Ansa/Michele Naccari
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Immigrazione 2018: tutti i numeri

Il primo dato incontrovertibile leggendo studi, analisi e dossier circa l'immigrazione in Italia nel 2018 è che la percentuale dei migranti stranieri che sono arrivati nel nostro Paese è crollata.

Il crollo degli sbarchi

Secondo il report periodico diffuso dal Viminale il 13 novembre (Fonte: Dipartimento di sicurezza) dal 1 gennaio 2018 a oggi gli sbarchi sono diminuti dell'86,34% rispetto al 2016 e dell'80,35% rispetto al 2017.

Nello specifico i migranti arrivati in Italia nel 2016 sono stati 164.872, nel 2017 ne sono sbarcati 114.611 e nel 2018 (dato aggiornato alle 8.00 di mattina del 13 novembre) 22.518.

A chi va il merito? Alle politiche aggressive messe in atto dal Ministero dell'Interno con il decreto sicurezza, le discusse chiusure dei porti, la voce grossa con l'UE e le Ong, o a chi ha lavorato prima di lui?

Perché gli arrivi sono diminuiti

E' vero infatti che il decreto sicurezza voluto fortemente dal Ministro Salvini ha dato una sensibile stretta alle maglie larghe italiane in fatto di migrantie anche la voce grossa con l'Europa ha avuto l'effetto di accendere i riflettori sull'impari gestione del fenomeno migratorio alle diverse latitudini del vecchio Continente.

E' anche vero però che il crollo degli sbarchi è l'esito della messa in atto dei discussi accordi con la Libia sottoscritti dall'ex Ministro Marco Minniti che ha portato il Paese nordafricano a ridurre in maniera costistente il numero di barconi salpati con destinazione Italia (o Grecia).

La stampa internazionale a più riprese ha accusato l'Italia di aver pagato i trafficanti libici per bloccare le partenze. Il New York Times, ad esempio, nel settembre 2017 era uscito con un editoriale al vetriolo circa la cattiva gestione dei flussi migratori in Italia.

L'articolo s'intitolava Italy’s Dodgy Deal on Migrantsovvero Il losco accordo dell'Italia sui migranti e insinuava che il crollo degli arrivi fosse relazionato al pagamento di una sorta di tangente ai gruppi armati libici che si occupano della tratta degli esseri umani.

Scriveva il NYT: "E' difficile pensare che i fondi europei per limitare l’immigrazione non abbiano raggiunto questi gruppi". L'allora governo Renzi aveva smentito in toto la tesi del Times poi ripresa anche dal Washington Post sostenendo che gli accordi con la Libia fossero stati sottoscritti d'intesa con la Guardia Costiera internazionale e con le amministrazioni locali dei porti responsabili della stragrande maggioranza delle partenze.

Chi sono e da dove arrivano i migranti

In ogni caso, da allora, il calo strutturale degli arrivi è stato sensibile e costante. Quest'anno c'è stato un solo picco di sbarchi a maggio (3.963 arrivi vs. 22.993 arrivi nello stesso mese del 2017) e un minimo storico a settembre con sole 947 persone arrivate in Italia.

Anche il numero dei minori che viaggiano non accompagnatiè in drastico calo: se nel 2016 i ragazzini soli arrivati sullo nostre coste erano 25.846 e nel 2017 15.779, quest'anno ne sono giunti soltanto 3.410.

Per quanto riguarda la nazionalità degli stranieri giunti nei nostri porti la Tunisia si conferma come la nazione dalla quale si emigra di più (22%) seguita da Eritrea (14%), Sudan, Pakistan e Iraq (7%).

Calano gli sbarchi e di conseguenza cala il numero di domande di protezione internazionale con una diminuzione di quelle accolte e un aumento delle espulsioni di stranieri irregolari con presunti legami con il terrorismo.

Le richieste di asilo

Negli ultimi 12 mesi sono state presentate 82.782 richieste di asilo rispetto alle oltre 144.000 dell'anno precedente e in totale al momento le persone che hanno richiesto negli ultimi anni una qualunque forma di asilo in Italia sono 345.000 (dati Unhcr).

Rispetto al 2018 solo il 39 per cento delle domande è stato accolto, mentre la percentuale di quelle respinte è del 53,8% con un 7,2% che ha avuto altri esiti.

Dimezzata la protezione sussidiaria (dal 13,4 al 5 per cento); stabile il numero dei rifugiati (7,1 per cento rispetto al 7,6 precedente) e il numero di coloro che chiede la protezione per motivi umanitari (26,9 rispetto al 28).

I centri di accoglienza

Per quanto riguarda la gestione degli arrivi il decreto sicurezza firmato dal Ministro dell'Interno Salvini è destinato a cambiare mappa e conformazione stessa dell'accoglienzafavorendo la permanenza nei Centri di permanenza per i rimpatri affinché, scaduti i termini, gli irregolari non finiscano per disperdersi nel tessuto sociale in maniera abusiva.

Fino a oggi, infatti, nei cosiddetti Cpr si poteva essere trattenuti in attesa di rimpatrio fino a un massimo di 90 giorni. Oggi la cifra è raddoppiata e l'irregolare in attesa di rimpatrio può restare nei Cpr anche 180 giorni.

I centri di questo tipo attivi sono solo però solo 6 con 880 posti disponibili: Torino, Roma, Bari, Brindisi, Palazzo S. Gervasio (Potenza) e Caltanissetta. Ulteriori 4 Cpr sono in fase di attivazione e dovrebbero garantire altri 400 posti complessivi. Si tratta dell’ex carcere di Macomer (Nuoro), Modena, Gradisca d’Isonzo (Gorizia) e Milano. 

Il decreto sicurezza punta, poi, a ridurre il ruolo dei cosiddetti Sprar(sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che al momento contano 775 progetti d'inclusione socialeSolo i titolari di protezione internazionale e i minori non accompagnati avranno il diritto a seguire tali progetti di integrazione.

I richiedenti asilo, invece, potranno essere accolti solo nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) che sono 7.557 e nei Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo).

Negli ultimi 12 mesi, infine, sono stati rimpatriati 6.833 stranieri rispetto ai 6.378 dell'anno precedente, cui si aggiungono 1.201 rimpatri volontari assistiti. 

In tutto sono circa 600.000 gli stranieri che vivono irregolarmente sul territorio italiano; sono persone a cui è scaduto il permesso di soggiorno, o a cui è stata respinta la richiesta di asilo, e che continuano a vivere in Italia nonostante non ne abbiano titolo.

La percezione dell'immigrazione

Il dato che resta singolare in Italia è quello che concerne la percezione dello straniero nel tessuto sociale. Secondo un recente sondaggio condotto dall'Istituto Cattaneo, gli italiani sono i cittadini europei con la percezione più lontana dalla realtà riguardo al numero di stranieri che vivono nel Paese, stimati più del doppio di quelli effettivamente presenti.

Ad oggi, riporta l'Agi, sono 5 milioni e 333 mila gli stranieri regolarmente presenti in Italia, 26 mila in meno rispetto al 2016 e la loro incidenza è più o meno costante dal 2013 e nell'ordine dell'8% su scala nazionale mentre nel sentire comune l'incidenza è percepita a oltre il 25%.

Dei 2 milioni e 423 mila occupati stranieri nel 2017 (10,5% di tutti gli occupati in Italia) i due terzi svolgevano professioni poco qualificate o operaie.

Non è poi vero che gli stranieri fanno sempre più figli. Il dato delle nascite di bambini stranieri in Italia è più o meno stabile dal 2013 e si attesta intorno al 14,8% delle nascite totali. In calo, sono piuttosto i bimbi italiani con 1,27 figli a famiglia ben al di sotto dei 2,1 che garantiscono la crescita demografica di una nazione.

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