva scritto.

Adesso, gli occhi sono ovviamente puntati su chi cercherà di prendere il posto di McCarthy. Due nomi che teoricamente potrebbero riuscire a federare il gruppo parlamentare repubblicano sono quello del presidente della commissione Giustizia, Jim Jordan, e quello del presidente della conferenza repubblicana della Camera, Elise Stefanik: entrambi vicini a Trump ed entrambi politicamente versatili per quanto riguarda il sapersi muovere tra le varie correnti del partito. Un altro nome che circola in queste ore è quello del leader della maggioranza, Steve Scalise. Tuttavia attenzione. La Taylor Greene ha infatti rispolverato una vecchia ipotesi nelle scorse ore: quella di candidare a Speaker lo stesso Trump. L’idea era già circolata durante la primavera dell’anno scorso. D’altronde, tecnicamente l’elezione dell’ex presidente a Speaker sarebbe possibile, perché la Costituzione non prevede che questo incarico sia assegnato necessariamente a un deputato. All’epoca, Trump finì col cassare l’idea. E non è affatto detto che ci abbia ripensato. Tuttavia, come abbiamo visto, l’ipotesi è tornata sul tavolo. E, rispetto a un anno fa, molte cose sono cambiate. Chissà che le manovre politiche per il nuovo Speaker non riservino qualche eclatante sorpresa.

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