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Economia

Irpef e detrazioni: ecco come aumenta lo stipendio

Un aumento delle detrazioni per lavoro dipendente, allo scopo di far scendere l'irpef e far salire gli stipendi. È la soluzione che il governo e i tecnici del ministero dell'Economia stanno studiando, per tener fede alla promessa del premier Renzi di aumentare i salari netti di circa 80-85 euro al mese, per chi ne guadagna meno di 1.500.

IL GOVERNO RENZI E GLI AUMENTI IN BUSTA PAGA

La strada più facile per arrivare a questo risultato consiste appunto in un aumento delle detrazioni, cioè della somme che ogni anno i contribuenti possono sottrarre dall'importo dell'irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche ) dovuta all'erario. Di detrazioni sull'irpef, è bene ricordarlo, nel nostro sistema fiscale ne esistono diverse: ci sono per esempio quelle per i carichi di famiglia, cioè per i coniugi o i figli a carico, quelle per le spese sanitarie e ci sono anche, e soprattutto, quelle che dipendono dalla situazione professionale del contribuente.

L'AUMENTO DELLE DETRAZIONI NEL 2014

In pratica, una volta calcolata l'imposta lorda, i pensionati possono detrarre (cioè sottrarre) dall'importo dovuto una cifra fino a 1.783 euro, mentre i lavoratori autonomi beneficiano di uno sconto massimo di 1.100 euro circa. Un po' più fortunati sono invece i lavoratori dipendenti che, con le regole attuali stabilite dal governo Letta, hanno diritto a una detrazione massima di 1.880 euro, riconosciuta a chi guadagna poco più di 8mila euro lordi l'anno. All'aumentare del reddito, invece, lo sconto fiscale per i dipendenti si abbassa progressivamente, per annullarsi poi una volta raggiunta la soglia dei 55mila euro di retribuzione lorda annua.

Ora, per tagliare l'irpef soltanto ai lavoratori dipendenti, basta agire proprio sulle detrazioni a loro riconosciute, escludendo i pensionati e gli autonomi. L'ipotesi più accreditata è che l'attuale sconto fiscale massimo sia innalzato da 1.880 a 2.400 euro e che venga esteso dai redditi sotto gli 8mila euro circa a quelli che arrivano attorno ai 20mila euro. Una volta oltrepassata questa soglia, la detrazione comincerà a scendere progressivamente fino ad annullarsi, come oggi, sopra i 55mila euro. Quali sarebbero gli effetti di questa manovra? Meglio chiarirsi le idee con qualche esempio concreto.

Per chi guadagna tra 20mila e 25mila euro lordi all'anno (tra 1.250 e 1.500 netti al mese) la detrazione per lavoro dipendente aumenterebbe (rispetto a quella fissata oggi) di una cifra tra 1.020 e 1.060 euro annui, facendo scendere l'irpef dovuta (e crescere lo stipendio) di circa 80 euro al mese, considerando anche la tredicesima. E' in questa fascia di reddito, compresa appunto tra 20mila e 25mila euro annui, che si concentreranno i benefici maggiori.

RISCHIO BEFFA

Discorso diverso, invece, per i dipendenti che guadagnano meno di 20mila euro all'anno. Se le ipotesi in circolazione saranno confermate, questi lavoratori devono aspettarsi un taglio dell'irpef e un aumento di stipendio minori rispetto a quelli calcolati sopra (o addirittura, in certi casi, non ci sarà nessun aumento). Esempio: chi guadagna meno di 8mila euro lordi annui (poco più di 600 euro netti al mese), già oggi non paga nulla di irpef e dunque non vedrà la busta paga salire neppure di un centesimo per effetto dell'aumento delle detrazioni. Un po' più fortunato è in teoria un lavoratore con una retribuzione lorda di 16mila euro ogni 12 mesi, che corrispondono a poco più di mille euro netti. In questo caso, la manovra del governo farà crescere il reddito di quasi 880 euro all'anno che, sempre tenendo conto anche della tredicesima, corrispondono a un aumento medio superiore a 70 euro al mese.

Se però lo stesso contribuente ha un coniuge e due figli a carico, rischia paradossalmente di rimanere beffato. Oggi, infatti, con le detrazioni per i carichi di famiglia che già esistono, anche questo lavoratore non paga nulla di irpef e riceve uno stipendio netto ben più alto di un suo collega single (1.200 euro circa al mese, contro i mille dell'altro). Dunque, la retribuzione netta del contribuente con i familiari a carico, a differenza di quella del collega single, rimarrà ferma anche dopo la manovra di Renzi.

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