Juventus tra passato e futuro: 5 domande sull'estate dopo Cardiff

Cosa succede nella Juventus dopo Cardiff? Perché le voci di problemi di spogliatoio si inseguono senza essere arrestate? Il ricambio sarà morbido, come si pensava, o più veloce del previsto ovvero quasi un restyling complessivo della squadra arrivata a giocarsi la Champions League contro il Real Madrid?

Sembra passata una vita da quando la Juventus era considerata una macchina praticamente perfetta. Il ko di Cardiff ha portato alla luce crepe che si erano solo intuite nel corso della stagione e ora il mercato sta facendo il suo corso. Non senza sorprese.


Dai sussurri, smentiti, sulle discussioni nell'intervallo della sfida contro il Real Madrid alla rottura spettacolare con Dani Alves che rischia di complicare i piani di Marotta. Ecco un viaggio nel giugno tormentato dei bianconeri. Un anno fa la strada era già stata tracciata con gli acquisti dello stesso Dani Alves e Pjanic e con i blitz per Higuain e Benatia delineati. Oggi ci sono meno certezze.

La scelta di Allegri e i poteri speciali - La conferma lunga di Allegri (fino al 2020) ha avuto l'effetto di dare un segnale preciso da parte della società: Max ha in mano il futuro della Juventus e sarà lui a gestire il periodo di ricostruzione. La fine del ciclo è posizionata all'estate 2018, con il ritiro di Buffon e Barzagli in agenda, ma potrebbe anche essere accelerata.

Di sicuro il via libera ad Allegri è stata una presa di posizione forte nei confronti degli spiriti critici nei suoi confronti anche all'interno dello spogliatoio. L'ultima stagione è stata faticosa per il tecnico: l'investitura del club vale doppio.


Il ruolo dei senatori - Detto di Buffon e Barzagli, resta da capire quale sarà il futuro di Bonucci. Sulla carta dovrebbe essere inamovibile perché rappresenta l'anello di congiunzione tra il passato e il futuro: è il più giovane della BBC e in campo è un leader. Però è anche uno dei più accreditati sul fronte dei critici e se tornassero le sirene inglesi con offerta da 50-60 milioni, la sensazione è che la Juventus ci penserebbe seriamente.

La rifondazione sugli esterni - L'uscita di Dani Alves, non preventivata a maggio, costringe Marotta a raddoppiare gli sforzi sulle fasce. Cuadrardo è considerato sacrificabile, il brasiliano se ne va e anche Lichtsteiner potrebbe seguirlo; tradotto in soldoni significa dover prendere un paio di esterni destri di un certo spessore. Il nome è Douglas Costa, il prescelto, ma servirà anche altro togliendo budget in zone differenti del campo. A sinistra blindato Alex Sandro.

A centrocampo serve di più - Anche perché l'emergenza vera è a centrocampo come la seconda parte della stagione scorsa ha mostrato inconfutabilmente. Allegri ha bisogno di almeno un top in mezzo se non due per dare alternative e fiato a Pjanic-Khedira-Marchisio. E' il colpo che non si può sbagliare per non ripetere gli errori delle ultime due estati.

Chi sarà il nuovo lader della Juve? - Tutto porta sulla strada del ricambio. Entro dodici mesi la Juventus si dovrà anche porre il problema della leadership morale oltre che tecnica della squadra. Non sarà facile trovare un altro Buffon e, soprattutto, non sarà immediato. Un problema che si può posticipare di un anno ma sul quale sarà bene lavorare da subito.

Marotta si sta muovendo in netto anticipo sulla concorrenza per accaparrarsi i migliori giovani: Caldara, Schick e Orsolini - solo per fare tre nomi - sono già nell'orbita bianconera. Dunque nulla da dire sulla programmazione del futuro. La sfida, adesso, è mantenere la squadra a livelli altissimi già nel presente.

Perché è vero, come ha avuto modo di dire lo stesso Marotta, che il mercato straordinario è stato fatto nell'estate 2016 ma per andare a Kiev a rigiocarsi la Champions League serve l'innesto di qualità su una rosa ultra competitiva. E bisogna non sbagliare la diagnosi dei problemi per evitare di studiare soluzioni non funzionali.

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