iPhone 5, Apple vola in borsa. Sarà un’altra bolla?

C’è sempre un certo comprensibile scetticismo di fronte a un boom in borsa di un’azienda dell’hi-tech. E non tanto, o almeno non solo, perché è rimasta scolpita nella memoria la prima storica bolla di internet degli Anni Duemila. Ma anche perché le ultime cadute nel baratro di Facebook, Groupon, Zynga e compagnia suggeriscono un minimo di prudenza quando la borsa si entusiasma per il lancio di un nuovo prodotto o di un servizio che appare, almeno sulla carta, rivoluzionario.

Quella che però è una regola per gli altri, come al solito diventa un’eccezione per la Apple, che ormai è una potenza finanziaria mondiale e sfugge a ogni tentativo di incasellarla in rigide categorie. La notizia è l’effetto traino del nuovo iPhone 5, che ha portato le azioni della mela a raggiungere quota 700 dollari, con una capitalizzazione di circa 650 miliardi di dollari. Di più, l’azienda avrebbe a disposizione una liquidità pari a 117 miliardi di dollari, che, escludendo pochissimi rocciosi rivali, le consentirebbe di comprare praticamente tutto e tutti nel campo dell’hi-tech. A cominciare dalla stessa Facebook.

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La domanda che si stanno ponendo gli analisti in queste ore è se l’effetto durerà, oppure se le azioni torneranno a livelli meno stellari. La risposta, parecchio condivisa, è che dovrebbero tenere proprio per le vendite che il melafonino riuscirà a totalizzare. Saranno numeri da record, senza precedenti, stando alle prime informazioni sulle ordinazioni. Insomma, parlare di una possibile bolla legata alla Apple, metterla sullo stesso piano di altre aziende che, pregi o difetti a parte, producono solo software e contenuti, è poco realistico. Apple, come peraltro la Microsoft, come la stessa Amazon, hanno nell’hardware e nelle vendite di quell'hardware che riescono a totalizzare, una cartina tornasole del loro tasso di affidabilità. Ben oltre le attese dei ricavi pubblicitari o delle sottoscrizioni.

Al di là del classico traino del lancio di un prodotto come l'iPhone 5, c’è peraltro un elemento in più che rende gli investitori fiduciosi sul florido futuro del titolo Apple: il probabile ingresso del melafonino nell'offerta di China Mobile che, come scrive il Wall Street Journal, darebbe alla mela un ulteriore bacino potenziale pari a 688 milioni di clienti. Un’enormità. Insomma, nel breve periodo ci sono tante ragioni per essere ottimisti. Nel medio, forse, qualcosa potrebbe cambiare, ma tutto dipenderà dalle strategie che Tim Cook e la sua squadra sapranno mettere in campo.    

«Le vendite di Apple dipendono in modo considerevole dal successo di un solo prodotto. È un prodotto buono ora, ma una strategia d’investimento in questa società deve guardare al 2013/2014 e questo mette un freno alla valutazione durante il 2013. Le azioni Apple avranno risultati positivi il prossimo anno, ma fate attenzione alla volatilità. In ogni caso, sono moderatamente rialzista e, ad oggi, non mi sognerei mai di essere short su Apple» conferma Peter Bo Kiær, analista di Saxo Bank.

Per chiudere, un po’ di curiosità. Siti e giornali, in queste ore, hanno ricordato che la capitalizzazione della Apple è superiore al Pil di un’intera nazione come la Svizzera. Ma questo è solo un esempio, per quanto significativo, dello strapotere e della potenza di fuoco raggiunta dall’azienda. Ecco una carrellata di altri paragoni significativi, pescati in rete. Apple vale di più dell’intero mercato azionario americano del 1977; più dell’ammontare di tutte le prescrizioni annuali di medicine negli Stati Uniti; più delle vendite di elettricità di tutti gli Usa; più dell’industria mondiale di caffè; più del consumo di birra in Irlanda nell'arco di 300 anni. E a Cupertino così come a Dublino le ragioni per brindare non mancano di certo.

Twitter: @marmorello

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