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Lifestyle

Jeremy Rifkin, "La società a costo marginale zero" è ancora più attuale

Pensare che il nuovo corso dell'economia (sempre che esista) sia la "sharing economy" significa tenere fuori dalla cornice buona parte della faccenda.
Soprattutto se crediamo che la sharing economy siano Uber o Airbnb.

Perché Uber e Airbnb sono solo un riflesso assai debole della grande trasformazione che sta avvenendo.
O meglio, che starebbe avvenendo, secondo quanto spiegato da Jeremy Rifkin che un po' più di un anno fa ci ha mostrato (o ha creduto di dimostrare) che il "commons collaborativo" è qualcosa di molto diverso da qualcuno che usando la tecnologia mette in contatto direttamente domanda e offerta, escludendo gli intermediari e lucrando profitti notevoli (e una grande valutazione).

Cambio di paradigma
Rifkin nel suo librone (come ambizione, portata, e sì, anche numero di pagine), La società a costo marginale zero. L'internet delle cose, l'ascesa del commons collaborativo e l'eclissi del capitalismo - pubblicato più o meno un anno fa, e che ora Mondadori rimanda in libreria in edizione paperback - infatti ci dice che siamo nel mezzo di un processo gigantesco di trasformazione dell'economia - addirittura un "cambio di paradigma" e quindi dell'intera società e dei suoi modi di produzione.

Per questa nuova edizione Rifkin ha apportato alcune modifiche e l'editore ci propone finalmente il formato un po' più maneggevole: perché è certo un libro da consultare ripetutamente, anche per mettere alla prova le tesi, alla luce degli accadimenti che ogni settimana indicano i percorsi di tale trasformazione.

Una trasformazione che, avviata e assaggiata da una decina d'anni in alcuni settori come la musica e l'editoria, è diventata impetuosa con l'Internet delle cose: una sorta di piattaforma tecnologica generale che apre numerose possibilità di produzione a "costi marginali" sempre più vicini allo zero anche di molti altri prodotti e servizi e quindi in grado di mettere in discussione il fondamento stesso del capitalismo.

Economista o profeta
Sì insomma, il libro di Rifkin, rivisto a distanza di un anno, è ancora più ricco di stimoli provenienti dall'attualità, anche se non perde una certa aura visionaria che oltre che essere uno dei suoi principali pregi, in alcuni passaggi è anche uno dei principali difetti, richiamando toni e linguaggi profetici.

Comunque, è un libro da leggere e consultare, per chi si preoccupa del futuro dell'economia, del lavoro, della creatività. Per averne un'idea, tenete conto che in questo volume si parla, fra l'altro, di: Internet of things, stampanti 3d, produzione diffusa e democratizzata, istruzione a costo marginale zero, fine del lavoro, prosumer, fine del mercato, commons collaborativo, sharing economy, crowdfunding, abbondanza rispettosa del pianeta.

Sì insomma ci siamo capiti.
Consigliabile comunque nella lettura molta pazienza e una dose massiccia di scetticismo.

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